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Una traccia della ricerca artistica

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Una traccia della ricerca artistica

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Per Diego Bergamaschi, collezionista, il libro d’artista è stato un tabù per diversi anni fino a quando: «ho visto crescere il numero di giovani artisti italiani che lasciavano una traccia della loro ricerca anche attraverso i testi cartacei». Rispetto agli anni ’60 e ’70 oggi gli artisti sin dal momento in cui realizzano le loro pubblicazioni – scelta dell’editore, attenzione ai materiali, impaginazione e veste grafica sempre più ricercata – ci mettono passione e cura, impegno che cresce soprattutto quando decidono di produrre un libro che non attiene formalmente alla loro produzione artistica, ma rappresenta una vera e propria opera autonoma. L’ultima novità che Bergamaschi sottolinea, difforme dal passato, è che spesso: «gli autori nel produrre il libro d’artista non sentono l’esigenza, per sottolinearne la qualità o l’esclusività, di limitare o numerare le copie. Ma sono più attenti all’esclusività di chi ne ha disegnato il layout o la veste grafica, la qualità intrinseca del testo o dei contributi critici esterni di grande valore e discontinuità, più che al numero “limitato” di copie, pur ancora caratteristica principale e costitutiva del libro». «Spesso queste pubblicazioni – fa osservare Bergamaschi – sono costituite da raccolte di immagini, a volte forme o segni, in alcuni casi da testi critici su argomenti vari e non sempre attinenti all’universo dell’estetica, tutte espressioni che a volte faticheresti ad associare alla loro figura di artista. Questa connotazione nasce spontaneamente in questi anni, ma riflette l’approccio di quegli artisti che negli anni ‘80 ‘90 e anche nei primi anni del nuovo secolo hanno così interpretato il concetto di libro d’artista come Jonathan Monk, Fischli & Weiss, Celine Condorelli e Wolfgang Tillmans». Tra gli artisti che Bergamaschi segue vi è Diego Perrone della scuderia di Massimo De Carlo che ha pubblicato «Quaderni di Vigoleno 4», 2017. Con «Yes I am Writing a Book », Milano, ed. 350 copie, 15 euro, il fotografo Jacopo Benassi (1970) pubblica libri che raccolgono in vario modo i suoi scatti e tra fanzine, libri ha totalizzato oltre 40 pubblicazioni come «The slippers», 2013, Antibitomic Self Publishing, ed.100, 100 euro. Giuseppe de Mattia (1980) realizza libri d’artista a tiratura limitata, con editori come Corraini, Montanari o in self publishing con il marchio LT Libri Tasso («Picchio veloce», 2015 Libri Tasso ed. 10 numerati e firmati con una foto firmata e numerata, 700 euro, esaurito). Ludovica Carbotta (1982) il suo libro «The Shotgun, The invisible Rail and the Spectacled Tyrant», 2017 Nero (500 edizioni a 18 euro) chiude un progetto nato oltre tre anni fa. Infine, la giovanissima fotografa Irene Fenera (1990), self publishing dal titolo «Who needs eyes when you have sapphire crystal lenses?», 2017 ed. 20 numerate e firmate a 50 euro, una raccolta di scatti catturati su internet da telecamere di sicurezza: sintetizza in un libro il progetto “photo from surveillance camera“ che l’artista pubblica quotidianamente sul suo account Instagram.

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