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La trasgressione poetica di Nan Goldin in mostra alla Triennale di Milano

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La trasgressione poetica di Nan Goldin in mostra alla Triennale di Milano

«L'aria che si respira ai suoi opening è quella dedicata alle rock star. Un suo evento è un Evento da mettere in agenda, da condividere su Facebook con gli amici. Esce dal territorio prettamente dell'arte e coinvolge anche un pubblico trasversale. Quello della musica, della moda, del cinema e del teatro». È il commento del gallerista Andrea Costa di Guido Costa Projects di Torino riguardo alla ricezione dell'opera della fotografa americana Nan Goldin, classe 1953, sensibile narratrice di un'epoca e di una società, quella americana degli anni ‘80-‘90, in cui l'edonismo della liberazione sessuale fu stroncato, d'un colpo, dall'epidemia dell'Aids. E, infatti, l'inaugurazione della sua mostra alla Triennale di Milano, il 18 settembre, è stata un evento che ha attratto 2mila persone. In mostra, fino al 26 novembre, c'è la serie che l'ha resa celebre, “The Ballad of Sexual Dependency”, un diario personale in cui la fotografa racconta la sua quotidianità e le vicende dei suoi compagni nella downtown di Boston, New York, Londra, Berlino, tra gli anni '70 e '80. Storie di vita, sesso, trasgressione, droga, amicizia, solitudine. Situazioni intense in cui la fotografa non si è curata della bella forma, ma di andare oltre le apparenze, in profondità, creando un genere artistico.

«Ha portato nell'arte una visione profonda e vera del racconto dell'intimità, autobiografica e non» commenta Andrea Costa. «Riesce a comunicarci, con leggerezza ma al tempo stesso con profondità, le debolezze e le paure che tutti noi abbiamo. Usa la trasgressione in modo poetico. Ci parla della vita e della morte. Senza filtri. Tutto questo usando solo l'immagine. Nello stesso tempo, in fotografia, è riuscita a sdoganare definitivamente forme tecniche fino a quel momento reputate dai puristi errori o imperfezioni. Quello che conta nel suo scatto è il soggetto rappresentato nella forza spontanea del momento. Non il vezzo tecnico ma la verità. Molta fotografia contemporanea di moda, ad esempio, ha preso ispirazione dal suo stile così unico e riconoscibile. Dalle sue luci naturali, dai suoi colori, dal suo senso “pittorico”».
Il mercato. La galleria di Torino è il punto di riferimento in Italia per Nan Goldin. La loro collaborazione è iniziata già nel 1996 quando Guido Costa ha prodotto la sua prima personale nel nostro paese come direttore della Th.e di Napoli. La loro amicizia e collaborazione, in effetti, è nata li. Come Guido Costa projects la rappresenta dal 1998. Negli Stati Uniti il punto di riferimento dal 1994 è Matthew Marks di New York, ma negli anni ha esposto in numerose gallerie e musei sia negli Usa che in Europa e anche in Giappone, non ultimo al MoMA di New York (giugno 2016-aprile 2017), dove è stata mostrata, appunto, la ballata della dipendenza sessuale. «Il mercato ha avuto uno sviluppo costante e continuo dagli anni ‘90 in poi» spiega Andrea Costa. «Trattandosi di fotografia, quindi di opere in edizione, ha, nel corso degli anni, subìto l'andamento del mercato altalenante delle opere “non-uniche”. Le sue opere iconiche mantengono oggi il loro valore e, a volte, si impennano. Le altre opere fluttuano. Ma questo vale per qualsiasi fotografo con una produzione sterminata come la sua con più di 40 anni di carriera alle spalle. Attualmente posso dire che ottengono grande interesse le sue opere vintage seminali (in bianco e nero), i suoi slide show, le griglie tematiche e, novità, i suoi disegni».

Il range di prezzo è decisamente ampio. Va dai 10.000 euro fino al milione. «Non penso che esista una collezione privata di rilievo in Italia (e all'estero) che non abbia almeno uno scatto di Nan Goldin nel suo archivio - continua il gallerista -. L'interesse è cominciato verso la metà/fine degli anni ‘90 e continua ancora oggi. Tutte le volte che Nan Goldin ha fatto una mostra qui in Italia il ritorno di pubblico è stato sempre straordinario. Soprattutto tra i più giovani. Quelli che, per loro natura, non costituiscono un immediato bacino economico per il mondo dell'arte, ma che influenzano pesantemente l'opinione del tempo che verrà».

All'asta. Il top lot in asta è “Thanksgiving” battuto in asta da Christie's New York il 14 maggio 2002 nella Post-War and Contemporary (Evening Sale) per 284.500 dollari comprese le commissioni entro la stima tra 250-350mila dollari. Alto il numero di fotografie invendute 612 su 1.739 passaggi (35,3%), il tasso d'invenduto nel 2016 ha toccato il 50% rispetto a un fatturato di 282.901 $. Per molti anni il prezzo dei suoi scatti è stato sotto i 40mila euro, infatti il suo valore più frequente oscilla tra mille a 5mila dollari. Ha un mercato stabile, principalmente negli Stati Uniti, in Europa, Sud Africa e Giappone, che quest'anno ha preso a salire. Molti gli appuntamenti in asta prossimamente: da Christie's il 10 ottobre a New Yok due foto dalla collezione del MoMA, da Phillips 3 il ottobre e da Sotheby's il 28 settembre sempre nella Grande Mela.

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