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Mercato dell’arte

Arte algoritmica nel mercato: l’intelligenza artificiale cambia le regole?

Nella serie Fifity Sisters, Series of fifty evolved digital plant images, http://jonmccormack.info/artworks/fifty-sisters/ l'artista Jon McCormack presenta cinquanta piante differenti coltivate digitalmente con un algoritmo, 2012
Nella serie Fifity Sisters, Series of fifty evolved digital plant images, http://jonmccormack.info/artworks/fifty-sisters/ l'artista Jon McCormack presenta cinquanta piante differenti coltivate digitalmente con un algoritmo, 2012

Chi pensava che la creatività fosse l'ultimo baluardo difensivo per l'umanità contro il dilagare dell'intelligenza artificiale, ha preso un abbaglio (Hello, Siri!). Un giorno, neppure troppo lontano, i robot terranno mostre personali, collaboreranno con artisti in carne ed ossa e avranno un loro padiglione alla Biennale di Venezia. Se tutto questo vi sembra fantascienza, vi sbagliate. L'era della cosiddetta “arte algoritmica” è alle porte.
L'illusione che il guizzo creativo arrivi dall'alto, come un'illuminazione divina intraducibile in termini di dati, cade dinnanzi alla tesi per la quale la nostra immaginazione non faccia altro che riordinare input e immagini che già conosciamo. Traducendo questo in termini di intelligenza artificiale (AI) si parla di riorganizzazione di dati esistenti in modelli diversi.

Nel giugno 2017, all'International Conference on Computational Creativity di Atlanta, il professor Ahmed Elgammal dell’Art and Artificial IntelligenceLab della Rutgers University con sede in New Jersey (US) ha presentato alla comunità scientifica il concetto di Creative Adversarial Networks (CANs). Un processo che permette all'intelligenza artificiale di creare un'opera d'arte tale da sembrare un prodotto umano originale e non la semplice evoluzione di opere già esistenti . A riprova della perfezione di quest'arte algoritmica, che impara dai modelli dei grandi maestri, ilpaper, pubblicato in occasione della conferenza, mostra come il 53% dei visitatori di Art Basel non abbia saputo distinguere l'arte prodotta dal sistema da quella di artisti viventi.

Arte algoritmica: diritti, valore e ruolo dell'intelligenza artificiale nel mercato dell'arte

Se fino ad oggi il mercato dell'arte ha piegato l'intelligenza artificiale per i suoi bisogni più impellenti come riconoscere l'autore di noti capolavori con il semplice scan dell'opera (Smartify), riconoscere opere d'arte rubate ed allertare immediatamente i Carabinieri (TPC ) o “renderizzare” l'opera d'arte che si sta per acquistare nel salotto di casa (ArtBeamer), lo studio della Rutgers University con interrogativi esistenziali sull'originalità della nuova arte prodotta dalle macchine scuote il mercato ponendolo dinanzi al bivio: arte algoritmica dentro o fuori?

Le App per android e Iphone che sfruttano l'high-tech per produrre opere d'arte non si sono fatte attendere. Alcune di queste app sono create su algoritmi semplici come Deep Art che permette di ridipingere una foto con la tecnica dell'artista preferito per poi riceverla per email, come pure fa Deep Dream Generatordi Google. Tra i programmi più sofisticati, invece, c'è Project Magenta di Google Brain che utilizza TensorFlow (la libreria software open source per l'apprendimento automatico) per generare arte e musica avvalendosi del deep learning e reinforcement learning. “L'idea - spiega Douglas Eck, ricercatore di Google Brain, - non è quella di sedere davanti al computer e guardarlo produrre arte, ma di collaborare con la macchina nella produzione creativa”. Il programma ricerca il supporto di artisti, codificatori, sviluppatori, accademici, anche attraverso scambi sul blog di Magenta. Fa parte di Magenta ancheSketch-RNN, ideato da Davide Ha, con cui è possibile disegnare “polli e barche” aiutato da Google, provare per credere.

Gli artisti hanno già messo le mani avanti profilando interessanti collaborazioni uomo-robot, a parlarne è Dave King, fondatore di Move 37, una società creativa AI, mentre Jon McCormack, artista australiano e professore di scienza informatica alla Monash University, Sougwen Chung, artista, e Simon Colton, ricercatore AI, già da tempo incorporano algoritmi nelle loro opere. È difficile prevedere come queste opere - là quando verranno prodotte in massa - saranno accolte dall'establishment del mondo dell'arte da sempre un po' restio ad aprirsi alle novità. Nel frattempo il MOMA (NYC) prepara il pubblico al grande salto con una mostra ai limiti dell'umano: “Thinking machine: art and design in the computer age 1959-1989” da domenica 8 aprile. Nel 2016, 29 dipinti realizzati da Google AI sono stati battuti all'asta a San Francisco e il Wall Street Journalriporta che si è arrivati ad offrire 8.000 dollari per uno di questi. Il che porta alla conclusione che quest'arte algoritmica ha già mercato!

La verità è che quest'arte artificiale fa sorgere una serie di questioni a cui il diritto e il mercato sono chiamati a rispondere. Se è vero che nel nuovo regno dell'AI, le macchine svolgeranno gran parte del lavoro creativo relegando l'artista ad un ruolo secondario, a chi dovrà attribuirsi la paternità dell'opera intesa come diritto morale? Sarà dell'artista? Della macchina? O di chi il sistema l'ha pensato? Fanno da corollario alle questioni di diritto, altre di natura commerciale ed etica, relative al valore di scambio di quest'arte algoritmica (o “AI ART”) o al ruolo dell'artista al cospetto dei robot, artisti anch'essi.

Se da un lato la ricerca millenaria del bello assoluto, della perfezione estetica, del canone aureo e della prospettiva matematica sono frenati dall'ostacolo insormontabile della fallibilità del medium umano, l'intelligenza artificiale non sbaglia, traccia fredda il suo punto di fuga e proporzioni perfette, dando vita, in poco tempo, a bilanciatissime composizioni.
È pensabile che l'avvento di quest'arte “sintetica” rimetta in discussione l'arte astratta o minimalista, pensiamo a Frank Stella, oppure a tutte quelle opere dalla precisione quasi maniacale. Il mercato dell'arte pertanto dovrà fare una scelta di valore e decidere se valorizzare l'arte fredda ed esteticamente perfetta, ammettendo il primato della macchina sull'uomo, o se dare maggiore valore all'errore, alla casualità pollockiana, ai pentimenti dell'artista, solo in quest'ultimo caso l'uomo prevarrà sull'algoritmo.
Il dibattito sul peso specifico del fattore umano dinnanzi alla macchina è forse quello più acceso dei nostri tempi e il mondo dell'arte non ne è immune.

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