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Art Cologne convince gallerie e collezionisti

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mercato dell’arte

Art Cologne convince gallerie e collezionisti

Zuzanna Czebatul, “Higher Than The Sun”, Art Cologne 2018, Foto Silvia Anna Barrilà. L'installazione ricordava gli interni dei casino di Las Vegas, pensati per stimolare i visitatori a spendere soldi con parole come “cash”, “mega”, “hype”, “now”. L'ultimo giorno della fiera è stata tagliata in 200 pezzi, venduti a 50 euro l'uno e donati alla lotta contro il cancro
Zuzanna Czebatul, “Higher Than The Sun”, Art Cologne 2018, Foto Silvia Anna Barrilà. L'installazione ricordava gli interni dei casino di Las Vegas, pensati per stimolare i visitatori a spendere soldi con parole come “cash”, “mega”, “hype”, “now”. L'ultimo giorno della fiera è stata tagliata in 200 pezzi, venduti a 50 euro l'uno e donati alla lotta contro il cancro

Si è conclusa ieri a Colonia la 52ª edizione Art Cologne, la fiera d'arte moderna e contemporanea più antica d'Europa, per anni leader del settore, ma calata d'importanza negli anni novanta-duemila, quando Berlino è diventato il centro della scena artistica tedesca. Da dieci anni a questa parte, invece, sotto la direzione di Daniel Hug, Art Cologne ha recuperato terreno ed è tornata a rappresentare un appuntamento rilevante per il mercato tedesco e non solo. Tra i partecipanti di quest'anno (in totale 210 da 33 paesi) c'erano nomi internazionali come Gagosian, Hauser & Wirth, David Zwirner (suo padre, il gallerista Rudolf Zwirner, è stato tra i fondatori della fiera),Lisson Gallery, Thaddaeus Ropac, White Cube, così come le maggiori gallerie tedesche (molte proprio di Berlino), tra cui Sprüth Magers, Michael Werner, Gisela Capitain, Karsten Greve, Daniel Buchholz, Max Hetzler, Konrad Fischer, Eigen+Art. La concomitanza conArt Brussels, che non si è potuta evitare a causa del fitto calendario di appuntamenti dell'ente fieristico Koelnmesse, non ha rappresentato un problema secondo la direzione, anzi un'occasione di scambio tra le due città, distanti poco più di 200 km l'una dall'altra. “L'accavallamento con il Gallery Weekend di Berlino l'anno scorso ha avuto conseguenze più gravi” ha detto il direttore Daniel Hug in conferenza stampa, ma quest'anno si è riusciti a tenere separati i due appuntamenti. I visitatori sono stati 58mila.

Le vendite. A dare il benvenuto ai collezionisti c'era quest'anno, invece di una scultura monumentale alle porte della fiera, una gigantesca installazione orizzontale: una moquette di 1.400 m2 firmata dall'artista Zuzanna Czebatul, polacca, classe 1986, che ricordava gli interni dei casino di Las Vegas, pensati per stimolare i visitatori a spendere soldi con parole come “cash”, “mega”, “hype”, “now”. Animati dall'installazione, che l'ultimo giorno della fiera è stata tagliata in 200 pezzi, venduti a 50 euro l'uno e donati alla lotta contro il cancro, i collezionisti hanno trovato un'ampia offerta di opere d'arte dal moderno al contemporaneo distribuita su tre piani. Al piano inferiore c'era l'arte moderna con opere fino a 3 milioni di euro per “Ruderer” (1928-29) di Ernst Ludwig Kirchner presso lo stand di Henze & Ketterer. Al piano centrale si trovava l'arte contemporanea. Qui le vendite sono state numerose sin dal primo giorno. La galleria di Vienna Nächst St. Stephan, per esempio, ha venduto un'opera di Lee Ufan a 142mila dollari e una di Katharina Große a 192mila euro; Sprüth Magersdi Berlino un dipinto da una nuova serie di John Baldessari che interpreta lo spirito contemporaneo attraverso le emoticon a 375mila dollari; Daniel Buchholz di Berlino due sculture di Isa Genzken a 400mila euro, esposte accanto alla fotografia di Wolfgang Tillmans “Sendeschluss” (2014) da 95mila euro. Nello stand accanto gli faceva concorrenza David Zwirner con la stessa accoppiata Gezken-Tillmans; sempre da Zwirner c'era una delle opere più care della fiera, “Gazing Ball” di Jeff Koons da 2,5 milioni di dollari. Gagosian ha presentato uno stand dedicato interamente alla scultura vendendone una di Urs Fischer, mentre Hauser & Wirth ha dedicato il suo stand a tre artisti che hanno lavorato con l'astrazione geometrica: Larry Bell, Mary Heilmann, di cui sono state vendute tre opere, e Takesada Matsutani, artista Gutai di cui sono state vendute quattro opere (una a 85mila dollari). Blain Southern, invece, ha anticipato le mostre che terrà il prossimo weekend durante il Gallery Weekend: Frank Thiel e Lilian Tomasko con prezzi sotto i 40mila euro.

