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L’arte orientale avvince i collezionisti stranieri nelle aste italiane

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Mercato dell'arte

L’arte orientale avvince i collezionisti stranieri nelle aste italiane

Le recenti vendite di successo in Italia di arte orientale hanno attirato una notevole partecipazione di collezionisti internazionali e dimostrano come il nostro paese richiami l'attenzione del mercato mondiale anche in questo settore.

Un raro vaso cinese brucia le stime. Le aste di Cambi sono state due, il 14 e 15 dicembre a Palazzo Serbelloni a Milano: la prima “Fine Chinese Works of Art” dedicata a capolavori di antica arte cinese dimostra come l'arte orientale si conferma uno dei settori più importanti di Cambi (alla quale vengono assegnate per la vendita opere anche da parte di collezionisti francesi, tedeschi e inglesi), avendo realizzato oltre 2 milioni di euro (2.054.000), col 40% di lotti venduti (dei quali il 94% venduti all'estero), il 161% del venduto sul valore, mentre nella seconda “Chinese Works of Art” ha fatturato 96mila euro con il 46% dei lotti venduti (dei quali il 69% venduto all'estero) e il 104% del venduto sul valore. Non è la prima volta in questo settore che un'opera, malgrado una stima assai contenuta, schizzi a cifre iperboliche.

Top lot assoluto dell'asta, infatti, è stato un importante “vaso cinese a doppio corpo” in porcellana e smalti policromi con ramo fiorito ed iscrizioni, risalente alla Dinastia Qing del XIX secolo, opera di Tang Ying, artista attivo tra il periodo Yong Zeing e Qianlong, che da una stima di soli 800-1.000 euro è passato a nuovo proprietario per la considerevole cifra di 681.500 euro. Le opere di questo autore sono uniche nella forma e nel decoro e le iscrizioni sono state eseguite solo per questo oggetto, una sola volta. Spiega Dario Mottola, esperto del dipartimento di arte orientale presso Cambi: “succedeva che nel caso la qualità delle opere non fosse stata soddisfacente per l'imperatore, queste rimanessero agli artisti che le avevano eseguite. Questo vaso policromo se avesse avuto anche il coperchio avrebbe probabilmente realizzato fino a 3 milioni di euro”. Importante performance anche per “sei placche cinesi in porcellana a smalti policromi raffiguranti paesaggio lacustre” risalenti alla Dinastia Qing, epoca Qianlong (1736-1795) che da una stima di 8-12mila euro sono stati oggetti di continui rilanci fino a raggiungere 67.500 euro. Come pure un “grande ed imperiale paravento cinese da tavolo” con placca in giada spinacio con paesaggio, poesia ed innesti in giada gialla base in legno di zitan, risalente alla Dinastia Qing, Epoca Qianlong, aggiudicato a 225mila euro contro una stima di 80-120mila. Ha stupito il pubblico la vendita di un “dipinto cinese su carta con volto di saggio ed iscrizioni” risalente all'inizio del XX secolo che partiva da una stima di 600-800 euro e che è stato alla fine aggiudicato per 45mila euro. Tra i bronzi presenti in asta, si è distinta una “figura di Sadbhuja-Mahakala” in bronzo dorato con strumenti rituali su uomo con testa d'uccello, Tibet XVIII secolo, che da una stima iniziale di 5-7mila euro ne ha realizzati 25mila.

Le antiche sculture di Buddha sugli scudi. Arte orientale anche da Pandolfini di Firenze il 19 dicembre che già nel passato aveva ottenuto risultati eclatanti in questo settore. La vendita ha totalizzato 873mila euro col 62% dei lotti venduti e oltre il 190% del monte stime raggiunto. “La vendita è andata molto bene” conferma il capo dipartimento Thomas Zecchini “a riprova delle ultime tendenze del mercato che predilige le sculture, specialmente quelle in bronzo raffiguranti il Buddha o, sempre in bronzo gli oggetti rituali come gli incensieri”.

Top lot della vendita è stata una bella scultura parzialmente laccata che raffigura un “Buddha”, eseguito in Cina nel XVII secolo durante la Dinastia Ming, venduta dopo una serie di rialzi per 192.100 euro contro una stima di 50-60mila. Altra importante perfomance quella de “La Carpa d'Oro”, ovvero un piatto in porcellana Wu-Cai con marca e periodo Janjing (ultimo imperatore della dinastia Ming che regnò dal 1521 al 1567) che è volato da 3-5mila euro a ben 161mila euro. Il decoro con pesci che nuotano tra piante acquatiche faceva di questo piatto un esemplare molto raro, infatti si conosce l'esistenza di solo due coppie: della prima uno è passato sul mercato da Hong Kong qualche anno fa e il suo compagno è custodito nel Museo della Ceramica di Osaka, mentre la seconda coppia fa parte della Collezione “Sir Percival David” del British Museum di Londra. Ugualmente una “coppia di ciotole” cinesi della Dinastia Qing con marchio del periodo Qianlong (1736-1795) è stata aggiudicata per 52.500 euro contro una stima di 15-20mila. A influire sul risultato oltre alla bellezza del decoro a motivi di draghi che volano tra lingue di fiamme rosee e gialle e perle fiammeggianti, anche l'estrema rarità, da diversi anni infatti era estremamente difficile trovarne sul mercato.

Exploit anche per gli esemplari di “alta epoca” provenienti da una collezione fiorentina che hanno sfiorato il 100% di venduto, in particolare un “Vaso” in terracotta decorato a finto marmo risalente alla Cina della Dinastia Tang (618-909) è stato battuto per 50mila euro polverizzando la stima di partenza di 3-4mila euro.

Bene anche disegni e dipinti, su tutti un grande “dipinto su carta, Corea-Choson”, di grandissima qualità che raffigura il Buddha Amita mentre predica il Dharma nella Terra Pura in un caleidoscopico mondo di pagode e paradisiaci giardini, stimato 7-10mila euro e aggiudicato per 30mila euro.

Boom milionario per antiche sedie cinesi. L'arte orientale ha offerto sorprendenti realizzi anche sul mercato internazionale. Tra le più recenti, presso Bonhams di Londra, in un'asta di “Fine Chinese Art” svoltasi il 9 novembre nella capitale inglese che ha totalizzato oltre 11,9 milioni di sterline, grande sorpresa ha suscitato il realizzo di 5.296.250 sterline (dopo un'accesa contesa tra un partecipante in sala e uno al telefono e alla fine aggiudicata all'offerente al telefono) per un “set di quattro sedie pieghevoli Huanghuali Folding Chairs” stimate 150-200mila sterline. Queste quattro sedie risultano la sola versione conosciuta di questo tipo di arredo e un capolavoro della Dinastia Ming. Le sedie provenivano dalla prestigiosa collezione del diplomatico italiano Marchese Taliani de Marchio (1887-1968) e di sua moglie, Maragaretha, Arciduchessa d'Austria e Toscana (1894-1986). Dal 1938 al 1946 Taliani fu Ambasciatore presso il Governo Nazionale di Chang Kai-shek. Malgrado avessero passato solo 8 anni in Cina, i Taliani furono scaltri e profondi conoscitori di arte orientale formando una collezione di pezzi estremamente importanti sulla storia dell'arte decorativa cinese.

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