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Arte di propaganda, purgata, degenerata e restituita: i lasciti del…

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Arte di propaganda, purgata, degenerata e restituita: i lasciti del regime

Him, Maurizio Cattelan
Him, Maurizio Cattelan

Nel 2017, a più di 70 anni dalla fine del Secondo Conflitto mondiale, manca ancora una piena consapevolezza della produzione artistica del Terzo Reich. L'ostracismo dell'arte di propaganda sembra forse superato dalla circoscrizione delle opere all'interno dei molteplici musei dell'olocausto dispersi per il mondo, dove però quest'arte non viene esposta “for the art's sake”, perdendo quell'inutilità che la contraddistingue, ma diventa funzionale alla riflessione, alla creazione di un sentimento comune. Come è stato fino a poco tempo fa, in Italia, per l'arte di Mario Sironi a lungo considerata sinonimo di fascismo.
La damnatio memoriae, inflitta all'arte di questo oscuro momento storico, si estende anche ai moderni tentativi di esorcizzare gli spettri di un passato non così remoto. Ha fatto molto discutere la statua «Him» di Maurizio Cattelan, che rappresenta un Hitler in formato ridotto, inginocchiato, orante, ma non del tutto penitente, battuto da Christie's a New York, nel maggio 2016, per 17,2 milioni di dollari.

Ha indignato l'opinione pubblica il ritrovamento, in una camera segreta di un'abitazione di Beccar, nei pressi di Buenos Aires, di un tesoretto nazista di 75 oggetti. La macabra oggettistica comprendeva, tra le varie cose, giocattoli per indottrinare i bambini, una statua di un'aquila con svastica, armi, un pugnale, un busto di Hitler e strumenti medici per misurare l'ampiezza del capo, per l'accertamento della razza. La polizia ha ipotizzato che la collezione appartenesse a Josef Mengele, già accusato di crimini di guerra, che si era rifugiato a Buenos Aires per dieci anni, prima di trasferirsi in Paraguay dopo l'arresto di Adolf Eichmann.
Un altro furto d’arte d'epoca nazista è stato subito, ironia della sorte, dalla Polizia tedesca di Berlino, proprio nel quartiere generale nel distretto Tempelhof, il 22 settembre scorso. Sarebbero stati sottratti badge della Gestapo, medaglie e altre decorazioni militari.

Le mostre. La politica culturale del regime nazista si muoveva su due linee direttrici: pars costruens era la costituzione del grande Führermuseum a Linz, un museo che avrebbe ospitato la grande collezione d'arte privata di Hitler, di arte “ariana”, “purgata” e quindi pura. Pars destruens era, invece, l'eliminazione della cosiddetta arte degenerata, prodotta da artisti ebrei o artisti moderni che si allontanavano dalla purezza del Beato Angelico (amato da Hermann Göring). Molto spesso queste opere, lungi dall'essere distrutte, finivano con l'arricchire le belle dimore degli esponenti più illustri del regime.

Hitler e Goering ammirano una collezione

Ad approfondire il concetto di arte degenerata, come già ricordato, ci pensano le due “esposizioni sorelle” del 2 e 3 novembre, con pezzi d'arte provenienti dalla collezione Gurlitt. Per la prima volta saranno esposte opere provenienti dall'appartamento di Monaco di Cornelius Gurlitt (2014), erede di Hildebrand Gurlitt, “il ladro d'arte di Hitler”. La prima ad inaugurarsi sarà «Dossier Gurlitt: “Degenerated Art”, Confiscated and Sold» al Kunstmuseum di Berna (Svizzera), che si concentrerà prevalentemente sulle opere confiscate dai grandi musei tedeschi a partire dal 1938. Dalle prime e recenti indagini su 63 pezzi con provenienza incerta presenti nella collezione, quattro (un Max Liebermann, un Matisse, un Pissarro e un disegno di Adolph von Menzel) sono stati restituiti ai legittimi proprietari.
Il giorno successivo si aprirà a Bonn (Germania) la mostra «Dossier Gurlitt: Nazi Art Theft and Its Consequences», dove 250 opere delle 1.200 dei Gurlitt saranno esposte al Bundeskunsthalle, tra queste opere di Monet, Rodin e Maillos. Il direttore del museo di Bonn, Rein Wolfs, sostiene che la rinnovata attenzione sul tema “darà seguito a nuove richieste di restituzione” anche di opere presenti in mostra.

