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Il Nouveau Musée National de Monaco riscopre Alfredo Volpi

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Il Nouveau Musée National de Monaco riscopre Alfredo Volpi

Il Nouveau Musée National de Monaco (NMNM) ha inaugurato una mostra di un artista italiano famoso nel mondo, eppure a molti italiani il suo nome non dirà granché. Si tratta di Alfredo Volpi, nato a Lucca nel 1896 ma, meno di due anni dopo, partito su una nave con i genitori e vissuto a San Paolo tutto il resto della sua vita, nel quartiere italiano Cambuci. La mostra, dal titolo “La poetica del colore” e curata da Cristiano Raimondi, riunisce 70 opere dell'artista a rintracciare la sua storia di migrante e autodidatta eccellente. Volpi, le cui opere sono molto ricercate dai collezionisti americani, ha sempre rivendicato la sua indipendenza da movimenti artistici, ma ha anche influenzato profondamente il modernismo brasiliano, a partire dal Concreto, e presto lo vedremo anche alla Fondazione Cartier di Parigi grazie al prestito del NMNM, che si conferma museo di ricerca e snodo di collaborazioni.

La storia. Volpi si avvicina all'arte da una posizione atipica in quegli anni e ancora oggi – quella di immigrato – e da una condizione sociale umile, alternando il lavoro di falegname alla rilegatura di libri. Le sue prime opere sono commerciali e decorano le case della nascente borghesia cittadina, ma negli anni ‘40 la sua pittura cambia. “Volpi dipinge la memoria dei luoghi, la rielabora cromaticamente secondo una griglia da lui stessa ideata, e pian piano città e marine lasciano il posto a motivi semplici e astratti” racconta il curatore Cristiano Raimondi. L'artista usa colori a tempera ispirandosi alle tecniche dell'affresco, usa pigmenti naturali tra cui si riconoscono – ad esempio – i toni scuri della terra, ma le geometrie astratte che lo hanno reso famoso sono quelle delle fabbriche, delle case popolari delle periferie, e di festoni colorati a trasmettere la leggerezza del vivere. In Italia partecipa alla Biennale di Venezia nel 1950, e ancora nel 1952, nel 1962 e 1964, ma le altre istituzioni museali non ne riconoscono il valore culturale e artistico.

Alfredo Volpi

La scoperta. “Ho incrociato la figura di Alfredo Volpi mentre studiavo l'archivio di Hercule Florence, monegasco emigrato in Brasile nel XIX secolo e tra i padri dimenticati della fotografia” ricorda il curatore Cristiano Raimondi. E aggiunge: “Più mi informavo e più restavo affascinato da questa para-realtà italiana di cui faceva parte, e che influenzava tutte le arti fino all'architettura, con casi esemplari come Pietro Maria Bardi e Lina Bo Bardi, Marcello Piacentini”. Raimondi incontra i dipinti di Volpi all'Instituto Tomie Ohtake: spesso confusi dagli stranieri con la pittura naif, mostrano espliciti riferimenti alle Avanguardie del Novecento. “È consultando i documenti conservati all'Instituto Alfredo Volpiche si evince la profonda conoscenza di Volpi per l'opera di maestri come Matisse e Carrà, in quanto lasciava il suo nome sui registri delle presenze delle mostre” continua il curatore. Una conoscenza rielaborata in studio e assai apprezzata da artisti suoi coetanei che dichiararono la relazione di scambio e mutuo rispetto. “Volpi dipinge Volpi” disse Willys de Castro, famoso esponente del Concreto e proprietario di nove disegni dell'artista oggi parte della collezione delMoMA di New York.

Il mercato. I collezionisti di Volpi si chiamano Volpistas e non cedono le sue opere facilmente al secondo mercato. Le hanno comprate da lui, negli anni '50 e '60, come il gallerista Paulo Kuczynski. Conservano gelosamente opere celebri, come la sirena che domina la locandina della mostra al Nouveau Musée National de Monaco. “Questo dipinto - Sans titre (1962) - fu commissionato da un armatore, e quando fu richiesto per una mostra fu censurato in quanto considerato scandaloso” spiega Raimondi. Valore d'assicurazione? 12 milioni di euro. “Per un museo di arte contemporanea Volpi richiede lo stesso impegno di risorse di Morandi, che era tra l'altro uno dei suoi maggiori riferimenti artistici”. Ma il mercato di Volpi, così ristretto, è stato esposto al falso all'inizio degli anni Duemila. “Volpi produceva le cornici in casa, ma invecchiando chiese aiuto al marito della figlia più grande che era quindi perfettamente in grado di riprodurle dopo la sua morte, a 92 anni” continua il curatore. A fermare la produzione e diffusione di quadri falsi ci ha pensato Pedro Mastrobuono, presidente dell'Instituto Volpi, che nel 2015 ha lanciato un catalogo ragionato e chiuso il conteggio delle opere: tra dipinti e disegni sono oltre 2.600.

Novità. L'attività dell'estate ha riportato fiducia nel mercato in seguito a un'attenta ispezione gli incanti delle più grandi case d'asta internazionali – da Christie's aPhillips – con ritiro dei falsi ancora in circolazione. I risultati sono impressionanti e destinati a crescere: il record per un dipinto di Volpi, segnato da Christie's New York nel 2011, è di quasi 850mila dollari incluso buyer's premium, e su oltre 70 vendite, quasi tutte offerte in meno di dieci anni, ben 20 si attestano su prezzi superiori ai 100mila dollari, con una preferenza chiara per le immagini più astratte datate '50-'60. E le due gallerie che rappresentano l'artista in Brasile, Almeida e Dale e Bergamin & Gomide, possono contare adesso su una nuova potente alleata: la gallerista newyorkese Barbara Gladstone, che ha esordito con una mostra di Alfredo Volpi lo scorso novembre.

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