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Scandalo Knoedler, si chiude la decima causa legale contro Anne Freedman

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Scandalo Knoedler, si chiude la decima causa legale contro Anne Freedman

Si è chiusa a Manhattan la decima causa legale per frode intentata nei confronti di Ann Freedman, direttrice della Knoedler & Co., storica galleria di NewYork. L'ultima causa tra le dieci cause intentate contro Ann Freedman e la holding della galleria (la 8-31 Holding Inc.) è stata portata avanti dalla collezionista californiana Frances Hamilton White che insieme a suo marito acquistarono nel 2000 quello che supponevano essere un dipinto autografo di Jackson Pollock, un dripping pagato 3,1 milioni di dollari. Dal 2011 altri nove casi di frode sono stati portati in tribunale da parte di collezionisti truffati dalla titolare della galleria newyorkese.
Sotto la direzione di Ann Freedman, la galleria tra il 1994 e il 2011, ha venduto opere contraffatte a colpi di milioni di dollari per un giro d'affari stimato complessivamente 70 milioni. Il contenuto delle carte depositate alla corte federale di Manhattan il 22 agosto scorso, relative alla causa intentata dalla collezionista americana Frances Hamilton White, non sono state rese pubbliche.

Stando a quanto riportato dal legale della gallerista tutti i casi sino ad oggi sono stati risolti amichevolmente, aggiungendo che (la dichiarazione ha dell'incredibile): “La sua cliente è contenta perché potrà concentrarsi sulla sua nuova galleria”. Infatti, poco dopo che la Knoedler cessò l'attività nel 2011, Anne Freedman si è data subito da fare per aprire un nuova galleria d'arte, la Freedman Art, sempre a Manhattan, nell'Upper East Side.
Rimangono ancora aperte tre cause legali, una attiva contro l'avvocato svizzero Urs Kraft che avrebbe intermediato e facilitato la vendita nel 2008 di un dipinto attribuito a Mark Rothko pagato 7,2 milioni dollari da Frank Joseph Fertitta III, proprietario della Stations Casinos di Las Vegas e della Ultimate Fighting Championship.
Fertitta rivendette inconsapevolmente il quadro contraffatto ad un altro collezionista nel 2011 per 8,5 milioni dollari, ma successivamente, quando divennero pubbliche le vicende della Knoedler, dovette rimborsare l'acquirente.
Così, la più antica e rinomata galleria d'arte americana, dopo 165 anni di storia, ha terminato ingloriosamente la propria attività. L'importanza di Knoedler - dal 1846 punto di riferimento a New York per curatori di musei di tutto il mondo e collezionisti - è stata tale che il Getty Research Institute di Los Angeles, stando ad un'articolo apparso nel 2012 sul The New York Times, prima della chiusura ne ha acquistato il preziosissimo archivio con i registri di vendita, le corrispondenze con artisti e collezionisti che vanno dal 1850 al 1971. Un archivio che in sostanza restituisce, attraverso il suo contenuto, la storia del collezionismo e del mercato dell'arte negli Stati Uniti e in Europa a partire dalla metà del XIX secolo. Il Getty Research Institute di Los Angelles possiede già l'archivio di altri leggendari marchands d'art: quelli della galleria Goupil & Cie e della galleria Duveen Brothers.

La storia. Lo scandalo della galleria Knoedler esplose nel 2007 quando l'hedge fund manager Pierre Lagrange acquistò da Ann Freedman una tela di Jackson Pollock, “Untitled 1950”, per 17 milioni di dollari. Quando Lagrange decise di rivendere il dipinto si rivolse alle case d'asta Christie's eSotheby's. La perplessità degli esperti e il fatto che la tela non risultasse ancora pubblicata nel catalogo ragionato delle opere dell'artista (la Knoedler al momento della vendita garantì l'imminente pubblicazione del dipinto), portò Lagrange a richiedere il rimborso di quanto versato alla galleria. Il collezionista fece inoltre effettuare delle indagini chimiche sui pigmenti che risultarono messi in commercio dopo la morte dell'artista avvenuta nel 1956. Lo scambio di battute tra il collezionista e la gallerista rimane memorabile. Lagrange riportò che quando incontrò la Freedman per farsi restituire il denaro sborsato per il quadro, lei gli disse che il dipinto era perfetto; allora lui le rispose: “È così perfetto che non posso rivenderlo “. La gallerista si offerse di trovare un nuovo compratore per il quadro. A questo punto Lagrange mangiò la foglia e decise di citare in tribunale la galleria la quale il 28 novembre 2011 annunciò la cessazione dell'attività.
Era solo il primo di una serie di casi di frode commerciale nei confronti di facoltosi collezionisti coinvolti in acquisti di opere false, prive di alcuna provenienza alle spalle.

La scienza in aiuto. A smascherare i “falsi Knoedler” attraverso le analisi chimiche sui pigmenti è stata la società di analisi scientificheOrion Analitycal, chiamata a svolgere le perizie.

L'anno scorso la Orion Analitycal è stata acquistata da Sotheby's a seguito delle vicende legate ad un altro impressionante giro milionario di opere false entrate in commercio. Questa volta si trattava di una partita di dipinti antichi contraffatti attribuiti alla mano di Frans Hals e Parmigianino e altri maestri, finiti attraverso case d'aste e importanti gallerie d'arte nelle raccolte private di diversi collezionisti.


Secondo Ann Freedman, i dipinti attribuiti a maestri dell'Espressionismo Astratto, tra cui Willem de Kooning, Robert Motherwell, Mark Rothko, Clyfford Still e Barnett Newman, provenivano da Glafira Rosales, gallerista di Long Island, sconosciuta nel mondo dell'arte che ha dichiarato in tribuale che tutti i dipinti sono stati creati da un artista cinese immigrato negli Stati Uniti, Pei-Shen Quinn, nel frattempo fuggito a Shanghai. La partita era composta da una quarantina di tele contraffatte che lungo 14 anni, a partire dal 1994, la Knoedler ha venduto spacciandole per autografe ad ignari acquirenti. Tra queste un altro falso Mark Rothko, “Untitled 1956”, acquistato nel 2004 dai coniugi Domenico e Eleanore De Sole per 8,3 milioni di dollari, con la garanzia che sarebbe stata presto inserita nel catalogo ragionato dell'artista.

Stessa storia per una “nuova” tela falsa procurata da Glarifa Rosales alla Freedman nel 2002, attribuita a Jackson Pollock e venduta a Jack Levy, un executive di Goldman Sachs, il quale pagò sull'unghia 2 milioni di dollari, salvo accorgersi, rivolgendosi all'International Foundation for Art Research, che anche questo dipinto non risultava pubblicato nel catalogo ragionato. Levy riuscì ad ottenere il rimborso della cifra sborsata alla gallerista, la quale, ritirato il falso, come se nulla fosse accaduto, lo propose per 1 milione di dollari ad un'altra vittima.

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