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Il British Museum si rifà il look e annuncia il piano di ristrutturazione…

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Il British Museum si rifà il look e annuncia il piano di ristrutturazione delle sale

Hartwig Fischer, direttore dal 2016 del British Museum subentrato a Neil MacGregor, ha svelato il programma di rinnovamento del museo che prevede nell'arco di 10 anni una nuova disposizione e collocazione della raccolta che conta oltre 8 milioni di oggetti e artefatti, creando un maggiore confronto e una maggiore connessione tra le varie culture del mondo e le diverse epoche. “Vogliamo che una passeggiata intorno alla nostra collezione permanente sia un viaggio di scoperta e apprendimento per tutti” ha affermato Fischer. Storico dell'arte nato ad Amburgo nel 1962, dopo essere stato ai vertici della Dresden State Art Collection e aver mosso i primi passi lavorando al Kunstmuseum di Basilea, Hartwig Fischer è il primo non-British director del museo londinese dal 1866, dopo l'italiano Antonio Panizzi.
Il British Museum da oltre 250 anni non ha mai cessato di ampliare le proprie raccolte con l'acquisizione di nuovi oggetti e manufatti, ed è tra le più generose istituzioni museali prestatrici al mondo con oltre 2.200 oggetti concessi a 113 musei e gallerie internazionali. Solo tra il 2015 e il 2016 ha dato in prestito più di 3.000 oggetti a 170 musei e istituzioni londinesi. E grazie ai propri favolosi capolavori d'ogni epoca è tra le principali attrazioni della City, pur avendo registrato un sensibile flessione nel numero dei visitatori tra il 2016 e il 2017, da 6,9 milioni a 6,2. Le raccolte comprendono gli straordinari fregi del Partenone fatti staccare da Lord Elgin nel XIX secolo da ciò che restava dell'edificio dell'Acropoli, trasportandoli via mare da Atene a Londra per «arricchire le arti britanniche», che basterebbero da soli a giustificare una visita; oltre ad altri incredibili oggetti d'arte: come la statua di basalto proveniente dall'Isola di Pasqua; i tori alati di Sargon II, monumentali sculture anticamente poste alle porte della città del re assiro Sargon II; oppure l'elmo rivenuto nel sepolcro di Sutton Hoo risalente all'inizio del VII secolo d.C. o il serpente azteco a due teste del XV -XVI secolo composto da un mosaico di duemila tessere di pietra turchese.

Il rinnovamento. Ora l'edificio e le sale del più grande museo della storia del mondo con opere rare e preziose che attraversano oltre 2 milioni di anni, fondato nel 1753 da Sir Hans Sloane, devono essere restaurate e ristrutturate per permettere una migliore e funzionale disposizione dei pezzi. La maggior parte di essi si trovano imballati nei depositi in attesa di essere esposti. Attualmente infatti sono visibili 50.000 - 55.000 oggetti degli oltre 8 milioni. Ma non sembra che il British Museum voglia seguire l'esempio delRijksmuseum di Amsterdam che per fare le cose in grande spese 375 milioni di euro, preventivando inizialmente cinque anni di chiusura per i lavori, rimanendo invece inaccessibile al pubblico per 10 anni, riaprendo i battenti nel 2013. Il museo londinese intende procedere al rinnovo mantenendo aperte le sue porte. Non sono trapelate notizie riguardo ai costi che l'istituzione britannica dovrà sostenere.
Da gennaio 2017 al 31 marzo il BM ha ricevuto attraverso donazioni e lasciti 22 milioni di sterline; ulteriori 20,4 milioni sono entrati attraverso trading activities. Altri 20,7 milioni messi a bilancio provengono da attività di beneficenza. Le spese sostenute sino al 31 marzo ammontano complessivamente a 99,8 milioni di sterline.
Le grant-in-Aid.
Sono stati inoltre messi a bilancio tra il 2016 e il 2017 39,7 milioni di sterline di entrate e 13,9 di sussidi (capital grant in aid) da parte del Department for Digital, Culture Media & Sport (DCMS).

Nuove culture e letture. Il piano annunciato da Fischer all'ordine del giorno prevede per il 2017 e il 2018 la creazione di nuove sale dedicate all'arte cinese e sud asiatica (che apriranno il prossimo novembre) e la ristrutturazione di quelle destinate all'arte islamica, indiana e giapponese. Per l'autunno del 2018 verrà inaugurata la Albukhary Foundation Galleries of the Islamic World. Saranno ripensate le gallerie della sezione egizia che espongono la celebre Stele di Rosetta, entrata nelle raccolte del museo nel 1803 dopo essere stata contesa da Francia e Inghilterra a seguito del ritrovamento avvenuto durante la campagna d'Egitto di Napoleone, nel 1799. Il fine degli interventi di ristrutturazione è anche quello di ovviare, attraverso il riposizionamento delle opere di maggiore fascino, il congestionamento delle sale più popolari durante le peak times, segnalando e facendo utilizzare dal pubblico parti meno affollate delle gallerie. Il British, come tutte le istituzione museali, è consapevole del fatto che i visitatori tendono a collocarsi davanti agli oggetti artistici apicali della raccolta, tralasciando capolavori o manufatti altrettanto straordinari ma poco conosciuti. L'istituzione sta infatti esaminando i gusti e le scelte dei visitatori per sviluppare una tecnologia che possa abbinare gli oggetti che le persone desiderano contemplare ad altri analoghi di cui ignorano l'esistenza. Inoltre il programma prevede la reintegrazione della Round Reading Room che dal 2007 al 2014 è stata utilizzata per le temporary exhibitions come la sensazionale e fortunata mostra “Life and Death in Pompeii and Herculaneum”. L' ex-sala di lettura, dopo la rimozione dei libri della British Library avvenuta nel 1997, nel 2000 è stata inglobata in un vera e propria piazza al coperto all'interno del museo, la Queen Elizabeth Great court, protetta da una cupola a vetro progettata dall'architetto Norman Foster. Questo grande cortile quadrato nel progetto esposto da Fischer andrà ad ospitare oggetti della collezione permanente.

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