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Nasce il Museo Casamonti per testimoniare una passione

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Nasce il Museo Casamonti per testimoniare una passione

Una collezione personale, un mercante di lungo corso, un museo privato. Così nasce il Museo Casamonti. ArtEconomy24 ha intervistato Roberto Casamonti, titolare della celebre galleria fiorentina Tornabuoni Artesita sul Lungarno Benvenuto Cellini 3 che aprirà nel prossimo mese di marzo (vernice per la stampa 21 marzo 2018 ore 12) un museo interamente dedicato all'arte moderna e contemporanea, formato esclusivamente da opere della sua importante collezione personale.

Il museo avrà sede al Piano Nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni a Piazza di Santa Trinità 1. Lo storico edificio, capolavoro architettonico rinascimentale di Baccio d'Agnolo, si affaccia sull'asse che congiunge Piazza Santa Trinità con la prestigiosa via Tornabuoni. I dipinti e le sculture esposte sono il frutto di anni di appassionate ricerche che hanno dato vita ad un insieme in grado di rappresentare l'eccezionale evoluzione storico-artistica che attraversa per intero il XX secolo. Attesa come una delle maggiori raccolte d'arte moderna e contemporanea aperte al pubblico esistenti in Italia, è stata per precisa scelta affidata all'Associazione Culturale appositamente costituita per gestire e animare questo nuovo spazio culturale: il pubblico potrà ammirare le opere esposte accedendovi gratuitamente, su semplice prenotazione.

La collezione di opere d'arte italiane e straniere si articola in due grandi nuclei, il primo considera opere di artisti dagli esordi del Novecento sino ai primi anni Sessanta, il secondo dal 1960 ai giorni nostri. In Palazzo Bartolini Salimbeni la collezione sarà proposta nelle due sezioni, il primo nucleo dal 24 marzo 2018 sino alla primavera del '19 e a seguire il secondo.

Per introdurre questa collezione può raccontarci brevemente la sua formazione, la passione ereditata da suo padre e la sua carriera come gallerista e collezionista?
La scintilla che ha alimentato il mio primo amore per la pittura è scoppiata quando ero ancora bambino, quando nei primi anni Cinquanta accompagnai mio padre Ezio nello studio di Ottone Rosai. Qualche anno più tardi ho seguito ancora mio padre mentre sceglieva le prime opere dei maestri toscani Ardengo Soffici e Lorenzo Viani. Con i primi anni Sessanta arrivarono le prime tele di Felice Casorati e Carlo Carrà, infine, Giorgio de Chirico. Passata la grande paura dell'alluvione, stava ormai a me muovere i primi passi. Un naturale senso di emulazione mi aveva portato a guardare inizialmente in modo disordinato opere di Gianni Dova, Massimo Campigli, ma anche Mario Mafai e Renato Guttuso. Fu solo tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta che il mio sguardo fu sedotto da nuovi linguaggi, ancora non so se fu più per coraggio, fortuna o lungimiranza. Mi ritrovai rapito nel tentativo di capire qualcosa di così lontano dalla pittura che avevo imparato a vedere. Era un linguaggio composto con un alfabeto nuovo fatto di squarci e tagli, di tele di sacco e bruciature, manifesti pubblicitari strappati e pennellate gestuali. Avevo incontrato le opere di Fontana e Burri, Rotella e Vedova, Dorazio e Boetti. In questo percorso gli incontri sono stati tutto. Se ripenso alle prime mostre da gallerista negli anni Ottanta, rivedo i miei incontri con Sebastian Matta a Tarquinia, Emilio Vedova a Venezia, Alighiero Boetti a Roma, ma anche Mimmo Rotella, Mario Ceroli. Dopo l'apertura della galleria parigina Tornabuoni Art, si cosolidano le collaborazioni con Luca Massimo Barbero, Bernard Blistène o Serge Lemoine, ma anche con Emilio Isgrò e Arnaldo Pomodoro.

Le opere (dipinti e sculture) che offrirà al nuovo museo provengono principalmente dalla sua attività di gallerista o dalla collezione di suo padre?
Le opere che saranno esposte al piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni fanno parte della mia collezione che ho costituito, io in prima persona, nel corso degli anni. I dipinti e le sculture esposte sono, infatti, il frutto di anni di appassionate ricerche che danno vita ad un assieme in grado di rappresentare l'eccezionale evoluzione storico artistica che attraversa per intero il XX secolo.

Quali sono i principali motivi che l'hanno spinta a realizzare un museo con opere di sua proprietà?
Ho pensato di voler condividere con la città di Firenze, alla quale sono da sempre affettivamente legato, la mia collezione per poter fare in modo che i valori di cui l'arte è portatrice possano essere condizioni non esclusive ma pubblicamente condivise. Io sono vicino agli 80, il mio è un gesto che spero venga compreso e apprezzato nella sua semplice autenticità. Condividere con gli altri il proprio amore per l'arte, anche con chi non conosci è il miglior modo per dare un significato ad alcune opere che non ho mai voluto vendere, a certi quadri a cui sono legato da ricordi, da momenti o incontri particolari.

