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Report Federculture 2017: sale a 68,4 miliardi la spesa delle famiglie…

Economia della cultura

Report Federculture 2017: sale a 68,4 miliardi la spesa delle famiglie italiane per la cultura

Il 2016 è stato un anno positivo per la fruizione di cultura da parte degli italiani che tornano a spendere in servizi culturali. La spesa in cultura e ricreazione delle famiglie tra il 2016 e il 2017 si è incrementata dell’1,7 %, passando da 67,3 a 68,4 miliardi di euro. Un segnale di ripresa per il nostro Paese che emerge dal 13° Rapporto Annuale Federculture contenuto nel volume “Impresa Cultura. Gestione, Innovazione, Sostenibilità”, edito da Gangemi, presentato questa mattina a Roma al Palazzo delle Esposizioni dal presidente di Federculture Andrea Cancellato e dal direttore Claudio Bocci, dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franeschini.

Il testo fa il punto sullo stato del settore culturale e sulle dinamiche politiche, legislative, amministrative ed economiche che investono i territori e i cittadini.  Complessivamente l’Italia nel 2016 è tornata così ai livelli del 2011/ 2012,  sebbene l’obiettivo auspicato sia quello di recuperare la quota ancora lontana toccata tra il 2010 e il 2011 (72,1 miliardi di euro).

Un segnale comunque positivo che si affianca a quello proveniente dall’agenzia Standard & Poor’s che ha rivisto al rialzo nei giorni scorsi il rating dell’Italia a «BBB/A-2» con outlook stabile, da «BBB-/A-3» con outlook stabile, motivato dalle migliorate prospettive di crescita, sostenute da un aumento degli investimenti e dalla crescita dell’occupazione, ma anche dalla politica monetaria espansiva.

La voce di spesa delle famiglie italiane in servizi culturali e ricreativi (ossia, teatro, cinema musei, concerti), secondo il rapporto annuale di Federculture, lo scorso anno è stata pari a 29 miliardi di euro, costituendo ben il 42,5% del denaro che complessivamente le famiglie destinano alla cultura. Ad esempio, sul fronte dello spettacolo l’andamento dei consumi è in crescita, la variazione annua (2016/2015) è positiva per tutte le voci: ingressi +4,3%, spesa al botteghino +4%, spesa del pubblico +1,4%.

Nel 2016 le visite a musei e mostre segna un +4%, quelle a siti archeologici e monumenti +5,4%, i concerti +7,7% e il cinema +5%. Gli unici dati in forte flessione sono quelli che riguardano gli spettacoli di musica classica e opere (-15%) e la lettura (-4%). Lo studio rivela che la partecipazione alle attività culturali è fortemente connessa con il livello di benessere delle famiglie, con il titolo di studio posseduto dalle persone e con le caratteristiche anagrafiche. Infatti i valori più alti di astensione dai consumi culturali si evidenziano nelle famiglie a basso reddito, e  lo scarto diventa maggiormente evidente man mano che si sale la scala sociale e reddituale fino ad arrivare alla ‘classe dirigente’ nella quale la non partecipazione riguarda appena il 9% degli appartenenti a questo gruppo.

Il triennio 2013 -2016

Se si osserva poi il settore nell’ultimo triennio, si nota una ripresa dei consumi culturali rispetto alla crisi culminata nel 2013 che fece slittare a 63,9 miliardi di euro la spesa, rispetto ai 68,4 del 2012: questa voce nel paniere delle famiglie tra il 2013 e il 2016 è salita, infatti, del 7%, mentre quella generale è cresciuta solo del 4,3%.

Nello specifico, nel triennio in esame, per lo spettacolo si è registrato un aumento degli spettatori (+7%), un aumento nella spesa al botteghino (+13,3%) e nella spesa del pubblico (+15,4%). 

Sono aumentate le visite a musei, mostre, siti archeologici e monumenti (+22%); la frequentazione del cinema è salita del 13%, mentre quella dei concerti di musica leggera del 19%. Tuttavia preoccupa la forte contrazione nella lettura (-4,1%) e nei  concerti classici. La quota di italiani che leggono almeno un libro l’anno non per motivi professionali o scolastici, secondo l’Istat, è in calo da diversi anni e nel 2016 ha raggiunto appena il 40,5% della popolazione al di sopra dei 6 anni di età (nel 2010 era il 46,85%), mentre la percentuale di chi ha letto almeno 4 libri nell’anno si mantiene stabile ed è pari al 22%.