Le sezioni di ricerca. Particolarmente interessante era il piano superiore della fiera con le sezioni “Neumarkt” e “Collaborations”. La prima era dedicata a gallerie con alle spalle al massimo dieci anni di attività. Tra gli artisti sotto i 20.000 euro da tenere d'occhio in questa sezione, suggeriti dal direttore della fiera Daniel Hug, c'erano Claus Richter, tedesco, classe 1971, le cui opere si rifanno all'estetica dei giocattoli di legno dei primi del 900 ed esprimono la nostalgia dell'infanzia e il rifiuto di crescere. Allo stand della galleria Clages di Colonia le sue opere andavano da 7.500 a 14.500 euro. Un'altra galleria di Colonia, Galerie Drei, presentava la norvegese Tiril Hasselknippe, classe 1984, attualmente in mostra alla New York Triennial del New Museum e prossimamente a Frieze New Yorkcon la stessa galleria, con sculture ispirate all'architettura. Due opere della serie “Balconies” costavano 8mila euro ciascuna (Iva esclusa). LaFuture Gallery di Berlino mostrava diverse opere realizzate con le nuove tecnologie tra cui una scultura di Nicolas Pelzer ispirata al quadro comandi di una cabina di pilotaggio di un aereo passeggeri (7.800 euro Iva inclusa), mentre Supportico Lopez di Berlino (originaria di Napoli) mostrava il brasiliano Adriano Costa, appena esposto al Kölnischer Kunstverein(prezzi delle opere in stand tra 8mila e 10mila dollari), in dialogo con le edizioni Fluxus prodotte del collezionista italiano Francesco Conz, di cui la galleria gestisce il lascito da settembre.
Altrettanto interessante la sezione “Collaborations”, nella quale due o tre gallerie hanno collaborato ad un'unica presentazione. Per esempio nächst St. Stephan, Esther Schipper eJocelyn Wolff hanno collaborato ad uno stand dedicato alle sculture ispirate all'architettura della tedesca Isa Melsheimer, che riprende elementi di Mies van der Rohe o traduce in ceramica gli edifici brutalisti (prezzi 2.300-18.000 euro), mentre Sommer Contemporarydi Tel Aviv e BolteLangdi Zurigo hanno collaborato ad uno stand collettivo sul tema della conversazione con un'installazione site-specific di Gregor Hildebrandt (prezzi in stand da 5mila a 60mila euro). Solo due artisti, invece, perDaniel Marzona con il tedesco Olaf Hozapfel (prezzi 17.600-28.000 euro) e Thomas Erben Gallery con l'indiana Aditi Singh (prezzi 1.200-10.500 euro) che hanno intavolato un dialogo artistico sui materiali.

Le gallerie italiane. Poche le gallerie italiane presenti ad Art Cologne. Tra questeGiò Marconida Milano con tre artisti in stand: la tedesca Kerstin Brätsch, classe 1979, che dal 4 maggio è in mostra alla Fondazione Memmo di Roma, con nuovi lavori intorno agli 80.000 dollari; lo scozzese Oliver Osborne, classe 1985, che ha appena esposto alKunstvereindi Bonn (15-30.000 euro); e l'americano Alex Dacorte, classe 1980, che durante la fiera ha inaugurato una personale al Kölnischer Kunstverein(18-50.000 dollari).
Presente anche Giorgio Persano da Torino con uno stand rappresentativo della varietà del lavoro svolto negli anni dalla galleria con prezzi da 40.000 a 600.000 euro. In particolare lo stand era dominato da un dipinto di quattro metri di Mario Merz del 1985, artista che vedremo a ottobre all'Hangar Bicocca a Milano con la serie degli igloo e nel 2019 alReina Sofiadi Madrid con una retrospettiva, e da una tela monumentale (3 x 9 metri) dell'austriaco Herbert Brandl, padiglione austriaco alla Biennale di Venezia del 2007.

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