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Frieze London: bene le vendite, ma c’è incertezza

Mercato dell’arte

Frieze London: bene le vendite, ma c’è incertezza

BRONZE AGE c. 3500 BC- AD 2017. Hauser & Wirth at Frieze London, 2017. Courtesy gli artisti, gli estate e Hauser & Wirth. Photo: Alex Delfanne
BRONZE AGE c. 3500 BC- AD 2017. Hauser & Wirth at Frieze London, 2017. Courtesy gli artisti, gli estate e Hauser & Wirth. Photo: Alex Delfanne

Quest’anno marca la 15ª edizione di Frieze London, la fiera-evento che ha riposizionato Londra al centro del mercato dell’arte mondiale. In scena dal 5 al 8 ottobre a Regent’s Park, la fiera ha presentato 160 gallerie internazionali, il tradizionale parco sculture e un nuovissimo programma di talk curato da Ralph Rugoff, direttore dell’Hayward Gallery di Londra. Accanto alla main section, a Live - sezione diffusa dedicata alla performance, e a focus – per le gallerie con meno di 13 anni di attività, Frieze ha introdotto Sex Work, piattaforma tematica a cura di Alison M. Gingeras con l’opera di artiste radicali degli anni ’70 e ’80 che usavano un’iconografia esplicitamente sessuale per mettere in discussione canoni maschili della storia dell’arte e per questo furono escluse dal mercato del collezionismo.

Subito nelle prime ore di preview i collezionisti si sono polarizzati sugli stand delle gallerie internazionali con i brand più forti, da Gagosian, Hauser & Wirth, David Zwirner, Perrotin aDavid Kordansky. Un fenomeno sempre più evidente che sta ridefinendo a ritmo serrato le regole del mercato, estromettendo gallerie con artisti middle career e un pubblico non globalizzato, come è stato il caso recente di Laura Bartlett di Londra e Freymond-Guth Gallery di Basilea.

Hauser & Wirth, che ha prodotto per l’occasione una mostra dal titolo ‘BRONZE AGE c. 3500 BC – AD 2017’ focalizzando l’attenzione sul bronzo nella storia dell’arte e nella cultura materiale con oggetti acquistati su ebay, ha venduto subito una scultura di Hans Arp da 1,1 milioni di dollari a una collezione di Los Angeles, e opere di Subodh Gupta, Martin Creed e Rashid Johnson da 75-150mila dollari. Con la stessa prontezza, Matthew Marks di New York ha annunciato la vendita da 1,5 milioni di dollari di un’opera nuova di Jasper Johns, in mostra alla Royal Academy of Arts di Londra, e una scultura per 300mila dollari di Martin Puryear, attualmente in scena da Parasol Units di Londra. Entrambi i lavori degli artisti americani sono rimasti in Europa.

Tra le altre vendite associate a mostre museali, si segnala l’installazione concettuale di Daniel Steegmann Mangrané, in mostra alla 14ª Biennale di Lione, che ridefiniva gli spazi dello stand di Esther Schipper di Berlino con un set di tende dalle forme geometriche, soffitto e pavimento disegnati dall’artista per 75mila euro. Maureen Paley di Londra, invece, ha venduto in fretta un’installazione video di Lawrence Abu Hamdan alla Tate Modern dopo l’annuncio che l’artista ha vinto il prestigioso Abraaj Group Prize, e un’opera del valore di 100mila dollari del fotografo Wolfgang Tillmans, la cui mostra retrospettiva alla Fondation Beyeler di Basilea si è da poco conclusa.

Positivi anche i risultati di Lisson Gallery, che un mese fa ha chiuso lo spazio milanese per concentrare le sue energie su Londra e New York. La galleria, che quest’anno ha celebrato 50 anni di attività con la mostra anniversario “Everything at once” in collaborazione con The Vinyl Factory presso 180 The Strand a Londra, ha venduto – tra le altre - opere di Carmen Herrera a 1,5 milioni di dollari, Daniel Buren a 350mila dollari e Leon Polk Smith a 250mila dollari, con gli ultimi due artisti attualmente esposti negli spazi delle gallerie.

Tra gli stand di Focus la qualità percepita era superiore all’anno scorso, merito della curatela di Fabian Schoeneich di Portikus affiancato dal 2017 da Ruba Katrib, appena promossa da curatrice dello SculptureCentre di New York al MoMA PS1. Tra le new entry c’era Gypsum Gallery di Cairo, che ha presentato opere di Basim Magdy, Taha Belal e Tamara Al Samerraei da 2.400-50mila euro che investigavano il rapporto tra arte, quotidianità e sua rappresentazione con pittura, scultura e un’installazione mixed media. Arcadia Missa di Londra, invece, ha dedicato lo stand a Hannah Black, protagonista di una personale alla Chisenhale Gallery, l’istituzione londinese diretta da Polly Staple che lancia la carriera internazionale dei giovani artisti. Una sua opera video prodotta con immagini trovate e frammenti di video pre-esistenti è stata acquisita dal 2017 Frieze Tate Fund per un prezzo inferiore a 10mila sterline.

I dati delle vendite non bastano tuttavia a raccontare questa edizione. Camminando tra gli stand, infatti, aleggiava una certa prudenza in risposta all’instabilità politica crescente incoraggiata dai partiti nazionalistici occidentali. Pur in mancanza del numero preciso di stand monografici, un buon indice dell’intento delle gallerie di assumersi rischi imprenditoriali sul palcoscenico di Frieze, le mostre collettive confezionate con progetti curatoriali più o meno convincenti risultavano un evidente tentativo delle gallerie di offrire opere di più artisti a diverse fasce di prezzo. Ma come biasimarle?

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