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Da Art Basel Hong Kong e Ubs il mercato cresce del 12%

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mercato dell’arte

Da Art Basel Hong Kong e Ubs il mercato cresce del 12%

Ce lo aspettavamo tutti, le aste avevano già indicato un trend positivo del 2017. Ora da Hong Kong l’atteso report di Clare McAndrew commissionato per Art Basel eUbs conferma il ritorno alla crescita per il mercato mondiale dell'arte del 12%, raggiungendo una cifra stimata di 63,7 miliardi di dollari, dopo due anni di declino, con la Cina che supera di poco (con il 21%del valore degli scambi) il Regno Unito (fermo al 20%), come secondo mercato. Gli States rimangono il mercato principale con il 42% del valore delle vendite e, anzi, tornano a crescere con un balzo delle vendite su base annua del 16%. Del resto aTefaf a Maastrichtdalle preview dell’8 e 9 marzo gli acquisti erano tutti a stelle e strisce a conferma della grande disponibilità di spesa dei collezionisti americani. Inoltre il Global Art Market Report di Ubs rivela nuove informazioni sulle abitudini dei collezionisti high net worth individual statunitensi.

Pesi e valori. I 63,7 miliardi di dollari, stimati, di vendite globali sono stati totalizzati per 28,5 miliardi dalle case aste, pari al 47%, e per 33,7 miliardi dagli intermediari pari al 53%. L’analisi, con una stima conservativa, prevede che i restanti 1,5 miliardi di dollari siano fatturati nelle vendite private delle case d'asta. Il volume delle vendite (numero di transazioni) è cresciuto più moderatamente dei valori, dell'8% anno su anno. Gli scambi si sono in gran parte concentrati nella fascia alta del mercato, cioè oltre i 10 milioni di dollari, la spia più evidente sono i prezzi record raggiunti nelle aste, come i 400 milioni di dollari (più 50 di commissioni) pagati per il dipinto «Salvator mundi» di Leonardo da Vinci in un'asta da Christie's.

Mercati principali. Gli Stati Uniti si confermano il mercato più grande e il 72% delle vendite tramite intermediari è stato destinato ad acquirenti locali. Il mercato asiatico ha rappresentato il 23% delle vendite globali nel 2017, mentre gli acquirenti asiatici hanno effettuato il 15% delle transazioni globali tramite intermediari. Gli acquirenti cinesi da soli hanno fatto la parte del leone con il 10%, un significativo aumento rispetto al magro 4% del 2016 che dimostra un'altra volta la continua crescita del potere d'acquisto in Asia.

In asta. Le vendite di arti figurative, arti decorative e antichità pari a 28,5 miliardi di dollari hanno registrato un rialzo del 27%, consentendo alle vendite totali tramite asta di rappresentare il 47% del mercato. Gli aumenti più importanti si sono registrati nella fascia altissima di valore con le opere vendute a oltre 10 milioni, aumentate del 148% in 10 anni e del 125% su base annua nel 2017.

In galleria. Le vendite tramite intermediari sono cresciute del 4% su base annua raggiungendo un valore stimato di 33,7 miliardi di dollari, ovvero il 53% del mercato. La crescita delle vendite più forte su base annua si è registrata nel segmento al di sopra di 50 milioni di dollari. Alcuni intermediari statunitensi hanno segnalato un aumento dell'attività a fine anno, merito della riforma fiscale del governo Trump e dell'abolizione del differimento degli utili 1031 Like-Kind Exchanges per l'arte. Il rapporto tra aperture e chiusure delle gallerie da oltre 5 a 1 del 2007 è diminuito rapidamente, passando dopo dieci anni d a 0,9 a 1 nel 2017, insomma lo scorso anno sono state più le chiusure che le aperture. Le aperture della galleria sono diminuite costantemente nell'ultimo decennio fino a segnare nel 2017 circa un 87% in meno rispetto al 2007.

In fiera. Hanno un ruolo fondamentale nel mercato mondiale e si stima che qui gli intermediari concludano il 46% delle vendite, in aumento del 5% su base annua, con cinque fiere in media nel 2017. Si stima quindi un giro d’affari di 15,5 miliardi di dollari, in aumento del 17% su base annua. I costi di partecipazione per le gallerie sono saliti a 4,6 miliardi di dollari nel 2017, in rialzo del 15% da 4 miliardi nel 2016.

Gli scambi online. Hanno registrato una crescita significativa negli ultimi cinque anni, pari al 72%, raggiungendo un valore stimato di 5,4 miliardi di dollari. Ciò rappresenta l'8% del valore delle vendite globali, con un aumento del 10% su base annua. Le vendite online sono state una porta d’ingresso per far entrare nel mercato nuovi acquirenti: i galleristi hanno riferito che il 45% dei loro acquirenti online erano nuovi. Stesso discorso per le case d'asta che attraverso il web conquistano nuovi acquirenti, infatti il 41% di coloro che acquistano su internet erano nuovi compratori.

