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Art Dubai: focus sull'arte africana e sull'Arabia Saudita

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Art Dubai: focus sull'arte africana e sull'Arabia Saudita

Art Dubai (dal 21 al 24 marzo) è una fiera con una partenza lenta. Questo è il giudizio di gran parte dei galleristi, ma aggiungono che: «come per le altre fiere non si può mai sapere fino alla fine». L'interesse non manca, ma le trattative rimangono riservate, e l'affluenza, non solo dal Medio Oriente, è significativa. Quest'anno Art Dubai è favorita da due elementi di per sé distanti, ma strategicamente fondamentali per richiamare il grande collezionismo internazionale. Il primo e più importante è il Louvre ad Abu Dhabi, aperto nel novembre scorso ha sicuramente favorito, nell'ultimo periodo dell'anno, un aumento del turismo nell'area, che nel 2017 ha segnato un incremento del 9,8% a 4,9 milioni di presenze principalmente da Cina, India e Regno Unito (gli italiani sono stati circa 63mila) e secondo alcuni esperti la presenza negli hotel, dall'apertura del museo, è quadruplicata.

Altro elemento che ha favorito la presenza del collezionismo internazionale è la prossima tappa del calendario degli appuntamenti internazionali con il mercato dell'arte, ArtBasel Hong Kong (dal 27 al 31 marzo), località ben collegata con cinque voli giornalieri.

Arabia Saudita. Interessante notare che quest'anno oltre ai partner storici della fiera (Abraaj Group, con il premio annuale giunto alla decima edizione, la svizzera Julius Baer, Madinat Jumeirah e Piaget) nella sezione Modern spiccava la partnership con il Misk Art Institute un'organizzazione con sede a Riyadh e un centro di residenza per artisti a Abha, situato nella regione sud-occidentale dell'Asir dell'Arabia Saudita, costituita nel 2017 per incoraggiare la produzione artistica locale. La partnership con Art Dubai è un ulteriore segnale dei rapidi cambiamenti in atto in Arabia Saudita dopo le riforme del Principe ereditario Mohammed Bin Salman (dietro all'acquisto record del “Salvator Mundi”) che concludendo anni di isolamento dovrebbe posizionare il paese in una nuova realtà e, sull'esperienza degli Emirati, ridurre la dipendenza dai proventi dalle fonti energetiche e investire nel settore cultura al quale saranno destinate risorse pari a 64 miliardi di dollari, in partnership con il settore privato, per effettuare infrastrutture culturali nel prossimo decennio.
In fiera le gallerie saudite erano tre Lakum Artspace da Riyadh nella sezione Residents, da Jeddah Hafez Gallery nella sezione Modern e Athr Gallery nel Contemporary.

Residents. Una delle proposte più interessanti della fiera è stata la sezione Residents, un progetto istituito per la prima volta quest'anno dal curatore artistico Pablo del Val che ha favorito la partecipazione di 11 artisti a un programma di residenza di 4-8 settimane in tre spazi situati nell'area: In5, Warehouse 421 e Tashkeel. Alcuni artisti e tra questi Faris Al-Osaimi rappresentato Lakum Artspace di Ryadh (Arabia Saudita) una piattaforma contemporanea multifunzionale, ha dichiarato che stata un'esperienza stimolante e gratificante anche se all'inizio era molto difficile lavorare fuori dal mio studio, ma ho imparato molto lavorando con gli altri artisti, inclusa la sperimentazione di tecniche diverse>.
Le opere realizzate sono state esposte e messe in vendita in questa nuova sezione della fiera, dalle gallerie che rappresentano gli artisti. Una grande opportunità per le gallerie che non hanno mai partecipato a Art Dubai, un modo per farsi conoscere e forse diventare una new entry l'anno prossimo. Tra i lavori più interessanti quelli di due artisti africani, Victor Ehikhamenor, fotografo e scrittore rappresentato dallaTyburn Gallery di Londra. Nato in Nigeria, ha rappresentato il suo paese in diverse biennali internazionali, tra cui la Biennale di Venezia 2017. Le sue opere astratte, simboliche e politicamente motivate sono ispirate alle tradizionali religioni africane e all'intercettazione delle credenze occidentali. A Dubai, ha realizzato un corpus di lavori dai colori vivaci, tra cui l'installazione scultorea “The Metamorphosis of a Tall Dream” (25.000 dollari) e altri lavori su carta e tela (8.500 dollari).

Le gallerie africane. Dopo l'Arabia Saudita anche l'Africa ha fatto sentire la sua presenza in questa edizione della fiera. Le gallerie proveniente dal continente africano sono aumentate del 50% rispetto all'anno scorso, passando da sei a nove, e il numero di artisti africani in mostra è cresciuto del 17%. Tra le gallerie presenti Addis Fine Art, prima galleria etiope ad esporre ad Art Dubai e il suo co-fondatore Rakeb Sile che era già stato in visita negli anni passati, racconta che l'interesse per l'arte subsahariana in Medio Oriente è cresciuto e con esso anche la domanda, complice il fatto che gli Emirati Arabi Uniti hanno investito molto in Etiopia negli ultimi anni.
In esposizione i dipinti di Wosene Worke Kosrof, tra cui una grande tela “America: The New Alphabet” (2017), che fonde l'Espressionismo astratto (Wosene si è trasferito negli Stati Uniti verso il 1978) con la scrittura amarica (prezzo 200.000 sterline). Allo stand della galleria sono, inoltre, in vendita immagini a colori con scene di strada della giovane fotografa autodidatta Girma Berta (2.500- 5.000 £, a seconda dell'edizione e delle dimensioni).
Altro debutto per Gallery 1957 che tuttavia a gennaio ha sperimentato la scena artistica a Dubai con una mostra dell'artista del Ghana Serge Attukwei Clottey negli spazi della galleria Lawrie Shabibi in Alserkal Avenue. Ad Art Dubai, la galleria ha presentato un solo show di Modupeola Fadugba, artista togolese residente in Nigeria. I prezzi vanno da 20.000 a 30.000 dollari.

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