Quali sono stati i criteri di scelta delle opere che verranno destinate al museo?
Questo progetto rispecchia la mia ferma convinzione che l'arte dovrebbe essere amata in quanto tale e non in base al suo valore sociale o economico. Mi sono innamorato dell'opera di Fontana e Boetti molto prima che il mondo dell'arte iniziasse a prenderli in considerazione. Sono felice di poter esporre le opere di artisti affermati a livello internazionale accanto ad opere di artisti oggi lontani dalle luci della ribalta mediatica e dai meccanismi del mercato dell'arte. Potrete dunque vedere Fontana, Burri esposti accanto al ritratto che Ottone Rosai fece a mio padre o ai lavori di Viani, Boldini e Fattori. Tante fondazioni nascono per celebrare i loro proprietari. Chi si aspetta di trovare in una fondazione ‘pubblicità' alla mia lunga carriera di gallerista rimarrà deluso. Chi, invece, è alla ricerca di sorprese e di un percorso artistico di scelte del tutto personale, non lo sarà. Non credo che servano nuovi spazi d'arte per celebrare il Futurismo, o l'arte Povera o lo Spazialismo italiano, ma c'e un gran bisogno di raccontare storie di amore per l'arte fatte di incontri e occasioni.

Quali sono gli highlights personali che saranno esposti e perché li espone?
Tra le opere selezionate c'è un “Sacco” di Alberto Burri del 1952, alcune opere di Castellani dei primi anni '60, “Ettore e Andromaca” di Giorgio de Chirico del 1950, un reticolo di Dorazio del 1962 oltre a un “Concetto spaziale” di Fontana sempre del 1962. Ancora un Kandinsky del 1940 e un Picasso del 1946. Sono opere indicative del mio percorso personale di collezionista, sono artisti che ho da sempre amato e ricercato nel tempo.

Quali sono quelli di valore storico-artistico?
Oltre ai quadri che ho precedentemente citato, ci sono molte altre opere prestigiose tra le quali ricordo: “In ricognizione” di Giovanni Fattori del 1899; “Grande serata al salone Margherita” di Giacomo Balla del 1903; “Il Tempio di Apollo” di Giorgio de Chirico del 1909; una periferia di Sironi del 1921. Tra le altre ricordo “Il pittore” di Mario Tozzi del 1931 che apparteneva alla collezione di Margherita Sarfatti e ancora potrei citare un'opera di Paul Klee del 1935; un “Paesaggio” di Morandi del 1942. Fino ad avvicinarci agli anni sessanta dove incontriamo un “Acrome” di Manzoni del 1958; una “Combustione” di Burri del 1960; un “Concetto spaziale, L'Inferno” di Fontana del 1965 e una “Jackie” di Andy Warhol del 1964.

Le opere acquisite durante la sua carriera, sono donazioni dirette degli artisti o sono entrate in sue mani con l'acquisizione di collezioni private?
Le opere sono state acquistate da me nel tempo attraverso i consueti canali per mezzo dei quali si acquisiscono le opere, quali: collezioni private, gallerie e case d'asta.

La collezione destinata al museo sarà esposta in due nuclei, in tempi successivi: il programma espositivo si ripeterà alterandosi con le stesse sezioni anche negli anni a venire?
La collezione verrà presentata alternandosi nelle sue due diverse sezioni nel corso del tempo, inoltre ospiteremo anche altre mostre ed eventi culturali.

La sede museale è in affitto?
La sede è stata da me acquisita, desideravo che le mie opere potessero essere contenute all'interno di un palazzo che rappresentasse l'immaginario collettivo di Firenze, un edificio la cui storia, legata alla sua importanza architettonica, costituisse uno dei punti di riferimento della città. La scelta del piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni è stata a questo scopo propizia; l'edificio, considerato uno tra i più belli e noti della nostra città, venne costruito nel 1520 da Baccio d'Agnolo e si colloca in un punto focale del centro storico di Firenze, offrendo da Piazza Santa Trinità il passo a via Tornabuoni. Luogo quest'ultimo che sento affettivamente vicino, in quanto proprio in questa strada, nel 1981,
inaugurai la mia prima galleria che da essa prese il nome.

La collezione sarà sempre aperta al pubblico o solo per appuntamento?
La collezione sarà aperta al pubblico su prenotazione. Gli orari di apertura al pubblico: mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica dalle ore 11.30 alle ore 19.00, chiusura biglietteria ore 18.30.

Le opere che verranno esposte nel museo rimarranno di sua proprietà?
Le opere sono di mia proprietà e resteranno esposte in collezione. Contrariamente a quelle esposte nelle gallerie d'arte, le opere che saranno collocate a Palazzo Salimbeni non saranno più in vendita.

Qual è il valore commerciale attuale dell'intero corpus espositivo?
Non è mia intenzione ridurre questa importante operazione, che sento affettivamente vicina, ad un valore commerciale. La collezione rispecchia la mia ferma convinzione che l'arte dovrebbe essere amata in quanto tale, per il suo valore educativo e per le emozioni che è in grado di suscitare, e non in base al suo valore economico e ancora meno in base al suo ruolo di veicolo di uno status sociale.

Può narrarci qualche aneddoto interessante legato alle opere che verranno cedute al Museo o agli artisti che l'hanno realizzate?
Una delle opere esposte è il ritratto di mio padre eseguito da Ottone Rosai, ricordo che ero presente quando Rosai eseguiva il dipinto, era il 1952 ed avevo solo 12 anni. Furono ore di attesa, in silenzio, seduto in disparte. Rapito a guardare quel mondo così lontano. Il mio sguardo si posava su ogni dettaglio, odore, parola o pausa. Atmosfera solenne tra polvere, tubetti di colore, odore di trielina e stracci per pulire i pennelli. Occhi grandi aperti nel tentativo di appropriarmi poco a poco di quel mondo così sconosciuto.

Quali sono le opere che saranno esposte a cui lei è maggiormente legato perché frutto di impegnative ricerche?
Sicuramente ogni opera collezionata è frutto di ricerche e di impegno, ognuna è portatrice di una sua storia personale che si è legata con la mia nel momento in cui l'ho scelta e l'ho acquisita. Per cui ogni dipinto collezionato è prezioso perché oltre a narrare se stesso racconta anche una parte di me.

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