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Milano, perché l’asta di Sotheby’s non è andata

Mercato dell'arte

Milano, perché l’asta di Sotheby’s non è andata

Vincenzo Agnetti, IL VETTORE, 1975, stima 200.000 — 250.000 euro, invenduto
Vincenzo Agnetti, IL VETTORE, 1975, stima 200.000 — 250.000 euro, invenduto

La rilevante percentuale d'invenduto registrata dall'incanto di arte moderna e contemporanea di Sotheby's, tenutosi a Milano il 29 e 30 novembre, ha colto di sorpresa chi dall'esterno osserva il mercato dell'arte. Qualcosa non ha funzionato. I lotti considerati determinanti a garantire il fatturato auspicato dalla casa d'aste, oscillante tra i 9,7 - 13,3 milioni di euro, non hanno ricevuto alcuna offerta: quali sono state le cause e cosa è accaduto?
Tra gli invenduti più eclatanti che hanno fatto slittare a 7.788.500 euro l'ammontare complessivo delle vendite, si contano opere di Agostino Bonalumi, Vincenzo Agnetti, Enrico Castellani, Paolo Scheggi, Piero Manzoni, Alberto Burri e Josef Albers.

Abbiamo sentito il parere di alcuni galleristi e la stessa casa d'aste Sotheby's per trovare delle spiegazioni e sono emersi diversi fattori che possono aver influito negativamente sulla vendita. Tra i principali, le stime troppo elevate, l'eccessivo numero di aste in calendario e quindi la data, anche in relazione agli incanti internazionali, l'incremento delle commissioni di vendita, la presenza di opere di artisti inflazionati in catalogo, la mancanza di offerte e rilanci da parte dei collezionisti stranieri. Una prima causa della débâcle sarebbe in parte imputabile alla presenza in catalogo di artisti che sono stati oggetto di operazioni speculative, come Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi, entrambi hanno dato un contributo importante alla ricerca artistica italiana negli anni Sessanta. Tuttavia i collezionisti ritengono i valori di aggiudicazione raggiunti dalle loro opere troppo alti e hanno perso di conseguenza interesse nei loro confronti.

E le gallerie italiane che in modo diretto hanno contribuito alla ascesa delle loro stime, invece, di difenderli non si sono fatte avanti la sera del 29 novembre. Sotheby's, negli anni, asta dopo asta, ha continuato a proporre questi maestri, forse sottovalutando il sentiment del mercato che stava cambiando e trascurando altri correnti artistiche come la pittura Informale, ad esempio, tornate ad ottenere buoni risultati di vendita. Infatti nelle ultime aste di Sotheby's non si trovano quasi mai i grandi artisti italiani degli anni '30, '40 e '50.

Provare a percorrere strade nuove e provare a ricercare i lavori migliori di questi maestri o di quegli artisti storicizzati ancora poco conosciuti, avrebbe potuto stimolare l'interesse dei collezionisti, come ha dimostrato il record ottenuto dalla scultura in terracotta policroma di Leoncillo, “Donna con Bambino”, eseguita nel 1949 (cm 122 x 77 x 53) , venduta al telefono per 218.500 euro da una stima di partenza di 100.000-150.000 euro. Il successo riscosso da Leoncillo dovrebbe spingere Sotheby's a continuare in questa direzione, secondo gli esperti.

L'ad di Sotheby's Filippo Lotti con il suo gruppo di lavoro sta facendo passando ai raggi x l'asta: “Ci sembra chiaro che certi artisti del gruppo dell'Arte Povera hanno mostrato di essere in buona salute, come Paolini. Certe cose sono andate bene e alcune molto bene, però altre proposte sono rimaste al palo. Il catalogo ci sembrava bilanciato, ma le cose sono andate diversamente, forse per le stime troppo robuste. Pensiamo di rivedere certe aspettative nostre e dei proprietari che consegnano per la vendita. Per esempio l'opera di Agnetti, che era di tipo museale, forse aveva una stima troppo importante, ma noi continuiamo a crederci. Sugli Scheggi la qualità c'era, ma bisognava essere più convincenti con stime più attraenti, andavano presentati con valori diversi. Albers ci ha molto stupito, era andato molto bene in maggio, l'invenduto temiamo sia legato alla saturazione del mercato internazionale”.
Che il mercato dell'arte italiano sia in buona salute si è poi dimostrato nella day sale del 30 novembre: “Si è svolto in scioltezza con prezzi interessanti” prosegue Lotti. Ha pesato la calendarizzazione? “Forse non era la data ideale, gli americani si sono mostrati stanchi dopo un novembre a New York intenso. Per noi le date sono difficili, devono incastrarsi in un calendario internazionale, ma anche questo sarà oggetto di riflessione. Del resto il confronto va fatto sul piano internazionale perché le altre aste nazionali sono di taglio diverso” è convinto l'ad di Sotheby's.
Chi ha acquistato? “Sia compratori italiani che internazionali, questi ultimi in misura maggiore”. Conclusione? “Il mercato è chirurgico ed estremamente sofisticato e opera una legittima selezione con un'elevata attenzione all'aspetto economico – chiosa Lotti. – Del resto sulla qualità dell'asta non ci sembrava ci fossero opere problematiche per conservazione e provenienza. In futuro ci sembra che si debba essere più convincenti sui venditori e presentare valori più prudenti. L'ascesa dell'arte italiana non si è fermata per certi artisti e poi ogni asta ha le sue dinamiche, ora c'è da lavorare con ancora più attenzione per la prossima asta di primavera”.

