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mercato dell’arte

Dalla Collezione Rockefeller 832 milioni di dollari: un record per Christie’s New York

In tre giorni, dalla sera dell’8 all' 11 maggio, Christie's ha disperso la collezione che Peggy e David Rockefeller avevano messo insieme nel corso di circa 70 anni della loro lunga vita, grazie anche ai suggerimenti dello studioso che forse più di ogni altro ha influenzato l'arte moderna, Alfred Barr.
Il testamento di David, morto centenario l'anno scorso, ultimo dei fratelli eredi della grande famiglia d'imprenditori che ha segnato l'economia e la cultura americana del XX secolo, ha dato disposizione di vendere tutto al fine di sostenere 12 fondazioni benefiche.
Il totale di 832,6 milioni di dollari (incluse le commissioni della casa d'aste) oltre a rappresentare un record di sempre per una collezione, supera di gran lunga la somma prevista di circa 500 milioni di $, garantita dalla casa d'aste.
Oltre 1.500 oggetti sono passati di mano e nessuno è rimasto invenduto.
La collezione era divisa in sei cataloghi battuti in asta presso l'omonimo Rockefeller Center, sede di Christie's a New York, a cui si è aggiunto un settimo catalogo online, il più corposo con ben 668 lotti.

Nel corso della vendita sono stati ottenuti ben 22 record per altrettanti artisti.
Secondo la casa d'aste, ben 50mila visitatori hanno potuto ammirare i lotti in vendita nei sei mesi precedenti l'asta, grazie ad una serie di esibizioni in giro per il mondo, e altri 30mila nella settimana precedente a New York, ma la stragrande maggioranza (i tre quarti) dei compratori che si sono aggiudicati lotti sono americani.
In offerta vi erano lotti realmente per ogni tasca: si andava dai 115 milioni di $ per il grande nudo del periodo rosa di Picasso, ai 750 dollari per una figura d'uccello in legno; la media dei lotti online, che partivano in generale dalle stime più basse, è stata di 7.600 $ a lotto, mentre quella per i lotti dell'asta serale inaugurale di ben 14,7 milioni di $.

Tavola riassuntiva

Il risultato sperato di oltre 500 milioni era già stato raggiunto dalla prima asta, tenutasi la sera dell’8 maggio, con un catalogo di soli 44 lotti contesi fino a portare quasi 650 milioni di $ e ben sette record.

Altri 89 lotti d'arte europea dello stesso periodo sono andati venduti la mattina del 10 maggio, per un ricavo complessivo di 43 milioni di $, grazie a tre lotti battuti oltre la soglia dei tre milioni di dollari, fra cui spicca una scultura “Oval” di Henry Morre che ha sfiorato 4 milioni di $, otto volte la stima.
Non tutti i lavori hanno trovato la stessa entusiastica accoglienza, tanto che di fronte alla maggior parte dei lotti che hanno infranto le stime si trova anche un dipinto figurativo di Pierre Bonnard del 1898 aggiudicato a meno di 200mila $ da una stima di 300-500mila $, sintomo da un lato di un possibile ‘affaticamento' dovuto ad un potenziale eccesso di domanda (questa settimana verranno battute altre tre aste serali e due giornaliere della stessa categoria), dall'altro della tutto sommato positiva discriminazione dei compratori, attenti a valutare un dipinto per quello che è, e non solo in base alla provenienza importante.
Diversi i lotti aggiudicati sotto la soglia dei centomila dollari, fra cui per 10mila $ un ritratto femminile di Chuck Close, uno dei pochi artisti viventi rappresentati nella collezione.

Arte Americana. Il secondo contributo fondamentale al risultato finale è stato dato dai 41 dipinti americani del XX secolo posti in vendita la sera del 9 maggio, tutti venduti per un ricavo di quasi 107 milioni di $, un record assoluto per un'asta di questa categoria.
A guidare i risultati del catalogo, un tardo lavoro astratto di due metri per lato di Willem De Kooning, datato 1982, conteso fino a 14,2 milioni di $, da una stima di 6-8 milioni. Il risultato più sorprendente però è per un ritratto di George Washington dipinto nel 1795 da Gilbert Stuart (il più simile all'originale, stile Vaughn), conteso fino a 11,5 milioni di dollari, un multiplo della stima di 800mila $, uno dei quattro in mani private delle dieci repliche dello stesso artista. Ha sfiorato i dieci milioni, fermandosi al prezzo record di 9,8 milioni di dollari, una tela di Diego Rivera del 1931 “I Rivali”, stimata 5-7 milioni e da sempre posseduta dalla famiglia Rockefeller. Due vedute del New Mexico di Georgia O'Keeffee hanno realizzato rispettivamente 8,4 milioni di $ (stima 3-6 milioni) e 2,6 milioni, mentre un lavoro di Edward Hopper ‘Cape Ann Granite' del 1928 ha ottenuto lo stesso risultato di 8,4 milioni, da una stima di 6-8 milioni, e una sua seconda tela raffigurante una casa si è fermata a 3,2 milioni di $. Risultati milionari anche per Milton Avery, Winslow Homer (4,6 milioni di $) e una veduta di Venezia di John Singer Sargent che ha sfiorato 9,1 milioni di $.

