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Gruppo di San Lorenzo, la consacrazione definitiva deve ancora arrivare

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Gruppo di San Lorenzo, la consacrazione definitiva deve ancora arrivare

Marco Tirelli, Senza titolo, 2008, tecnica mista su tela, cm 180x250
Marco Tirelli, Senza titolo, 2008, tecnica mista su tela, cm 180x250

A Roma, verso la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, sei artisti molto diversi tra loro, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli, individuarono nell' edificio di ex semoleria-pastificio ormai dismessa, La Cerere, fondata nel 1905, il luogo ideale per aprire i loro atelier e dare vita ad un sodalizio artistico che durò un decina d'anni. La Cerere era la più antica fabbrica del quartiere popolare romano di San Lorenzo, da cui il gruppo prese il nome. Fu Nunzio, l'unico scultore dei sei, a spostarsi per primo nei luminosi spazi dell'ex-pastificio, seguito successivamente dagli altri artisti, tutti nati negli anni Cinquanta, legati da una poetica comune.

Nunzio, Senza titolo, 1986, piombo e legno combusto, cm 225x80x60

Il critico Achille Bonito Oliva, noto per aver battezzato precedentemente il movimento artistico della Transavanguardia, nell'estate del 1984 rese celebre l'ex-pastificio con la mostra “Ateliers”, aprendo al pubblico le stanze dove abitavano e lavoravano i maestri di San Lorenzo. Ma i sei artisti non si sono mai sentiti parte di un vero e proprio gruppo, piuttosto di un sodalizio artistico. Ciascuno di loro è stato rappresentato nel corso del tempo da diverse gallerie italiane, europee e americane, forse troppe per consolidare a livello internazionale il proprio mercato, nonostante le istituzioni museali italiane e straniere come il Macro di Roma, il MoMa di New York e il Mart di Rovereto abbiano dedicato loro in passato esposizioni di gruppo, mostre personali, sottolineandone la singolare e originale ricerca artistica. Come racconta Gian Enzo Sperone, titolare della Sperone Westwater Gallery di New York, tra i primi mercanti d'arte contemporanea a rappresentare in America alcuni esponenti della Scuola di San Lorenzo:
“Ho iniziato ad occuparmi degli artisti della Scuola di San Lorenzo a partire dalla metà degli anni Ottanta sino agli anni Novanta, seguendo Giuseppe Gallo, Gianni Dessì e Bruno Ceccobelli attraverso la mia galleria di New York. Il gruppo si era formato in un momento particolare del mercato dell'arte contemporanea, ossia mentre stava declinando il movimento della Transavanguardia che aveva avuto particolare fortuna in America; i galleristi in quel momento erano alla ricerca di nuovi artisti che potessero in un certo modo prenderne il posto. Ma ai tempi il limite dei maestri della Scuola di San Lorenzo era quello di non conoscere l'inglese, a differenza di Mimmo Paladino, esponente di spicco della Transavanguardia, che oltre a conoscere la lingua, lavorava e aveva casa a New York. La prima personale di Giuseppe Gallo che tenni in galleria a New York, ad esempio, ebbe un enorme successo. I prezzi erano molto bassi allora e vendetti decine e decine di oli su carta e su tela a prestigiose collezioni americane. In Europa questi artisti avevano una buona copertura internazionale, con una presenza importante in Svizzera; mentre a Parigi erano rappresentati dalla Galerie Di Meo. Negli anni Novanta ho smesso di seguire il loro mercato perché rimasi deluso: gli artisti volevano “correre” singolarmente e in alcuni casi iniziarono a trattare con altri dealers, non capendo le tecniche alla base della gestione della promozione da me seguite, che miravano a valorizzare il Gruppo non il singolo esponente. Erano le tecniche di marketing applicate all'arte ideate dal mio maestro Leo Castelli, il gallerista a cui si deve il successo della Pop Art. Forse, uno dei motivi per cui oggi non hanno ancora ottenuto un solido riconoscimento sul mercato internazionale, è proprio quello di non essere rimasti uniti.”