I comparti preferiti sotto il martello. Le vendite di arte del dopoguerra e contemporanea hanno raggiunto il totale di 6,2 miliardi di dollari nel 2017, con un aumento del 12% su base annua. Le vendite di arte moderna sono cresciute del 39% raggiungendo i 3,6 miliardi. I valori nel settore impressionista e post-impressionista sono saliti del 71% a 2,3 miliardi di dollari, mentre gli scambi nel mercato degli Old Master hanno raggiunto meno di 1,3 miliardi di dollari; nel comparto i maestri antichi europei sono cresciuti del 64% arrivando a 977 milioni di dollari, oltre il picco di dieci anni fa del 2007 pari a 906 milioni di dollari. Naturalmente ha contribuito al settore l’aggiudicazione del «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci senza il quale le vendite sarebbero effettivamente scese dell'11%

Il collezionista questo conosciuto. Ubs e il suo Chief Investment Office ha indagato sui comportamenti dei collezionisti: un sondaggio sulle abitudini degli high net worth individual statunitensi, realizzato in collaborazione con Clare McAndrew e il suo team nel quadro del rapporto trimestrale Ubs Investor Watch, ha stimato che il 35% di loro, ovvero 1 milione di HNWI, ha partecipato ai mercati dell'arte e degli oggetti da collezione. Il 93% degli intervistati ha dichiarato di aver acquistato prevalentemente a prezzi inferiori a 50.000 dollari, mentre gli acquisti diretti presso una galleria o una fiera d'arte sono il canale preferito per il 43% degli intervistati. Il 73% ritiene che la passione per il collezionismo d'arte sia un modo di esprimere la propria personalità, mentre per il 63% la motivazione proveniva dall'intenzione di sostenere l'arte e la cultura, con una quota maggiore tra le donne (71%) che tra gli uomini (59%). Vi è poi una particolare propensione a sostenere gli artisti locali e nazionali nonché gli artisti ancora in vita. L'86% dei collezionisti intervistati ha dichiarato di non aver mai venduto un'opera della propria collezione e, se il 73% degli intervistati ha un consulente finanziario professionista, relativamente pochi hanno fatto ricorso a un consulente d'arte (8%).

L’impatto economico. Il mercato dell'arte ha impiegato direttamente circa 3 milioni di persone nel 2017, con circa 310.685 imprese che operano nel mercato globale dell'arte, dell'antiquariato e del collezionismo, di cui 296.540 galleria e 14.145 case d'asta. Si stima che lo scorso anno il commercio globale d'arte abbia speso 19,6 miliardi di dollari su una serie di servizi di supporto esterni direttamente collegati alle loro attività, con un aumento del 9% su base annua. Oltre al costo elevato (4,6 miliardi di dollari) sostenuto dalle gallerie per la partecipazione alle fiere, la seconda voce di spesa più grande sono i costi di pubblicità e marketing, che ammontano a 2,8 miliardi.

Ma al di là del mercato l'Ubs/PwC Billionaires Report 2017 riferisce di una crescita dell'impegno per l'arte dei miliardari, come testimoniato dalla maggiore presenza nelle classifiche dei principali collezionisti al mondo, dalla crescita dei musei privati, soprattutto, in Asia e dall'aumento dei finanziamenti privati ai musei pubblici. Oggi si contano più miliardari asiatici che statunitensi e il loro patrimonio potrebbe compiere il sorpasso nel giro di quattro anni. «L'arte può fornirci informazioni sul nostro mondo complesso e imprevedibile mettendo in discussione i modi di pensare canonici» ha spiegato Paul Donovan, capo economista Global Wealth Management di Ubs. «La performance di un mercato dell'arte globalizzato e in crescita come quello di oggi riflette in modo affascinante le tendenze economiche generali e presenta una forte correlazione con il Pil e il numero di persone HNW. Il collezionismo è una passione che condividiamo con molti dei nostri clienti e, a fianco dei nostri servizi esclusivi per l'arte, la collaborazione con la Clare McAndrew e Art Basel è la logica prosecuzione del nostro impegno continuo per la ricerca e l'analisi dei mercati e dei dati economici a beneficio dei nostri clienti».

«Dopo due anni di incertezza e declino fa eco Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics –, il mercato ha cambiato direzione nel 2017 registrando una crescita delle vendite sia all'asta che tramite intermediari, oltre che alle fiere e online. Nonostante un certo grado di volatilità politica residua, la forte crescita del patrimonio globale al vertice della piramide, il balzo dei rendimenti sui mercati finanziari, il rafforzamento della fiducia dei consumatori e l'incremento dell'offerta hanno creato un contesto molto più favorevole per le vendite. Questi aumenti hanno abbracciato l'intero settore, ma sono venuti soprattutto dalla fascia alta del mercato. Escludendo il segmento premium, infatti, la performance non è stata sempre positiva e molte attività sono sotto pressione. Questa biforcazione della performance è una preoccupazione che rimane, soprattutto, perché la maggior parte della spesa per l'impiego e accessoria proviene dalle tante attività di commercio d'arte al di sotto della gamma più alta. Per massimizzare la ricaduta economica, il mercato deve funzionare bene a tutti i livelli.»
«I forti guadagni registrati nel 2017 e l'infrastruttura sempre più globale del mercato - ha dichiarato Noah Horowitz, direttore Americhe di Art Basel -, sono sicuramente rassicuranti, ma il rapporto mette in luce con chiarezza anche la concentrazione sulla fascia alta e il rapido cambiamento delle dinamiche e gettano nuova luce su molti dei temi di maggiore attualità nel mercato dell'arte di oggi».

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