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Qualità e vendite per la terza edizione di artmonte-carlo

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mercato dell’arte

Qualità e vendite per la terza edizione di artmonte-carlo

Erano tanti i collezionisti italiani che hanno approfittato del ponte del 25 aprile e del 1° maggio per visitare la terza edizione della fiera artmonte-carlo, che si è tenuta nel Principato di Monaco, all'interno del Grimaldi Forum, il 28-29 aprile 2018. Organizzata dal Palexpo, l'ente fieristico di Ginevra che promuove anche la fiera artenève, e diretta da Thomas Hug (vedi intervista), artmonte-carlo è una fiera molto piccola, composta solo da una quarantina gallerie, che risulta più un salotto dell'arte dall'atmosfera rilassata, ma con un'offerta di qualità elevata. I partecipanti sono nomi altisonanti come Gagosian, Victoria Miro, Mitterrand. Gli italiani erano un quarto dei partecipanti, tra questi Franco Noero, Continua, Monica De Cardenas, Cardi e Cortesi.

Sicuramente non è una fiera di ricerca, poiché la richiesta dei collezionisti locali si indirizza piuttosto verso opere di nomi affermati. Per questo una galleria come Michael Werner ha puntato su artisti classici del suo repertorio come Picabia, con due bei ritratti di spagnola e torero e una rara natura morta, Baselitz, A.R. Penck e altri, a prezzi che andavano da 30mila a 650mila euro, mentre la gallerista inglese Victoria Miro è partita dalle fotografie in bianco e nero di Francesca Woodman, un'artista che ha un grande seguito e che presto sarà esposta alla Tate Liverpoolaccanto a Egon Schiele (mostra per la quale la galleria ha prestato 40 opere), per presentare uno stand in bianco e nero con opere di artisti come Idris Kahn, Yayoi Kusama, Elmgreen & Dragset. Di questi ultimi due c'era una porta semiaperta con la targa Vip proprio di fronte all'ingresso della fiera che, però, è destinata a rimanere chiusa: un riferimento all'esclusività del luogo che i collezionisti hanno accolto con ironia. I prezzi in stand andavano da 10mila a 150mila dollari.

L'offerta. Ma il prevalere di nomi noti non ha fatto di artmonte-carlo una fiera dal sapore commerciale. È vero, infatti, che le gallerie hanno tenuto conto dei problemi di spazio molto limitati (e costosissimi) degli appartamenti del principato, portando opere di dimensioni medio-piccole e prevalentemente pittoriche. Addirittura Gagosian, che non espone mai i nomi degli artisti mentre qui ha corredato le opere di didascalie, ha conferito allo stand un approccio domestico e decorativo, esponendo i quadri sopra a divani e mobili di design storico francese e partendo da prezzi pari a 400 euro per un orologio di Damien Hirst. Ma i collezionisti che visitano la fiera di Monte Carlo sono collezionisti già navigati, che conoscono bene l'arte e le altre fiere, per cui la maggior parte degli espositori ha portato opere significative e anche qualche anteprima.

Pinksummer di Genova, per esempio, ha presentato una nuova “Minicloud” di Tomás Saraceno, appena uscita dall'atelier dell'artista a Berlino (circa 80.000 euro), e uno scatto di lavorazione del film del duo italiano Invernomuto sul gruppo rap francese Pnl (circa 8.000 euro). Al prezzo accessibile di 4.000 euro c'era anche un'opera di Peter Fend, artista americano, classe 1950, ancora sottovalutato, con un grande collage del 2017 che cancella i confini coloniali dell'Africa per dare risalto a quelli geografici e naturali. “È la prima volta che partecipiamo” ha riferito Francesca Pennone della galleria, “perché crediamo in un asse del Mediterraneo che unisca la Liguria al Sud della Francia. Qui ci sono già molti musei e fondazioni interessanti diffusi sul territorio e crediamo che possano nascere collaborazioni e progetti comuni in un percorso che arriva fino a noi senza soluzione di continuità”.

Anche la galleria di Bologna P420ha partecipato per la prima volta per coltivare i rapporti con i collezionisti già noti della zona, presentando uno stand collettivo ispirato al motivo della linea e della gestualità (prezzi da 5.500 a 165.000 euro). Tra le opere c'erano anche lavori museali come un “Radical Writing” dal “Libro Totale” degli anni 80 di Irma Blank (circa 165.000 euro) e un fregio importante di Paolo Icaro da 44.000 euro.

Il pubblico. Le gallerie si sono dette soddisfatte delle vendite, che ci sono state durante tutta la durata della fiera. Non è, infatti, una fiera in cui c'è l'assalto allo stand il primo giorno, bensì un continuo flusso di collezionisti monegaschi, italiani, francesi, svizzeri, durante tutto il weekend. Manca completamente, invece, il pubblico generico, mentre molti curatori sono stati attratti dall'originale format “Criss cross”: una sorta di “speed-dating” per curatori per confrontarsi su possibili mostre e progetti comuni.

“Qui si ha la possibilità di entrare in contatto con collezionisti veramente importanti” ha detto Francesca Piccolboni della galleria Tornabuoni di Firenze. “Abbiamo conosciuto collezionisti molto facoltosi da paesi come Usa, Russia, Svizzera, Italia, Francia”. In stand c'era una selezione di italiani del dopoguerra tra cui Fontana, Burri, Scheggi, Boetti, Castellani, e giovani come Francesca Pasquali e Mikayel Ohanjanyan, armeno, Leone d'Oro a Venezia nel 2015 all'interno del Padiglione nazionale, 42 anni ma già in importanti collezioni internazionali come quella del prestigioso Yorkshire Sculpture Park. La galleria ha venduto la sua scultura in stand nei primi dieci minuti della fiera a circa 40mila euro e altre due opere su fotografia. Inoltre ha venduto un ricamo di Boetti a 450mila euro circa e avevano in riserva un Fontana da 2,5 milioni di euro e degli aerei di Boetti da 400mila euro. “È vero che c'è il problema degli spazi - ha notato Piccolboni -, ma puoi vendere l'opera piccola per la casa di Monte Carlo e altre opere più grandi per le altre residenze”.

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