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La nuova arte birmana tra povertà e impegno, parola di A Yan Naing Zwe

Mercato dell'arte

La nuova arte birmana tra povertà e impegno, parola di A Yan Naing Zwe

A Yan Naing Zwe
A Yan Naing Zwe


Al primo posto di una delle più importanti competizioni d'Oriente, l'International Artist Grand Prize Competition organizzata per la fiera internazionale di arte contemporanea Art Taipei in programma dal prossimo 20 al 23 ottobre spicca il nome di un artista birmano: Yan Naing Zwe. Nato nel 1984 e cresciuto in un villaggio a 50 miglia dalle spiagge di Ngapali, ha occupato la sua infanzia disegnando le ombre delle persone che si riflettevano sulla spiaggia con uno stick. Quest'attività creativa si è subito tramutata in una passione. All'eta di 21 anni lascia la sua città natale per spostarsi verso Yangon dove studia alla Scuola di Arte. Nel 2010 decide di iniziare un'arte più impegnata e nasce la prima vera serie della sua vita artistica: “Myanmar Lady” dedicata alla leader del Myanmar: Daw Aung San Suu Kyi; fautrice dell'indipendenza di questo paese e premio Nobel per la Pace nel 1991.
La tecnica usata per il lavoro che ha vinto il premio Internazionale “Art Revolution Taipei 2017”, consegnato lo scorso 4-14 aprile, “The Lady”, è unica nel suo genere, in cosa consiste?
Il lavoro che ha vinto il premio internazionale alla fiera d'arte a Taipei è realizzato con il collage di francobolli. Il collage è la seconda tecnica che ho adottato nella mia vita. Per la mia prima serie di quadri: “The Myanmar Lady” ho invece impiegato la tecnica ad olio su tela.
Come nasce la serie “The Myanmar Lady”?
“The Lady” è la mia prima serie artistica. Quando ho conseguito la laurea presso la Scuola d'Arte di Yangon, mi sono posto dei quesiti: “L'arte prodotta dagli artisti birmani, può essere puramente uno stile artistico birmano?”. Poi ho scoperto la pittura in Parabaik. In accordo con i dati delle ricerche fatte, molti artisti ritraggono giovani ragazze in “Parabaik” nell'era di Kong Baung. A quell'epoca gli artisti praticavano la tecnica “Parabaik”, che utilizzava una particolare tipologia di foglia, al posto della carta, che ancora non era molto diffusa. Gli artisti ne fecero un vero e proprio stile artistico, di carattere antico e tradizionale, tanto che, col passare del tempo non venne abbandonata, bensì utilizzata al posto della tela. Quando ho ideato e creato “The Myanmar Lady”, ho fatto riferimento a questo stile, in termini di tecnica, per esaltare l'identità culturale dell'arte birmana ed allo stesso tempo per rafforzarla ho voluto dare spazio alla mia creatività. Ho scoperto l'icona politica Aung San Suu Kyi e ho mescolato la pittura Parabaik con la potenza dell'icona della leader. Ho creato la serie “The Myanmar Art” in cui lei può assomigliare ad una figura pura, e quasi, ad una santa. Ad esempio ho usato il color oro per dipingere la pelle, ingrandito gli occhi, ho inserito un'aurea bianca intorno alla fronte ed utilizzato molti dei caratteri tipici che si riferiscono alla nostra religione. La serie “The Myanmar Lady” simboleggia l'unione tra la tradizione della nostra cultura e l'innovazione dell'arte contemporanea. Aung San Suu Kyi è l'immagine del nostro nuovo paese e costituisce l'emblema dell'identità birmana per le persone che l'ammirano.

