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In un mercato dominato dalle aste l'ex-Pastificio Cerere rimane un…

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In un mercato dominato dalle aste l'ex-Pastificio Cerere rimane un investimento. Parola di Alessandro Bagnai

Alessandro Bagnai
Alessandro Bagnai

Da quanto tempo rappresenta gli artisti della scuola del pastificio Cerere?
Ho iniziato alla fine degli anni 80 ad interessarmi agli artisti di San Lorenzo. La mia prima mostra è stata con Giuseppe Gallo, si intitolava “Gallo è Pazzo”. Nessuno conosceva la mia galleria aperta da poco tempo ed il “Pazzo” stava per Giuseppe che si prendeva il rischio. Poi si sono susseguite le mostre di Dessì, Nunzio, Pizzi Cannella e Tirelli. Si sono ripetute numerose mostre per circa 25 anni, soprattutto con Pizzi Cannella e Dessì, ai quali ho dedicato maggiore attenzione.
Quando ha smesso di lavorare con loro e perchè?
Dopo tanti anni direi che è abbastanza fisiologico che cambi il rapporto con un artista. Avendo perso quel focus che metteva gli artisti, e di conseguenza la galleria,
in una posizione di grande visibilità, ho dovuto affrontare il cambiamento anche rallentando gli impegni. Fare l'attività della galleria costa molto e senza successo economico tutto si interrompe velocemente. Mostre, libri e partecipazione alle fiere richiedono grossi investimenti che sono giustificati solo da una immediata risposta economica. Succede che l'artista non sia soddisfatto della galleria e viceversa. Queste difficoltà sono iniziate nei prima anni 2000 in coincidenza di grossi cambiamenti sul mercato, di nuovi artisti e nuove tendenze che hanno modificato il panorama, almeno quello del mercato. Le aste internazionali sono diventate lo strumento attraverso cui si misura la quotazione di un'opera e mentre prima era da evitare, per un artista, passare in asta, ora se il prezzo non è avvalorato dalla battuta d'asta, non esiste il mercato dell'artista.
Quindi posso dire che è da qualche anno, dalla fine del primo decennio dei 2000, che il mio lavoro con gli artisti della cosiddetta scuola di San Lorenzo si è diradato. Poi non è con tutti uguale e succede che con alcuni ci sia un ritorno di interesse e possibilità diverse di lavoro. Non è utile pronunciare dei nomi in questo momento. Certo posso dire che è con Pizzi Cannella, tra loro, che ho fatto il maggior numero di mostre in galleria e in diversi spazi pubblici, accompagnate da molti libri e cataloghi. Credo di aver esposto per primo, per vent'anni, quasi tutte le sue nuove serie di lavori, nella mia galleria.

