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Il museo misura l’impatto sul territorio: Assmann promosso dai…

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Il museo misura l’impatto sul territorio: Assmann promosso dai visitatori

Un test su tre musei può dare un’indicazione del gradimento dei visitatori? Avere un feedback del servizio culturale offerto può essere un’utile bussola per il futuro, così il Politecnico di Milanoinsieme al Museo Palazzo Reale di Genova, aPalazzo Ducale di Mantova e ai Musei Reali di Torino hanno condiviso l'indagine “Good Practice Musei” per analizzare il giudizio dei visitatori. L'analisi è stata condotta attraverso questionari somministrati al 2% dei visitatori dei tre musei statali dotati di autonomia nello scorso maggio, cioè circa 2mila persone per museo pari a un totale di 6mila questionari. A questo feedback si è aggiunta l'analisi, sempre attraverso questionari, su tutto il personale dipendente interno dei tre musei per identificare le attività alle quali viene dedicato maggior tempo. Che cosa è emerso da questo primo test?

I risultati. Mediamente l'85% dei visitatori dei tre musei si è sentito “coinvolto” dall'esperienza, l'84% ha aumentato la propria conoscenza, il 76% pensa che il museo contribuisca positivamente alla vita cittadina, il 74% si è sentito ispirato della visita e il 73% pensa che il museo contribuisca all'inclusione culturale e delle comunità. I numeri della ricerca mostrano una fotografia positiva dei tre musei coinvolti. Il positivo feedback dei visitatori arriva proprio mentre si dibatte sulla liceità che un direttore straniero, come Peter Assmann, possa ricoprire il ruolo di dirigente di un museo italiano quale è Palazzo Ducale di Mantova. Ai giudici o ai visitatori l’ardua sentenza?

I buoni risultati sono da leggere e interpretare con attenzione partendo da una considerazione: il valore creato da un museo va ben oltre il semplice numero di visitatori. Ne sono convinti i ricercatori guidati dalla responsabile della ricerca Michela Arnaboldi, docente di Accounting Finance and Control alla Facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano .

«Il “museo del futuro” deve sapere misurare e gestire le sue prestazioni per comprendere l'impatto generato sul territorio, la soddisfazione del pubblico e l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, in modo da valorizzare al meglio il suo patrimonio culturale». I ricercatori sono partiti da questa premessa per misurare la soddisfazione prodotta dai musei dotati di autonomia attraverso un nuovo modello integrato di misurazione. Il percorso è stato condotto da un team di ricerca composto da architetti e ingegneri gestionali, ingegneri informatici e designer al lavoro con le istituzioni culturali per identificare le migliori strategie di gestione, valorizzazione e conservazione del patrimonio artistico e culturale.
“Con questo modello abbiamo evidenziato che il valore del museo si può misurare ed il suo valore non è solo dato da quanti visitatori riesce ad attrarre, ma anche dal contributo alla vita sociale e cittadina - commenta Michela Arnaboldi -. Stiamo ora lavorando all'estensione del modello su più larga scala, allargando l'analisi ad altri musei statali, ma anche non statali”.

I risultati parlano chiaro. Il 97% dei visitatori è soddisfatto della visita. Misurare l'adeguatezza dei servizi offerti permette di avere una fotografia della loro efficacia: tra i servizi, i punteggi più bassi sono ottenuti dai giudizi sul sito web e l'accessibilità alle strutture, che pure raggiungono il 50% di giudizi positivi, il punteggio più alto (90%) va alla qualità degli allestimenti. Ma lo studio del Politecnico di Milano indica innanzitutto che i visitatori devono essere conosciuti a fondo per poter elaborare le migliori strategie: mediamente il 77% di chi ha visitato i musei è italiano, l'86% ha un diploma o una laurea (è difficile attrarre non diplomati). Analizzare le modalità di allocazione interne delle risorse e il loro livello di saturazione inoltre permette di misurare l'efficienza interna: l'analisi sui tre musei evidenzia che in media il 53% del personale interno è dedicato ad attività di vigilanza e sorveglianza, con percentuali differenti rispetto alla ripartizione del personale interno sulle altre attività quali servizi al pubblico, gestione e valorizzazione del patrimonio ed attività amministrativa. Insomma facendo la rilevazione sul personale si è compreso come nell'organizzazione di un museo oltre la metà delle risorse siano dedicate alla gestione della sicurezze e della guardiania. Un dato che dovrebbe far riflettere sulle politiche di esternalizzazione e sulle strategie assicurative.

Sviluppi. La ricerca non finisce qui: è già partita una seconda fase estesa a 30 musei, per la maggior parte nel nord Italia, su un campione più eterogeneo composto da musei civici, musei d'impresa, fondazioni e archivi. I questionari stanno coinvolgendo il 3% dei visitatori tra gennaio e marzo e a fine marzo si vedrà cosa emergerà. In ogni caso dalle interviste sul primo campione – spiega Deborah Agostini, ricercatrice del Politecnico, - emerge la necessità di una fortissima richiesta di rete per integrare l'attività del museo con altri enti e istituzioni nella città con un ruolo sempre più importante del digitale per creare innovazione e contatti”. Va in questa direzione la creazione al Politecnico dell'Osservatori.net sull'Innovazione digitale dei beni culturali.

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