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Artefiera: vendere non basta

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Artefiera: vendere non basta

Galleria P420
Galleria P420

Si è appena conclusa la 42ª edizione (2-5 febbraio) della bolognese Artefiera, ma continua a non convincere galleristi e collezionisti, soprattutto quelli del settore contemporaneo, che hanno lamentato una fiera sottotono, costruita secondo logiche che non funzionano più e di scarsa qualità. Negli ultimi dieci anni circa la fiera - una delle più antiche in Europa - ha perso attrattività, le grandi gallerie italiane d'arte contemporanea non vi partecipano più, gli stranieri sono completamente assenti, si sente la concorrenza delle altre fiere italiane, Miart, Artissima, e ora anche ArtVerona.

Non convince soprattutto il mix di gallerie di primo e secondo mercato, seppure ci sia più respiro tra gli stand rispetto al passato. Anche a livello di pubblico quest'anno molti hanno avuto l'impressione che ci sia stato un calo, sebbene i dati ufficiali parlino di 48mila presenze, in linea con i dati dichiarati l'anno scorso. In molti sostengono che sia necessario ripensare completamente la fiera e darle una direzione precisa, perché quella attuale è in discesa. E non si tratta di una questione di vendite, perché secondo quanto riportano i galleristi le vendite ci sono state, ma non possono essere quelle il metro di giudizio della fiera. Mancano la qualità e l'energia.

Galleria Rossmut

“Mi è sembrato di intuire che la fiera abbia lasciato tutti un po' tiepidi” ha dichiarato Fabrizio Padovani della galleria P420 di Bologna, “non ha riscaldato gli animi né dei galleristi, né dei collezionisti; bisogna lavorare ancora e lavorare nella direzione giusta perché è un contesto molto competitivo, soprattutto in Italia”. La galleria presentava in stand artisti storicizzati come Irma Blank, Goran Trbuljak e Paolo Icaro con prezzi tra 12mila e 45mila euro e giovani e midcareer come Alessandra Spranzi, Joachim Schmid, Rodrigo Hernández (vincitore del Premio #ContemporaryYoung), Riccardo Baruzzi e June Crespo, nuova collaborazione della galleria, con prezzi da 3mila ai 18mila euro.

“Sono quattro o cinque anni che frequento la fiera e ho visto un calo di anno in anno” ha commentato il collezionista romano d'arte contemporanea Emanuele Imparato, “quest'anno poche proposte nuove fatta eccezione per Pamela Diamante della Galleria Rossmut, artista giovane che vale la pena di seguire (le opere in stand andavano da 3mila a 9mila euro, ndr). Rimangono i grande maestri, che ci sono sempre stati, ma sul contemporaneo nulla di interessante”. La stessa Pamela Diamante è stata apprezzata dalla collezionista di Modena Isabella Generali, che ha così commentato la fiera: “La parte moderna ha sempre opere di qualità, ma non si può dire la stessa cosa per la parte contemporanea, dove le proposte non sono sempre state all'altezza delle aspettative”. Altri artisti interessanti segnalati dalla collezionista sono Guglielmo Castelli presso la galleria Francesca Antonini di Roma, quelli della galleria P420, e un lavoro del 1988 di Annette Messager presso la Galleria Elefantedi Treviso.

Galleria Lampertico

“Per noi è stata un'edizione brillante” ha dichiarato Michela Rizzodi Venezia, “abbiamo vinto due premi che hanno trainato il lavoro, ma so che non è stato così per tutti”. La gallerista si riferisce al Premio Euromobil assegnato a Matthew Attard con “Untitled (You are a poser!)” (price range per le opere dell'artista tra 2.500-4.500 euro), e al Premio Centro Porsche Bologna a Martino Genchi con l'opera “Linger” (price range 4.000-16.000 euro). “C'è stato un miglioramento - continua Michela Rizzo -, il segno della nuova direttrice Angela Vettese si sente, ma c'è ancora tanto da fare. Mancano le grandi gallerie milanesi e c'è forte competizione da parte delle altre fiere italiane; bisogna essere agguerriti per riposizionare Artefiera al ruolo di prima”.

Il Moderno. Rispetto alle gallerie di contemporaneo si sono dette molto più soddisfatte le gallerie di moderno, ma anche da parte loro ci sono delle riserve: “Giudizio positivo” riferisce Matteo Lampertico di Milano, che aveva in stand opere con un prezzo medio tra 50mila e 100mila euro, ma anche una scultura di Leoncillo da 120mila euro e una sfera di Pomodoro da 240mila. “Abbiamo venduto alcune opere e abbiamo incontrato molti collezionisti, alcuni già conosciuti, alcuni nuovi. Certo la fiera di Bologna ha perso di centralità rispetto a qualche anno fa; Angela Vettese ha fatto un ottimo lavoro, ma non è supportata da un management adeguato per fare concorrenza alle altre fiere, sia italiane che non. I progressi che ha fatto Miart in questi ultimi anni sono sbalorditivi rispetto alla apatia di Bologna, una fiera che si è troppo seduta sugli allori e, con una gestione affidata ai politici e ai burocrati, ha perso molte posizioni nel ranking. Ma il mercato è vivo e questa è la cosa più importante!”

Galleria Michela Rizzo

“È stata un'edizione che si è confermata positiva per interesse da parte del pubblico e dei collezionisti” ha dichiarato Davide Mazzoleni di Mazzoleni Londra-Torino. “Proponevamo opere di varia importanza e tipologia con prezzi molto diversi. Abbiamo proposto un'intera parete dedicata all'installazione di 108 opere di David Reimondo, per la prima volta con noi, che ha riscosso un notevole successo in termini di critica, di pubblico e di conseguenza anche di vendite. Abbiamo venduto 35 sue opere a 3.500 euro l'una. È stato molto appagante vedere così apprezzata la nostra scelta espositiva. Nel complesso direi che siamo soddisfatti dell'esito di questa importante fiera, nella quale abbiamo venduto diversi lavori. Molto bene anche Zappettini, con una vendita di sette opere.”

Le fa eco Tonelli: “Siamo contenti di questa Artefiera perché abbiamo incontrato tanta gente interessata alle nostre opere, tra cui presentavamo ceramiche di Fontana e disegni di Melotti. In generale di questi tempi tutte le attività sono un po' stanche, Artefiera è una fiera che fa lavorare i galleristi”.

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