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Nonostante la demonetizzazione è stabile il mercato dell'arte moderna…

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Nonostante la demonetizzazione è stabile il mercato dell'arte moderna indiana

Nataraj Sharma, Urban Animal (Horse), 2006 – 2012. Saffronart, Evening Sale, New Delhi, 21 September 2017, lot 76. Image courtesy of Saffronart
Nataraj Sharma, Urban Animal (Horse), 2006 – 2012. Saffronart, Evening Sale, New Delhi, 21 September 2017, lot 76. Image courtesy of Saffronart

L'arte indiana moderna attraversa una nuova fase di slancio, in un contesto più strutturato e in un mercato più maturo di quello, più speculativo, che si era creato prima della crisi. È quanto emerge dalle ultime aste di Saffronart e da un rapporto dell'istituto di ricerca inglese ArtTactic(”The South Asian Art Market Report 2017”).
«Abbiamo avuto un'asta molto positiva, superiore alle aspettative» riferisce l'amministratore delegato di Saffronart Hugo Weihe commentando l'asta serale che si è tenuta a Nuova Delhi il 21 settembre e ha totalizzato 10,4 milioni di dollari, con l'84% di lotti venduti. «Hanno partecipato nuovi acquirenti dall'India e dagli Stati Uniti. Il mercato per l'arte moderna indiana è un mercato fatto di acquirenti ben informati e consapevoli della rarità delle opere». Il top lot dell'asta è stato un dipinto di V S Gatoinde del 1963 passato di mano per 3,17 milioni rispetto ad una stima di 1,5-2,3 milioni di dollari, tra i cinque primi realizzi dell'artista e un record assoluto per la casa d'aste Saffronart. Un altro risultato eccezionale è stato quello di Nicholas Roerich con “Himalayas” del 1940, venduto a quattro volte la stima per 760mila dollari. «È il record per un'opera d'arte dell'artista russo, famoso per le sue rappresentazioni di montagne, ottenuto nonostante l'opera non sia esportabile, perché i collezionisti ne conoscono e apprezzano la rarità».
Ma il mercato è forte, secondo Hugo Weihe, anche nella fascia di prezzo sotto i 10mila dollari, considerata la soglia di accesso per i nuovi collezionisti. «Nella fascia di prezzo più bassa hanno ottenuto ottimi risultati, per esempio, opere di Jamini Roy che hanno moltiplicato le stime, oppure opere su carta di grandi maestri, come F N Souza. Guardare alle opere su carta è un'ottima alternativa per acquistare un'opera di un grande maestro in una fascia di prezzo più accessibile. Noi cerchiamo di esplorare tutta l'evoluzione artistica dei vari artisti, offrendo anche fasi o mezzi espressivi meno noti».
Questo anche perché l'offerta di capolavori è sempre più limitata, per cui la casa d'aste cerca di espandere gli interessi dei collezionisti. Attualmente il mercato dell'arte moderna si dimostra stabile, con segnali di crescita per i nomi affermati. «All'inizio dell'anno la demonetizzazione (*) ha influito sui risultati dell'asta di febbraio, che non è stata brillante» spiega Hugo Weihe, «mentre ora sembra aver creato un nuovo entusiasmo nei confronti dell'arte, considerata un asset alternativo (anche se la spinta all'acquisto di un'opera non deve essere l'investimento, ma l'amore per l'arte). Inoltre ci sono sempre più collezionisti intenzionati a creare dei musei e a lasciare un'eredità duratura».
Anche diverse mostre in importanti musei hanno contribuito al processo di convalida internazionale dell'arte moderna indiana e ad accendere la curiosità nei collezionisti. Per esempio la retrospettiva di Bhupen Khakhar allaTate, quella di V S Gaitonde al Guggenheima New York e Venezia e quella di Nasreen Mohamedi al Met Breuer, mentre per l'anno prossimo c'è una mostra in programma alla Asia Society.
«L'evoluzione del mercato dell'arte indiana in un mercato maturo è avvenuta velocemente» dichiara Weihe. «Solo nel 2002 si è superata per la prima volta la soglia dei 100mila dollari con “Celebration”, un trittico di Tyeb Mehta venduto a 317.500 dollari; da allora il mercato è cresciuto velocemente fino a superare il milione nel 2005 con “Mahishasura” di Tyeb Mehta, venduto per 1.105.000 dollari. Con la crisi c'è stato uno stop, ma non una caduta come per l'arte contemporanea indiana, sulla quale, invece, si era speculato. Dopo una fase di stabilità ora il mercato dell'arte moderna sta crescendo nuovamente. Il record attuale per un'opera d'arte indiana è 4,4 milioni ed è stato battuto per V S Gaitonde nel 2015».