Nunzio, Martirio, 1988, piombo su legno, cm 100x200x4

Intervista a Giuseppe Lufrano, direttore Otto Galley (Bologna)
“Seguo il gruppo di San Lorenzo dal 1992, anno in cui aprì la mia galleria. Si tratta di artisti che avevano studiato assieme, fortemente legati alla tradizione artistica romana che va dalla Scuola di Via Cavour di Mario Mafai e Antonietta Raphael agli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, Tano Festa e amici.
Il Gruppo si è inserito sulla scia della Transavanguardia. Negli anni '90 le loro opere si vendevano molto bene non solo in Italia ma anche in Europa, attraverso gallerie svizzere e parigine. Annina Nosei fu una delle prime galleriste a creare un ponte con l'America, esponendo per un certo periodo lavori di Nunzio e Pizzi Cannella nella sua galleria di New York. Sono artisti che pur essendo collezionati anche all'estero, hanno al momento un mercato tendenzialmente italiano, perché non si è ancora fatta avanti una galleria internazionale di rilievo a promuoverli, come è accaduto con Fausto Melotti e recentemente con Piero Manzoni. La domanda verso le loro opere c'è ed è vivace. In occasione della precedente edizione di Miart, su richiesta della direzione della fiera, ho presentato nello stand una selezione di lavori storici di questi maestri, creati tra il 1985 e il 1995. Abbiamo venduto diverse opere di Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli e Giuseppe Gallo. Il linguaggio pittorico di Pizzi Cannella è accessibile a tutti, a differenza delle opere di Tirelli, Nunzio e Gallo, artisti più sofisticati. I valori di Pizzi Cannella possono andare dai 10/15 mila euro ai 150 mila per le tele di grandi dimensioni. Attualmente al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, sono esposti 28 lavori realizzati appositamente da Pizzi Cannella per il Salone della Musica del Palazzo d'Inverno, ispirati ai lampadari d'oro e cristallo che adornano sontuosamente le sale. Inoltre, quest'anno, abbiamo dedicato a Marco Tirelli una personale in galleria, in contemporanea con Arte Fiera a Bologna, dal titolo Sculptures and Drawings: un dialogo tra disegni, pitture e sculture create per l'occasione. Tirelli è un artista molto raffinato a cui il Macro nel 2012 ha dedicato la prima grande monografica a Roma, e nel 1990 partecipò con una sala personale alla XLIV Biennale di Venezia”.
(Nel 2015 un disegno di Tirelli è stato aggiudicato per 11 mila euro rispetto ala valutazione di partenza di 1.500-2.000 euro).

Marco Tirelli, Senza titolo, 2009, tecnica mista su tela, cm 130x150

Intervista a Bernardo Bartoli, Galleria de Foscherari (Bologna)
“Tra il 2014 e il 2015 abbiamo presentato un personale di Nunzio Di Stefano (1954) con un nutrito gruppo di opere scultoree di recente realizzazione. Nunzio è un artista poco presente sul mercato, caratterizzato da un controllo meticoloso e rigoroso sul suo lavoro. Poche sculture escono dal suo studio ogni anno, una scelta che si sta revelando vincente. Le sue opere scultoree in legno combusto dalle forme minimali, legate alla ricerca sulla natura dei materiali, sono molto richieste da parte dei collezionisti italiani e stranieri; così come sono in crescita le quotazioni che possono variare in galleria dai 20 mila, sino ai 50-60 mila euro, talvolta anche più, dipende dall'importanza dei lavori”.

Intervista a Marta Giani, Deputy Director del dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea di Sotheby's Italia.
“Seguiamo da anni, dalla fine degli anni ottanta, gli artisti del gruppo di San Lorenzo. Nei cataloghi delle nostre Italian sale di Londra però non compiano ancora, per ragioni di mercato: pur avendo, ciascuno di loro, un ottimo curriculum alla spalle con esposizioni in musei e gallerie straniere, questi artisti sono ancora legati ad un collezionismo privato mediato dalle gallerie. Il salto nel mercato delle aste internazionali è di fatto l'ultimo passaggio che segue il rapporto tra gallerie e collezionisti privati, e le Italian sale rappresentano la consacrazione di processo. Qualche passaggio sporadico nei nostri incanti su Milano è avvenuto, con stime contenute. Infatti, giungono richieste da parte dei nostri clienti per opere di Nunzio, Gallo e Tirelli, ad esempio, ma sostanzialmente il mercato delle aste internazionali per gli artisti di San Lorenzo si deve ancora creare.

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