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Frieze London: BMW lancia Open Work con la curatrice Fattori Franchini

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Frieze London: BMW lancia Open Work con la curatrice Fattori Franchini

La nuova commissione BMW Open Work che debutta a Frieze London 2017, ‘Body Electric' di Olivia Erlanger alla BMW Lounge. Photo: Rob Low. © BMW, Frieze e l'artista
La nuova commissione BMW Open Work che debutta a Frieze London 2017, ‘Body Electric' di Olivia Erlanger alla BMW Lounge. Photo: Rob Low. © BMW, Frieze e l'artista

È la curatrice italiana Attilia Fattori Franchini, classe 1983, a dare avvio alla commissione “Open Work”, in scena dal 5 al 8 ottobre aFrieze London, che arricchisce la collaborazione tra BMW Culture Engagement, diretto da Thomas Girst, e la fiera londinese con un focus specifico sulle contaminazioni sempre tra arte, innovazione e tecnologia. Per gli artisti invitati il progetto è anche l'occasione di sperimentare attraverso diverse piattaforme, immaginando interazioni inedite tra pubblico e opera d'arte. Infatti, il titolo della commissione, “Open Work”, è ispirato all'idea di “opera aperta” di Umberto Eco, che negli anni '60 legittimò le pratiche delle neoavanguardie concettualizzando il ruolo attivo di interprete del pubblico e la rilevanza del contesto.

“Sono stata chiamata dalla fiera a sviluppare un progetto con BMW sulla falsariga di Frieze Sound a New York, curato da Cecilia Alemani, che agli artisti invitati chiedeva di produrre una traccia audio” racconta la curatrice, e aggiunge: “abbiamo creato un format che prevede l'invito a tre artisti e la presentazione di progetti per almeno tre piattaforme; chi vince realizza l'opera in dialogo con il team di BMW e la inaugura durante Frieze London”.

Il premio
La vincitrice di questa prima edizione è l'artista americana Olivia Erlanger, che nel 2014 presso Fluxia a Milano ha avuto la sua prima presentazione commerciale in galleria. Oggi, a 27 anni, ha già all'attivo mostre personali e collettive, oltre al libro “Hate Suburbia”, scritto con Luis Ortega Govela e in pubblicazione l'anno prossimo con la prestigiosa casa editrice MIT Press. Tra gli impegni dei prossimi mesi, poi, c'è un documentario che estende gli intenti del libro, e una mostra alla galleria di Dallas ADNOW con opere in vendita a 5-15mila dollari.

Da sinistra Thomas Girst - BMW Global Head of Cultural Engagement, la curatrice Attilia Fattori Franchini, l'artista Olivia Erlanger, Hedwig Solis Weinstein – BMW Head of Brand Cooperations e Graeme Grieve

Intanto a Londra, dal 5 all’8 ottobre, è in corso Body Electric, che nel titolo rende omaggio alla celebre poesia di Walt Whitman in cui lo scrittore riaffermò il rapporto inscindibile e viscerale tra anima e corpo. L'opera, una compilation di immagini di repertorio e tracce sonore divisa in sei capitoli, è fruibile nella versione “digital” al link http://www.body-openwork-electric.art, che al termine della fiera resterà l'unica disponibile al pubblico. “La piattaforma digitale è il luogo in cui tutti gli elementi dispersi del progetto si riuniscono e formano un archivio, senza però diventare mai documentazione” spiega la curatrice.

Per la fiera, invece, l'artista ha prodotto delle cartoline con frammenti di testi e immagini del video, e ha trasformato la lounge di BMW in un garage – habitat emblematico della società americana - con tre panchine “sonore” dalle quali è possibile ascoltare le tracce sonore, testimonianze di altrettanti personaggi che mescolano realtà e finzione, ricordi tattili e dettagli sensoriali di un evento misterioso. I loro nomi sono associati ai profili di utilizzatori di nuove tecnologie - dal luddista che le teme, al bambino che è nativo digitale, fino al “cacciatore di tempeste” – a suggerire l'interpretazione dell'opera come metafora di un'arte al passo con il XXI secolo.

“La piattaforma tecnologica scelta interviene nella definizione dell'opera dal punto di vista narrativo e modifica anche le condizioni di fruizione, così da trasformare il pubblico e il contesto in elementi integranti del progetto artistico” riprende la curatrice e co-fondatrice di ebubblebyte.org e Opening Times, due spazi di progetto artistici internet-based. In questo caso, l'intensità atmosferica delle luci è calcolata su un algoritmo che misura le recenti fluttuazioni del prezzo del petrolio, mentre il suono delle testimonianze si affievolisce se lo spettatore si muove o si distrae, suggerendo una critica all'economia dell'attenzione.

Le macchine della flotta di BMW di Frieze London, infine, sono state trasformate in cinema itineranti su prenotazione, così da offrire un'altra esperienza possibile, al crocevia tra godimento intimistico e entertainment tradizionale. “L'opera d'arte è sempre di più un ambiente immersivo, ma l'informazione si disperde tra i vari stimoli” racconta l'artista, e aggiunge: “è la prima volta che realizzo un progetto diffuso con un simile livello di complessità metodologica, e per quanto già conoscessi la tecnologia è stato fondamentale l'apporto specialistico dell'azienda”.

Non stupisce che le esigenze commerciali di una galleria d'arte non si concilino facilmente con le ambizioni di progetti artistici indirizzati all'abbandono della fisicità di pittura e scultura in nome di interazione, virtualità e multimedialità. La domanda è: chi saranno i nuovi committenti degli artisti e come cambieranno le economie del mondo dell'arte nel futuro prossimo?

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