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Il disegno italiano del Novecento nella collezione di Pino Rabolini…

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Il disegno italiano del Novecento nella collezione di Pino Rabolini (Pomellato)

1572; Enrico Castellani; Senza titolo (Superficie blu), 1967; Acrilico su carta a rilievo, 68.8 x 51.7 cm; Courtesy Collezione Ramo; Photo: Paolo Vandrasch; © Fondazione Enrico Castellani
1572; Enrico Castellani; Senza titolo (Superficie blu), 1967; Acrilico su carta a rilievo, 68.8 x 51.7 cm; Courtesy Collezione Ramo; Photo: Paolo Vandrasch; © Fondazione Enrico Castellani

Irina Zucca Alessandrelli è curatrice della Collezione Ramo di Pino Rabolini, dedicata al disegno italiano dell'inizio del '900 fino agli anni Novanta. Ad Artissima 2017 fa parte della giuria del Refresh Premio Irinox, un nuovo premio promosso dall'azienda di abbattitori Irinox e dedicato ad un artista della sezione Disegni capace di esaltare in chiave contemporanea l'immediatezza espressiva del gesto creativo del disegno.

Perché avete deciso di fermarvi agli anni 90?
L'idea è di rappresentare il Novecento italiano e non volevamo esplicitamente addentrarci nel contemporaneo, sebbene in collezione ci siano vari artisti in vita, come Anselmo, Castellani, Zorio, Penone e Varisco, ma le date delle loro opere sono precedenti agli anni '90.

Che cosa significa per voi il disegno?
Lo intendiamo in un'accezione molto ampia. Per noi significa “opera su carta”, non ci sono solo opere a matita, ma qualsiasi tecnica su carta, dalla china all'olio al collage, purché sia un pezzo unico.

Perché la scelta del disegno?
La scelta di Pino Rabolini nasce dalla sua storia di imprenditore. Come creatore di Pomellato, infatti, all'inizio della sua carriera la carta veniva usata per lo schizzo del gioiello che poi si andava a creare. Poi ci sono stati i designer a progettare per lui, ma è rimasta questa passione, perché il disegno rappesenta la prima esternalizzazione dell'idea. È il primo passaggio della mente di un artista all'opera che verrà, in questo senso è più interessante della tela o della scultura che, invece, contengono mille ripensamenti. È la mano che traduce l'idea. Quando scegliamo un'opera è molto importante che non ci dia la sensazione di essere un quadro, ma che dia importanza al disegno nella sua specificità.

Quante opere include la collezione?
Intorno alle 500 opere per un centinaio di artisti rappresentati.

1485; Enrico Castellani; Senza titolo, 1974; Rilievo su carta, 49.8 x 69 cm; Courtesy Collezione Ramo; Photo: Paolo Vandrasch; © Fondazione Enrico Castellani

Qualche esempio di artisti in collezione?
Abbiamo i disegni di tutti gli scultori italiani: Medardo Rosso, Wildt, Fontana, Melotti, Marino e Martini. E non intendo i bozzetti preparatori alle sculture, bensì una produzione parallela, poiché fino agli 60-70 il disegno era parte integrante della formazione di ogni artista, chiunque doveva imparare a disegnare. Poi questo aspetto si è perso nella formazione degli artisti nati negli anni 80. In questo senso è un simbolo del 900. Per esempio Marino Marini disegnava senza mai staccare la mano dal foglio, e tale produzione non ha niente a che fare con il soggetto delle sculture. Anche Fontana ha sperimentato tutte le sue novità rivoluzionarie prima sulla carta che nella tela. La sua produzione su carta, di cui è uscito il catalogo ragionato nel 2013, è ricchissima e si conosce ancora poco rispetto alla vastità di soggetti e generi. Anche la produzione di disegni di Melotti comincia a uscire ora. Di Wildt e Rosso si conoscono solo le sculture, anche perché le opere su carta si vedono poco, essendo in gran parte in mano agli eredi. Le opere su carta di Castellani, intendo sempre quelle uniche non le tirature, hanno avuto un'impennata recente di prezzo. Una carta a rilievo degli anni Sessanta e Settanta soprattutto quelle degli inizi ora costa sui 50mila euro, dopo il top price da Sothebys Milano di 92mila euro finali per una carta del 1988.
Poi abbiamo le opere di tutte le avanguardie, dai Futuristi all'Arte Povera, passando per la Metafisica, l'Astrattismo, il Realismo, l'Informale, la Scuola romana di Piazza del Popolo e l'Arte Concettuale. Oltre a questi movimenti, ci sono molti altri artisti che non si possono identificare con una semplice categoria artistica. Una peculiarità della Collezione Ramo è che non siamo andati a cercare solo il segno stilistico più riconoscibile per un artista, ma abbiamo cercato di documentare le diverse fasi evolutive. Per esempio Capogrossi prima che arrivasse al segno detto “a pettine“ o “a forchetta“. Di lui abbiamo una chicca: un diario (scritto durante dieci anni dal 1960) in cui usa il suo segno appunto per creare dei messaggi giocosi e d'amore per la gallerista Ada Zunino.

E tra gli artisti del dopoguerra?
Il dopoguerra italiano è un momento di grande fermento artistico in cui in convivono molti movimenti. Per esempio, abbiamo in collezione gli artisti di Azimuth a Milano, “i Matti“ e le “Facezie“ di Tancredi, le “Muffe“ di fine anni Cinquanta e i personaggi della pubblicità di Pino Pascali, Fabio Mauri, la Scuola Romana con Schifano, Festa e Angeli e l'Arte povera.

E artisti che hanno usato solo o prevalentemente il disegno?
Sono moltissimi gli artisti che hanno considerato il disegno imprescindibile mezzo espressivo, di cui vi è una grande quantità di lavori su carta come Fontana per esempio.

Quali sono artisti i cui disegni si stanno ora rivalutando?
Munari, Carol Rama, Tancredi, Calderara, Gnoli, Agnetti, Schifano iniziale, Mauri, Salvo.
Per Munari e Carol Rama i prezzi sono saliti negli ultimi tre anni passando da qualche migliaia di euro per un lavoro su carta di medie dimensioni a 30mila euro per un'opera degli anni Trenta-Quaranta. Per Rama un'opera su carta grande con collage di gomme o occhi di bambola ora può costare 60mila euro. Gnoli ha raggiunto record d'asta di 95mila euro per una tempera su carta. Mentre per le opere su carta di Mauri si può arrivare a 100mila euro per quelle di dimensione medio-grande.

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