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Laveronica compie 10 anni e ospita l'arte della rivoluzione di Emory Douglas

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Laveronica compie 10 anni e ospita l'arte della rivoluzione di Emory Douglas

Emory Douglas, Freedom Is A Constant Struggle, installation view galleria Laveronica 2017, ph. Antonella Pulvirenti
Emory Douglas, Freedom Is A Constant Struggle, installation view galleria Laveronica 2017, ph. Antonella Pulvirenti

“Non mi occupo di politica è come dire non mi occupo della vita”. La citazione dello scrittore francese Jules Renard domina la pagina di apertura del sito web de Laveronica, galleria di Modica, in Sicilia, che il 19 agosto festeggia i dieci anni di attività con una mostra di Emory Douglas, artista e attivista cui si deve l'iconico immaginario del movimento americano delle Pantere Nere. “Lo abbiamo conosciuto a Utrecht all'inizio del 2016 in occasione dell'evento organizzato dal New World Summit di Jonas Staal, artista con cui lavoriamo” spiega Corrado Gugliotta, che dal 2014 – e in modo sostanziale dal 2016 – è affiancato nella direzione da Sveva D'Antonio.
La galleria ha esordito nel panorama dell'arte nell'aprile 2007 con una doppia mostra in uno spazio di 15 mq e un'appena ventenne Adelita Husni-Bey, che oggi rappresenta l'Italia della Biennale di Venezia accanto a Giorgio Andreotta Calò e Roberto Cuoghi. “Non pensavo sarebbe diventata una vera professione, ma doveva essere Modica, perché qui erano la mia vita e i miei cari” continua Gugliotta, ricordando le fasi di crescita della galleria, dall'incontro con il curatore Marco Scotini al progetto con l'artista Adrian Paci nel 2010, dall'ingresso ad Artissima nel 2011 – con la vittoria del Premio Guido Carbone per la sezione New Entries - all'arrivo della socia.

“Condividiamo la visione di Emory Douglas di un'arte inscindibilmente legata a vita e politica” racconta D'Antonio, e aggiunge: “per lui, poi, è un vero veicolo di cambiamento, e le immagini devono essere dirette, prendere allo stomaco ed educare la comunità a lottare per i propri diritti”. La mostra, dal titolo Freedom is a constant struggle, è un tributo che ripercorre la simbologia delle Pantere Nere attraverso il ruolo fondamentale di Emory Douglas, che tanti artisti e movimenti rivoluzionari ha ispirato nel mondo. In galleria ci sono le riviste storiche – di cui l'artista disegnava le uniche due pagine a colori, copertina e retro – e i murales con il maiale poliziotto, la pantera in agguato e Malcom X, in un percorso scandito dai dieci punti del manifesto, pubblicato per la prima volta cinquant'anni fa e illustrato da Douglas nel 1970 per la rivista, oggi nella collezione - tra gli altri - del Victoria & Albert Museum di Londra.
Accanto alla mostra in galleria, realizzata in collaborazione con uomini, donne e bambini modicani perché “queste immagini appartengono alle comunità di persone che ne condividono insieme i principi e l'esperienza”, la galleria e l'artista – volato appositamente in Sicilia da San Francisco - hanno organizzato una colazione al Convento del Rosario di Modica, che ospita adolescenti in difficoltà, sulla falsa riga dei free food program delle Pantere Nere. “Non si tratta di performance, ma di processi mirati ad attivare la coscienza collettiva nella logica dell'empowerment, parola chiave per l'artista” chiariscono i galleristi.
È certamente la prima volta che si presenta in Italia un progetto tanto politico quanto artistico, assai diverso dalle vicende di artisti e attivisti come Piero Gilardi o Nanni Balestrini, in cui la militanza politica interviene nell'opera ma non al punto da modificare il sistema di riferimento, che resta quello dell'arte. “Per Emory Douglas non esiste l'originale: una volta scansionato il disegno iniziale perde valore, perché è la propaganda che conta, non il manufatto” riprende Gugliotta, e spiega che “per questa occasione la galleria ha stampato 24 dei suoi poster più iconici, firmati e in edizione aperta a 300 euro inclusa cornice, ma altri sono disponibili”.
La differenza con i requisiti classici del mercato dell'arte è evidente: “i collezionisti incalzano per possedere un elemento di autenticità, e anche un artista come Jonas Staal, che opera con strutture borderline come il Summit, dove da voce a gruppi politici esclusi dagli ingranaggi democratici e spesso assimilati al terrorismo, si muove sempre nella cornice del sistema dell'arte”. Come definireste, dunque, due artisti e attivisti come Jonas Staal e Emory Douglas? “Il primo è radicale, il secondo è l'avanguardia”. Un'avanguardia che dura da cinquant'anni, e precisamente da quando nel 1967 Douglas assunse il ruolo di ministro della cultura delle Pantere Nere e individuò nell'arte uno strumento potente per divulgare un messaggio rivoluzionario di libertà e giustizia.

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