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Da Art Jameel a Jeddah per lanciare un hub delle arti

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intervista ad Antonia carver

Da Art Jameel a Jeddah per lanciare un hub delle arti

Dopo sei anni alla direzione di Art Dubai Antonia Carver, dal 2016 è direttrice di Art Jameel, un'organizzazione no-profit con sede a Dubai che promuove l'arte contemporanea, la tutela del patrimonio culturale e l'imprenditorialità creativa in tutto il Medio Oriente, Nord Africa, Turchia. Fondato nel 2003 come parte della Community Jameel, per continuare la tradizione della famiglia Jameel iniziata negli anni '30 da Abdul Latif Jameel, fondatore dell'azienda Abdul Latif Jameel, Art Jameel oltre al premio annuale (Art Jameel Prize) ha siglato collaborazioni con il V&A Museum di Londra, The Met New York e Delfina Foundation.
Tra le iniziative recenti, Art Jameel ha annunciato la costruzione a Jeddah di un nuovo centro Hayy: Creative Hubche aprirà in Arabia Saudita nella primavera del 2019 per sostenere gli artisti, le comunità creative e imprenditorialità in Arabia Saudita. Nel 2011 Art Jameel aveva già avviato una collaborazione con la città di Jeddah per la creazione di un museo all'aperto per ospitare 20 delle oltre 400 sculture, tra cui importanti opere di artisti internazionali come Henry Moore, Joan Miró e Alexander Calder, acquistate negli anni '70, una delle più vaste collezioni di arte pubblica.

Antonia Carver in questa intervista ci racconta il nuovo sviluppo in Arabia Saudita e la scena artistica nel paese.
Il nome del nuovo centro Art Jameel in Arabia Saudita è - Hayy: Creative Hub - deriva dalla parola araba “quartiere”: cosa significa oggi “quartiere” delle arti? Può descrivere lo scopo di Hayy: Creative Hub in Jeddah?
Hayy è immaginato come un quartiere creativo e la prima casa su misura per le arti in Arabia Saudita. La bellezza del progetto sta nella sua natura interdisciplinare: Art Jameel sta costruendo l'intero complesso e gestirà il centro delle arti, oltre a teatro, cinema, atelier di artisti e centro di formazione, ma al fianco del nostro coinvolgimento istituzionale vi è un gruppo di partner locali e internazionali affini, dalle gallerie commerciali agli studi di design, caffetterie e così via. C'è un'enorme energia tra i creativi di Jeddah in questo momento e una vera “cultura DIY” di giovani che creano i loro film, organizzano serate musicali, mostre d'arte e altro, e questa comunità - e il loro pubblico entusiasta - ha bisogno un luogo dove poter raccogliere, sperimentare e discutere. I giovani in Arabia Saudita sono tra i più connessi al mondo della rete e consapevoli delle tecnologie digitali, ma il concetto di “quartiere” rimane centrale per il mondo di oggi per creare città e culture mature e vivaci.

Hayy: Creative Hub ha intenzione di invitare come ospiti curatori ed esporre le opere di artisti di altri paesi? Come saranno selezionati?
Sì. Il programma di Art Jameel si concentra sugli artisti di tutto il Medio Oriente, ma andiamo anche oltre queste aree geografiche - lo scambio, infatti, è al centro del programma. Questo si rifletterà nelle mostre che stiamo progettando per Hayy - alcune con artisti affermati ed emergenti dell'Arabia Saudita e del Golfo, mentre altre ci vedranno lavorare con i nostri partner internazionali per portare esposizioni di natura globale. La squadra curatoriale interna insieme ai membri del nostro Consiglio curatoriale stanno guidando l'elaborazione del programma.

Considerato la sua vasta esperienza come sostenitrice dell'arte contemporanea del Medio Oriente, può descrivere la scena artistica in Arabia Saudita? Quali sfide dovrà affrontare nei prossimi anni?
Il Medio Oriente è sempre pieno di sorprese e il modo in cui le varie scene artistiche della regione hanno continuato a crescere, nonostante le sfide, può sorprendere all'esterno, ma dall'interno sembra naturale che siano gli artisti a costruire il dibattito che sprona la società. Naturalmente la storia culturale, architettonica e archeologica dell'Arabia Saudita risale a millenni ed è straordinariamente ricca. Gli artisti dell'Arabia Saudita sono stati pionieri nell'era moderna e negli ultimi 15 anni molti artisti contemporanei sauditi sono diventati nomi noti della regione, come Ahmed Mater, Abdulnasser Gharem, Maha Malluh e Manal Al Dowayan. Ciò che è cambiato di recente è il livello di interesse della scena artistica internazionale e l'incoraggiamento da parte del governo, che indica la consapevolezza del ruolo particolare che le arti possono svolgere nella società e il potere dell'arte come mediatore, a livello internazionale. Certo, gli artisti possono essere quelli che fanno le domande stimolanti, ma c'è la volontà di abbracciare questo ruolo, qualcosa di essenziale data la complessità della vita saudita di oggi e il modo in cui il paese si sta aprendo ad un ritmo così rapido.

Qual è, secondo la sua esperienza, la ragione dell'accelerazione dello sviluppo culturale in Arabia Saudita? L'arte visiva gioca un ruolo centrale in questo cambiamento culturale?
Vediamo artisti accanto a politici e diplomatici. L'Arabia Saudita è un paese dominato dalla gioventù e sembra che coltivare il proprio talento e rafforzare il proprio potenziale siano al centro della nuova visione del Regno.

Quanto è importante l'arte contemporanea internazionale in Arabia Saudita?
Dubai ha a lungo rappresentato una via di accesso per gli artisti sauditi verso il mondo. La presenza di arte internazionale in Arabia Saudita è stata un po' limitata negli ultimi anni, ma l'anno scorso ha visto più visite di istituzioni europee e americane. L'interesse e l'entusiasmo sono ovviamente da celebrare: si spera sia così sostenuto in profondità.

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