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La cultura che non vive, 1964-65.

La cultura che non vive, 1964-65.

Ketty (Gaetana) La Rocca  La Spezia, 1938-Firenze, 1976

La cultura che non vive, 1964-65
La cultura che non vive, 1964-65

Tecnica: Collage su carta, 44,5 x 29,5 cm.
Stima: 45.000 € (Iva esclusa)
Courtesy opera: Kadel Willborn, Düsseldorf, e Archivio Ketty La Rocca, Firenze.
Archivio: Archivio Ketty La Rocca (The Estate Ketty La Rocca), gestito dal figlio dell'artista, Michelangelo Vasta.
Catalogo ragionato:  In lavorazione.
In galleria: È rappresentata da Wilkinson Gallery di Londra e dal 2013 da Kadel Willborn di Düsseldorf.

Quotazione: L'aggiudicazione più recente è 18.941 $ per l'opera Senza titolo, 1974, inchiostro su fotografia, 59 x 49 cm, da Martini Studio D'Arte di Brescia, il 21 giugno 2017 (stima 22.284-27.855 $). Rara sul mercato, il price range da Kadel Willborn è 20.000-100.000 €. In asta i passaggi sono stati 16 e le aggiudicazioni 15 (pari al 93%).
Top-price: Corrisponde all'aggiudicazione più recente.

Commento:
Nasce a La Spezia nel 1938. Si trasferisce a Firenze nel 1956, dove frequenta l’ambiente della Poesia Visiva del Gruppo 70. Inizia il suo percorso artistico analizzando lo stereotipo femminile offerto dai media con un'interpretazione ironica e tagliente. I primi lavori, tra il 1964 e il 1965, sono collage nei quali utilizza parole e immagini dei quotidiani, attribuendo loro un nuovo significato, di questa fase una serie di opere tese a smascherare la mercificazione dell'immagine della donna, Top secret: unificazione rapida (1965). Alla parola viene sottratto il valore semantico e razionale come nella serie delle lettere giganti, monogrammi tridimensionali in cloruro di polivinile nero, tra i quali ricorrono la "J" di "je" e la "I" di "io", a sottolineare il desiderio di auto-affermazione dell’artista. In seguito le mani divennero l'oggetto costante di azioni teatrali, fotografie e video, ovvero il corpo femminile come strumento linguistico. (S.A.B.)