Il confronto internazionale

Ma l’Italia va ancora maluccio appena si confronta a livello internazionale con gli altri Paesi europei: stando ai dati Eurostat la quota di spesa destinata dalle famiglie italiane ai consumi culturali e ricreativi incide per il 6,7% sulla spesa totale, rispetto alla media europea dell’8,5%. Il nostro Paese si posiziona, secondo lo studio, appena sopra al Lussemburgo (6,3%), a Cipro (6%), all’Irlanda (6%) e al Portogallo, mentre la Grecia è il fanalino di coda con appena il 4,5% della spesa complessiva. Meglio di noi il Regno Unito (9,8%), la Germania (8,9 %), la Francia ( 8,3%, ) e persino la Spagna (6,9%). Il Paese più virtuoso in assoluto in tal senso è la Svezia (11%), seguita dai Paesi Bassi (10,8%).

La spesa in cultura: il divario tra Nord e Sud

L’Italia rimane divisa in due. Il divario nei consumi delle famiglie tra l’Italia settentrionale e meridionale  permane. Per ricreazione, spettacoli e cultura la spesa media mensile, a livello nazionale, è di 130,06 euro al mese.

A livello regionale, sempre in termini di spesa media mensile, il Nord si distacca nettamente dal resto della penisola (circa 160 euro), segue il Centro Italia (129 euro), e poi il Sud (90 euro) e le Isole (80 euro). In termini assoluti, a Nord Ovest si spendono 80 euro al mese in più rispetto alle Isole, per un totale pari al doppio rispetto all’area insulare. La regione in testa è il Trentino-Alto Adige (208,62 euro) la cui spesa in cultura è più alta del  60% rispetto alla media italiana. Segue la Lombardia (177,48 euro) e l’Emilia Romagna (166,57 euro). Il Lazio si posiziona all’ottavo posto con 131,05 euro di spesa mensile, dopo il Piemonte (141,79 euro).

I musei

Negli ultimi tre anni c’è stato un significativo incremento del pubblico dei musei statali. Dopo un brusco calo tra 2011 e 2012, infatti, il numero dei visitatori dei siti culturali che fanno capo al MiBACT nel 2014 è tornato a salire oltre la soglia dei 40 milioni e nel 2016 gli ingressi hanno raggiunto i 45,5 milioni. L’incremento registrato nel 2016 sull’anno precedente è del 4%.

Ma permangono forti differenze regionali anche sul fronte dei visitatori che per l’86% si concentrano in 5 regioni – Lazio, Campania, Toscana, Piemonte, Lombardia – con i siti del Lazio che ne accolgono quasi 20 milioni, quelli della Campania e Toscana circa 7 milioni, ma in molte altre regioni se ne registrano poche centinaia di migliaia.

L’Art Bonus e il problema della sua distribuzione territoriale.

Il mecenatismo delle Fondazioni bancarie nel corso dello scorso anno ha superato complessivamente il miliardo di euro, ma le erogazioni per i beni culturali e le attività culturali sono scese da 280,1 milioni di euro del 2015 a 260,9 milioni nel 2016. Sempre più lontano dai 524 milioni di euro del 2007.

A fronte della riduzione dei finanziamenti provenienti dalle Fondazioni bancarie, si è registrata una maggiore partecipazione di privati cittadini ed imprese al sostegno di interventi di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale attraverso l’Art Bonus introdotto nel 2014 che ha incentivato il mecenatismo attraverso un credito di imposta del 65% per le donazioni in favore della cultura. La misura fiscale in tre anni ha portato 5.400 mecenati a donare più di 170 milioni di euro per la realizzazione di 1.183 interventi in favore di musei, monumenti, siti archeologici e fondazioni lirico-sinfoniche sparse in tutta la Penisola. Rimane però aperto il problema della distribuzione delle risorse sul territorio: i dati a luglio 2017 indicano che l’80% delle erogazioni si ferma al Nord, al Centro ne è destinato il 18% e appena il 2% arriva fino al Sud e alle Isole. Una disparità dovuta molto probabilmente al fatto che i maggiori contributori dell’Art bonus sono le Fondazioni bancarie, concentrate per la quasi totalità nelle regioni del Nord. Infatti risultano essere proprio gli enti non commerciali (leggi fondazioni) il 47% dei mecenati, il 49% è rappresentato dalle imprese e il 4 % da privati.

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