Oggetti d’arte. I 535 oggetti d'arte che abbellivano le numerose residenze della famiglia sono stati divisi in due cataloghi, per un totale di 20,4 milioni di $.
I Rockefeller erano noti per la passione per le porcellane, non sorprende quindi che due servizi da tavolo abbiano superato il milione di dollari, rispettivamente i 21 pezzi di manifattura di Sevres per Napoleone del 1807 sono arrivati a 1,8 milioni di $ e una produzione cinese del periodo Quianlong sono passati di mano per 1,1 milioni di $, grazie anche alla forte domanda proprio da parte di compratori asiatici.
Molte anche le figure di Messien vendute, a partire da soli 1.250 $; stesso prezzo per una coppia di candelieri.
Sempre in ambito di oggetti, ma di provenienza asiatica, è spiccato anche il risultato milionario di una piccola ciotola in porcellana cinese bianca e blu con il tema del dragone imperiale, contesa fino a 2,8 milioni di $, 28 volte la stima bassa di 100-150mila $, realizzo più consistente del catalogo di 184 lotti di “Travel & Americana”, che ha totalizzato 11,6 milioni di $.

Il ruolo della provenance. Nonostante le aspettative elevate, Christie's ha mantenuto stime realistiche che hanno di fatto permesso al mercato di decidere che valore dare alla provenienza eccezionale e la scommessa è stata vinta, dando beneficio a tutte le parti in gioco.

Non si tratta di un risultato scontato: basti vedere i risultati negativi della collezione Taubmann (daSotheby's nel 2014) e Krugier (da Christie's nel 2013) per rendersi conto che nessuno sforzo di marketing e promozione può riuscire quando la qualità delle opere d'arte non è adeguata alle stime proposte, in particolare se gli esperti non condividono stime azzardate ed il nome è meno noto al grande pubblico.

Ha aiutato non poco anche il fatto che si trattasse di una vera e propria collezione ‘vissuta', composta di lavori effettivamente desiderati e goduti, non comperati per fini d'investimento o per finire ammassati in oscuri magazzini.
Inoltre, va considerato come i Rockefeller abbiano di fatto partecipato in prima persona alla definizione del ‘canone' della storia dell'arte del ‘900, grazie al supporto al MoMa e ad Alfred Barr, leggendario curatore e storico dell'arte, il quale ha permesso a sua volta ai Rockefeller di comperare, dietro suo consiglio e buoni uffici presso galleristi come Rosemberg, diversi lavori chiave della collezione, alcuni dei quali già provenienti da ancor più leggendarie collezioni di ‘pionieri' dell'arte moderna, quali Gertrude e Leo Stein e Chester Beatty.
Non è un caso che i lavori che hanno ottenuto i prezzi più elevati, fra cui il già citato Picasso e i record per Monet e Matisse, provenissero da altre grandi collezioni.
Di certo non si trattava di vendere una collezione ‘alla moda': ben pochi erano i lavori contemporanei e del secondo dopoguerra, mentre la maggior parte dei prezzi milionari e dei record sono dovuti a dipinti figurativi a olio (con l'eccezione di un lavoro di De Kooning).
Persino i lavori di Picasso proposti, tutti degli inizi del ‘900, non fanno parte di quello che oggi è la fascia di mercato prevalente fra i ricchi ‘compratori di status-symbol', i ben più riconoscibili lavori degli anni '30.
I risultati eccezionali per diversi oggetti d'arte tradizionali sono certamente dovuti all'importanza del nome, ma anche alla qualità degli stessi, scelti da occhi esperti e per decenni parte del vissuto familiare della più importante famiglia americana del XX secolo.
Timeless: sintesi della chiave di questo successo.

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