C'è qualche influenza di tipo politico e culturale nelle sue opere?
In questo paese la maggior parte degli artisti sono direttamente o indirettamente influenzati dalle questioni politiche. Ovviamente per quanto riguarda me, ed i miei lavori, riprendo gli elementi più importanti che investono la sfera politica e parallelamente anche quella sociale. Il concetto che c'è dietro ai miei lavori si basa su tre principi fondamentali che riflettono la mia personalità nella pittura. Il primo è non dimenticare il passato, il secondo è essere consapevoli dell'esistenza in cui viviamo, infine, il terzo costruire un futuro migliore.
L'arte contemporanea birmana si va sviluppando con diverse gallerie e collaborazioni con soggetti nazionali ed internazionali. Potrebbe spiegare chi supporta il lavoro degli artisti birmani?
Ci sono varie gallerie a Yangon, ma molte di queste hanno uno spirito solo commerciale, senza avviare un lavoro di promozione e valorizzazione degli artisti. Esistono pochi progetti nazionali ed internazionali per promuovere l'arte birmana. Quelli che abbiamo si concentrano solo su un gruppo ristretto di persone ed enti. Il flusso d'informazione, riguardante il sistema dell'arte e del mercato, è ancora debole. Per questo gli artisti hanno bisogno di un concreto sostegno per promuoversi. Io sono stato supportato dalla Pansodan Gallery http://www.pansodan.com/ sin dalla laurea. Lavorando come artista a tempo pieno, con il supporto di alcune gallerie, ho potuto affrontare molte competizioni e portare avanti un obiettivo primario: accrescere la mia dote artistica.
Le gallerie come influenzino il mercato dell'arte nella realtà locale?
Nel paese, non solo gli artisti ma anche le persone lottano per i bisogni basilari, primari, ragion per cui alcuni artisti svendono le loro opere alle gallerie per pura sopravvivenza. Alcune gallerie sono gli unici spazi a cui ci si può riferire. In termini di prezzo ogni galleria opera autonomamente. Alcune raddoppiano il prezzo, per esempio se l'artista vende alla galleria i propri lavori a 1.000 dollari, la galleria li rivenderà a 2.000 dollari, dando all'artista il prezzo netto di 1.000 dollari. Altre, invece, percepiscono il 20% o il 30% sulla vendita dell'opera. Non ci sono regole ben precise. La Pansodan Gallery con la quale collaboro all'inizio comprò i miei lavori ad un prezzo molto basso, poi piano piano i collezionisti mi hanno notato, conosciuto ed hanno comperato le mie opere. Da quel momento è cresciuta la quotazione dei miei lavori. Oggi il prezzo locale di una mia opera parte da 1.500/ 2.000 dollari. Quindi possiamo dire che a livello internazionale i miei lavori attualmente oscillano tra i 3.000 ed i 4.000 dollari.
Chi sono i maggiori collezionisti?
Nonostante la collaborazione con la Pansodan Gallery abbiamo contatti diretti con i vari compratori. Penso che i collezionisti (stranieri e non) siano mossi da due principali obiettivi: commerciali e/o passione personale. Ci sono diversi collezionisti stranieri, ma pochi amatori locali, ad eccezione di un collezionista d'arte, un professore che lavora ad Hong Kong, che di recente ha avviato un progetto sull'arte contemporanea birmana.
Gli artisti per vendere le opere utilizzano gallerie o aste online in Myanmar?
Qui le aste e le gallerie online non sono molto comuni. Molti degli artisti, me compreso, hanno profili sui social media per farsi conoscere. Questi mezzi hanno avuto enormi effetti anche sul marketing in Myanmar: ad esempio io ho venduto solo inizialmente alcuni lavori, al di fuori della nazione, attraverso la Pansodan Gallery. Adesso le cose sono cambiate, grazie all'apertura del nostro paese alcuni compratori possono contattarci direttamente attraverso i social media e le opere possono essere comodamente pagate con bonifici bancari e spedite tramite Dhl. Una rivoluzionaria novità per il nostro mercato artistico.
Quali sono le competizioni o le fiere d'arte alle quali ha partecipato durante la sua carriera?
Art Revolution di Taipei
http://www.arts.org.tw/ è una delle più grandi fiere alle quali ho partecipato grazie all'aiuto della mia art-promoter. Per la partecipazione ai vari eventi culturali artistici, ci sono delle call aperte e ricevo inviti per esibire in altri paesi, ma non è facile attingere alle varie informazioni relative ai concorsi internazionali ed istituzionali, perché non vengono divulgate efficientemente o sono difficilmente accessibili per la nostra comunità d'arte e di artisti.

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