Come si è evoluto il loro mercato negli anni? Può tracciarci la storia?
Quando ho iniziato il mio rapporto con loro erano già conosciuti al grande pubblico del collezionismo di allora, non solo in Italia. Ho partecipato da subito alle fiere più importanti di quel momento (Fiac, Art Brussels, Arco, Art Köln, Art Basel) oltre a quelle italiane, ed erano apprezzati e richiesti ovunque.
Non vi erano particolari differenze di mercato tra loro in quel momento. Posso dire che Bruno Ceccobelli (che non volle mai fare una mostra personale nella mia galleria), era senz'altro il più famoso e il più venduto e credo che il suo lavoro di allora sia stato importante a livello “internazionale” (non mi piace usare questo termine).
Quali sono i più forti all'interno del gruppo?
All'inizio sicuramente Ceccobelli (parlo dell'inizio degli anni 80), che era anche il più grande tra loro. Gli altri, con il passare del tempo, si sono distinti tra di loro e si sono caratterizzati individualmente sempre di più, senza notevoli differenze di mercato e di prezzi delle opere. Il loro mercato si è sviluppato e consolidato in maniera tale da non individuare un più forte effettivamente. Chi ha prodotto di più e chi di meno, chi ha cercato di controllare il mercato e chi meno anche attraverso la scelta delle gallerie, ma posso dire che non ci sia stato uno scatto considerevole di qualcuno rispetto agli altri.
Quali quelli ancora sottovalutati e perché?
Come succede a tutti, il loro tempo è passato, hanno avuto più di venti anni di successo, nonostante l'assenza dei musei. Sono stati riconosciuti dal mercato e forse non molto dal “sistema”, ma hanno avuto un buon collezionismo anche colto e tutti i più importanti storici dell'arte hanno scritto di loro.
Oggi, ormai da diversi anni, come tutti gli artisti degli anni 80, sono usciti dalla scena che ha portato alla ribalta altri artisti, più giovani alcuni e altri più vecchi, usciti da un lungo periodo di sottovalutazione. Succede sempre così, più o meno.
Il loro mercato solo italiano o anche internazionale? In quali paesi c'è interesse?
Come dicevo, nel loro momento, hanno avuto un mercato non solo italiano. Nell'Europa piccola di allora erano conosciuti e collezionati, da non molti musei ma da molti collezionisti interessanti. In America ci sono state numerose mostre in importanti gallerie.
Quali sono i prezzi per i vari artisti? Sono ancora contenuti, oppure sono cresciuti negli ultimi anni, o ci sono previsioni di crescita?
I prezzi sono apparentemente calati, quasi per tutti a causa di quello che abbiamo detto sopra. Per quanto riguarda le sculture di Nunzio, c'è invece una sensibile crescita dei prezzi, soprattutto da un anno a questa parte, e possiamo dire che è sicuramente l'artista tra loro che se la vede meglio in quanto a richieste con aumento considerevole di prezzo. Sicuramente, oltre alla qualità del lavoro, dipende anche dal fatto che le sue sculture (è l'unico del gruppo, gli altri sono prevalentemente pittori) si inseriscono bene nel panorama del momento.
Credo che siano stati un gruppo di artisti importanti e, con tutte le difficoltà dei tempi che cambiano, sono sicuro che siano un buon investimento. Siamo su un giornale di economia e quindi possiamo anche aggiungere: quando i prezzi vanno giù, spesso è il momento di comprare. In questo caso non si sbaglierebbe.
Di quanto sono calati approssimativamente i prezzi? Si può fare qualche esempio?
È calata l'attenzione, come abbiamo detto, ma non è scomparsa e, chi più chi meno, continuano ad avere un interesse da parte di quei collezionisti appassionati che sempre e comunque ci sono e che non seguono solo le nuove mode.
Non è facile parlare di prezzi dando dei numeri, si rischia di essere superficiali. Per esempio, giudicando dalle aste, alcune opere passano a prezzi molto più bassi rispetto ad una ipotetica media di 10 o 15 anni fa. Si deve dire, però, che non passano opere importanti nella maggior parte dei casi. Come abbiamo già detto, questo riguarda non solo la scuola di san Lorenzo, ma tanti degli artisti degli anni 80, anche americani o tedeschi per esempio. Nelle gallerie, invece, gli stessi autori sono rappresentati senza tener conto delle valutazioni delle varie case d'asta. Magari, però, non sono presenti nelle grandi fiere come lo erano prima, perchè le gallerie presentano quello che va al momento di solito. Così ci troviamo di fronte ad una situazione difficile da decifrare senza un approfondimento e fuorviante ad un primo sguardo superficiale. Ancora, si può dire che tutto questo va anche saputo leggere in un panorama dove numerosi giovani artisti sono presentati da grandi gallerie a prezzi elevatissimi come mai era successo prima e dove altri artisti “riscoperti” dopo anni di mancato riconoscimento hanno raggiunto cifre così esagerate da far rabbrividire.
Per fare un esempio positivo, si deve registrare in controtendenza, un aumento di interesse e di prezzo per le sculture di Nunzio. Per Giuseppe Gallo abbiamo assistito ad una aggiudicazione di circa 200 mila euro in un'asta recente per un quadro molto bello.
Pizzi Cannella, Dessì e Tirelli, pur non avendo grandi performance in asta, hanno tuttavia un loro mercato anche fuori dall'Italia, con mostre e nuovi collezionisti che avvalorano il loro lavoro. Per comprare un'opera significativa e di grande formato è necessario sempre investire 50-70 mila euro, per opere molto belle e tra le più richieste di alcuni di loro, occorre avvicinarsi anche ai 100 mila. Se ci si accontenta di acquistare quello che passa in case d'asta, per lo più piccole ed Italiane, si può prendere un piccolo lavoro anche al di sotto dei 10 mila. Ma anche qui va detto che questo vale per tutti, o meglio per tutti quelli che non hanno alle spalle in questo momento un organizzato lavoro di speculazione ben orchestrata.

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