Gli scambi in asta

I numeri di ArtTactic confermano questa visione. «Sono passati dieci anni dalla nostra prima analisi di mercato sull'arte dell'Asia meridionale» commenta Anders Petterson nell'introduzione allo studio, «e lo ritroviamo adesso in un nuovo ciclo, oserei dire molto più in salute».
Il boom che c'è stato tra il 2004 e il 2008, infatti, ha attratto per la prima volta l'attenzione internazionale su queste regioni e ha gettato la base per le gallerie, le fiere e le case d'asta che ci sono oggi, ma non era supportato da infrastrutture di musei, istituzioni non commerciali e spazi iniziati da artisti, per cui c'era solamente il mercato a fare da arbitro sulla qualità e il valore culturale. Quando, però, il mercato è crollato e si sono palesati gli effetti della speculazione (le tre case d'asta top per il segmento, Christie's, Sotheby's e Saffronart, hanno perso il 66% del fatturato), sono emerse nuove iniziative basate più sul valore culturale che su quello di mercato (dal 2009 sono nate nove biennali e festival tra cui la biennale diKochi-Muziris). Tale cambiamento strutturale ha posto le basi per la nascita di un ecosistema sano. «Senza dubbio la speculazione tornerà nel mercato dell'Asia meridionale - conclude Petterson - ma questa volta credo che il mercato sarà preparato meglio».
La fiducia nel mercato, quindi, rimane positiva, con l'81% degli intervistati da ArtTactic che crede che il mercato dell'arte moderna seguirà una traiettoria stabile o positiva, nonostante gli effetti a breve termine della demonetizzazione, che nell'immediato ha portato ad una perdita del 25% delle vendite delle prime tre case d'asta. Inoltre si sta ampliando l'interesse dei compratori nei confronti di nuovi nomi dell'arte moderna, come appunto Bhupen Khakhar e Nasreen Mohamedi, e nei confronti dell'arte classica indiana che nel 2016 ha vissuto un incremento del 59%. In totale il valore del mercato di tutta l'arte dell'Asia meridionale è stato pari nel 2016 a 98,1 milioni di dollari.

«Il mercato delle antichità indiane è stabile perché esistono poche opere disponibili e di conseguenza i prezzi tendono ad aumentare costantemente» ha commentato John Eskenazi, dealer di Londra specializzato in questo segmento (il nome della sua famiglia è legato all'arte orientale dal 1925). «Un altro motivo è il crescente numero di collezionisti indiani che, oltre all'acquisto d'arte in India, sono ora visitatori regolari nelle aste altrove, per esempio a New York».

(*) L'8 novembre 2016 infatti il governo indiano annunciò a sorpresa in televisione la demonetizzazione di tutte le banconote da 500 (7 €) e da 1.000 (14 €) rupie, queste monete in circolazione sul territorio indiano erano da considerarsi fuori corso ed entro il 31 dicembre si sarebbero potute cambiare o depositare in banca e in posta ricevendo nuove banconote da 2000 rupie, o l'equivalente dell'importo in cambi più piccoli. L’operazione ha interessato l'86% della moneta in circolazione. Il governo ha affermato che l'azione sarebbe servita a ridurre il mercato nero e a combattere l'uso di fondi illegali e contraffatti per finanziare attività illegali e terrorismo. La natura improvvisa dell'annuncio e la prolungata scarsità di liquidità nelle casse delle banche nelle settimane successive hanno causato gravi perturbazioni in tutta l'economia.

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