È in mostra, dal 2 settembre al 18 gennaio 2018, all'Auckland Art Gallery (Nuova Zelanda) la collezione fiorentina della famiglia Corsini, «The Corsini Collection: A Window on Renaissance Florence» , che fu uno dei tanti bersagli delle spogliazioni naziste in Italia. Ha fatto quasi svenire i curatori della Galleria, l'arrivo della tela di «Sant'Andrea Corsini» del Guercino del 1630, in collezione, con due evidenti fori, di cui uno sul capo del Santo. Il museo non sembrava essere al corrente che l'opera fosse stata vittima di due colpi d'arma da fuoco, sparati dai soldati tedeschi, sorpresi dal 28° Battaglione Maori (alleato), durante il sacco della collezione.
La famiglia Corsini ha deciso di non restaurare il dipinto, preferendo lasciare sulla tela i segni del male di cui l'uomo è capace. Questa posizione peraltro è in linea con una corrente del mercato dell'arte che attribuirebbe un valore intrinseco anche all'opera d'arte danneggiata (si legga What has become of the broken art?).

Sant'Andrea Corsini del Guercino con i fori degli spari dei soldati tedeschi

La Germania. Già nel 2015 aveva finanziato la creazione della German Art Lost Foundationper il finanziamento delle restituzioni dei tesori rubati, le ricerche continuano e sembra che la caccia dei volumi rubati (“Initial Check project”), durante il periodo nazista, stia cominciando a dare i suoi frutti. Nell'autunno del 2016 sono stati scoperti più di 500 volumi appartenuti a Edith e George Tietz nella biblioteca cittadina di Bautzen. “Saranno più di 6.000 le biblioteche ad essere esaminate dai ricercatori” ha dichiarato Uwe Hartmann, capo delle ricerche sulla provenienza della Art Lost Foundation. Sempre secondo Hartmann le razzie dei libri sarebbero cominciate dopo il Kristallnacht pogrom, la Notte dei Cristalli, tra il 9 e 10 novembre 1938. Molti libri vennero arsi, altri messi all'asta o comunque venduti andando dispersi .
La rinnovata attenzione alla restituzione ha portato molte società tedesche a rivedere la provenienze degli oggetti custoditi nelle storiche collezioni private o in fondazioni. In una recente intervista con la BBC, l'erede di Rudolf-August Oetker, membro delle Waffen SS e proprietario di una delle principali società produttrici di pizza e pani surgelati tedesche, ha dichiarato di voler procedere con un “voluntary auditing” della grande collezione d'arte di famiglia ed ha invitato altre compagnie tedesche che condividono un passato simile a fare altrettanto. La collezione degli Oetker comprende più di 4.500 pezzi di valore inestimabile ed è stata creata per la maggior parte in epoca nazista.
Per ricostruire l'origine di una collezione servono in media dai venti ai trent'anni, il processo è semplificato quando si è in possesso di documenti di inventario del tempo della confisca e messa al bando dei beni o attraverso l'ausilio di registri online di beni rubati, comelootedart.com o Lost Art Internet Database.

Inghilterra. Molto impegnata sul fronte delle restituzioni sembra essere l'Inghilterra. Il Governo inglese nel 2000 aveva già creato lo Spoliation Advisory Panel per esaminare le domande di restituzione di pezzi presenti nelle collezioni inglesi e ritenuti rubati. In questi giorni a Westminster si starebbe discutendo la possibilità di rendere imprescrittibili le azioni di rivendicazione dei beni rubati, confiscati o venduti dai legittimi proprietari dietro violenza o minacce, durante la Seconda Guerra Mondiale, ed ora in possesso dei Musei inglesi, tramite una nuova legge. Oggi le dismissioni sono possibili in forza dell'Holocaust (Return of Cultural Objects) Actdel 2009 che si applicherà fino al 2019. La nuova legge, che estenderà le previsioni dell'Holocaust Act, dovrebbe essere adottata il prossimo anno. È notizia di settembre la ratifica inglese della Convenzione dell'Aja del 1954 per la protezione dei Beni Culturali in caso di conflitto armato e i due Protocolli. La Convenzione è stata adottata al termine della Seconda Guerra Mondiale, alla luce delle atrocità che erano state commesse e protegge i beni in tempo di guerra, prevedendone, a mezzo del Primo Protocollo, la restituzione al termine delle ostilità.

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