Il mercato dell'arte registra risultati contraddittori. Alcuni record, sorprendentemente non brillanti rispetto alla crescita costante 2013 – 2016, hanno portato a un cambio di passo anche per l'arte italiana. Lo dimostrano alcuni risultati delle recenti vendite con alcuni invenduti piuttosto importanti: cosa significa? Secondo Michele Casamonti di Tornabuoni Arte: “Non c'è nessun motivo obiettivo per pensare ad una crisi. Per certe opere vi sono liste di compratori. Anche nell'ultimo semestre si sono registrati dei record. L'arte italiana è sempre più stabilmente obiettivo dei compratori internazionali”. Se non è crisi allora cos'è? “Il mercato sta diventando selettivo – prosegue Casamonti - e a un momento di entusiasmo generalizzato che premiava alcuni nomi, sembra farsi spazio compratori più agguerriti e competenti. Spesso consigliati da advisor, la differenza nella qualità gioca un ruolo molto più importante di pochi anni fa”.

Secondo Massimo Di Carlo, titolare della Galleria dello Scudodi Verona, che nel 2018 organizzerà una mostra proprio su Leoncillo, il numero di incanti di arte moderna e contemporanea in agenda dal mese di ottobre sino alla fine dicembre 2017 è difficile da sostenere per collezionismo italiano.
“Sicuramente l'offerta di opere d'arte moderna e contemporanea eccede la capacità reale di assorbimento del mercato” spiega il gallerista. Solo da settembre sotto il martello in Europa sono passate 17 opere di Bonalumi, 9 estroflessioni di Castellani, 9 tele di Albers (se includiamo gli Stati Uniti saliamo a 15), 11 sculture di Melotti. “Bisogna tenere conto che in Italia, anche se si parla molto di ripresa dell'economia, le cose non vanno bene, la pressione fiscale si fa sentire e sulle vendite: pesa l'Iva del 22%. Già da prima dell'estate alcune aste italiane sono andate bene perché ad acquistare erano soprattutto gli stranieri. Nella tornata di novembre, questo non è accaduto”.
Sebbene le aste italiane diChristie's e di Sotheby's mirino ad attrarre i compratori stranieri oltre che i galleristi e collezionisti italiani, si tratta pur sempre di incanti nazionali. Le opere migliori attraversano il confine e finiscono nelle Italian Sale di Londra; in Italia rimangono le meno appetibili. “Occorre domandarsi perché nessuna galleria straniera (Dominique Levy, ndr) si è fatta avanti per acquistare le due opere rimaste invendute di Enrico Castellani” prosegue il gallerista. “Forse i prezzi sono saliti troppo e non sappiamo cosa accadrà ora che l'artista è scomparso. Anche per il mercato dell'arte vale la legge di equità per cui un'opera di Agostino Bonalumi, Paolo Scheggi o Enrico Castellani, non può valere più di una tela di Giorgio Morandi.”

I costi elevati. L'incremento delle commissioni d'acquisto può aver influito in qualche modo sull'asta? “Potrebbe – prosegue Di Carlo -. Quale mercato dell'intermediazione applica delle commissioni del 30,5%?
L'incremento delle commissioni di acquisto applicate da Sotheby's a partire da novembre scorso ha senz'altro contenuto i rilanci su alcuni lotti in vendita. Ora i buyer's premium ammontano al 30,50% sul prezzo di aggiudicazione dei lotti fino all'importo di 150.000 euro; mentre per gli importi eccedenti questa cifra, la commissione di acquisto è del 24,40% sino a 2.000.000 di euro. Oltre viene applicata una commissione nella misura del 15,25%. Alle commissioni d'asta si deve aggiungere anche il 4% del diritto di seguito. Si arriva così al 35%, che se si assomma alle commissioni praticate al venditore, porta la parte spettante a Sotheby's in certi casi fino al 50%, una percentuale insostenibile per una mediazione”.
L'incremento delle fees possono aver determinato l'invenduto di alcune opere che presentavano stime sensibilmente più aggressive, come la “Superficie Bianca” di Enrico Castellani del 1979-80 valutata 450.000-650.000 euro, che avrebbe potuto raggiungere buoni risultati se la forbice di valore fosse stata più bassa. Anche la stima che accompagnava l'opera di Alighiero Boetti “Sale e Zucchero” (1973), una tecnica mista su carta in otto elementi la cui valutazione di 180.000 -250.000 euro, è stata ritenuta dai galleristi troppo alta per accendere l'interesse.
Invece l'”Achrome” in fibra artificiale di Piero Manzoni (lotto 20), non ha trovato un compratore perché presentava delle problematiche di carattere conservativo. L'intervento di restauro praticato dall'archivio, teso a riportare l'opera alle condizioni originali, è stato talmente radicale da renderla irriconoscibile rispetto a come compare pubblicata nel catalogo ragionato (stima: 250.000-350.000). Le quotazioni delle opere di Fausto Melotti e Vincenzo Agnetti, di cui sono rimasti invenduti alcuni lavori, sono salite in seguito all'annuncio dell'affidamento della gestione del loro lascito a importanti gallerie straniere come Hauser & Wirthe Dominique Levy che già rappresenta Castellani. È bastata l'illusione di veder difesi adeguatamente sul mercato internazionale questi maestri ad aver portato all'ascesa delle loro stime. Secondo i galleristi italiani queste patinate gallerie curano il proprio tornaconto grazie all'accesso esclusivo che hanno alla produzione degli artisti, guardandosi bene dall'acquistare le opere in asta a prezzi analoghi a quelli da loro praticati in galleria. Insomma ogni opera ha una storia e il perché di un invenduto può avere in parte regioni evidenti (stime alte, stato di conservazione, eccesso di offerta, ecc.) e in parte esprime la pancia del mercato.

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