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Palazzo Barberini apre le nuove sale, crescono visitatori e fatturato

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musei e biennali

Palazzo Barberini apre le nuove sale, crescono visitatori e fatturato

(foto Alberto Novelli)
(foto Alberto Novelli)

Le api dei Barberini si trovano posate su monumenti più belli di Roma e si scorgono scolpite sull'antico stemma in pietra dei nobili committenti patroni di Caravaggio e Bernini che accoglie i visitatori che attraversano l'ingresso di Palazzo Barberini alle Quattro Fontane, nel cuore di Roma, dove da oggi sono aperte al pubblico, per la prima volta, 11 nuove sale restaurate, occupate per lungo tempo dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Infatti, nel 1949, lo Stato italiano acquisì il palazzo per utilizzarlo come sede dellaGalleria Nazionale d'Arte Antica, ma fino al 2006 metà della sua superficie era ancora assegnate alle forze armate e a altri enti minori.

L'apertura dei nuovi spazi è il risultato di un protocollo d'intesa firmato nel 2015 dal Mibacte dal Ministero della Difesa per la cessione di alcune sale di Palazzo Barberini, al fine di ampliare il percorso espositivo della Galleria Nazionale di Arte Antica: “L'inaugurazione delle nuove sale di Palazzo Barberini, finora mai aperte al pubblico – dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini - è il frutto dell'accordo con il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che ha permesso di compiere un altro, importante passo verso la piena restituzione alla fruizione culturale degli spazi della Galleria Nazionale d'Arte Antica. Questo museo straordinario, capace di raccontare al mondo con le sue architetture e le sue collezioni la gloria e la magnificenza del barocco e del manierismo, da oggi è ancora più grande”.

I nuovi spazi. Le antiche sale che si estendo per 750 mq, per l'occasione ospiteranno sino al 28 ottobre 2018 la mostra “Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini”, nata dalla collaborazione delle due istituzioni museali, curata da Flaminia Gennari Santori, direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, e dal direttore del MAXXI, Bartolomeo Pietromarchi.
“L'apertura dell'ala sud del piano nobile di Palazzo Barberini, è uno spazio molto importante perché qui si trova l'appartamento del Cardinale Barberini” racconta Flaminia Gennari Santori, direttrice delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma.
“Le sale, che si affacciano sul giardino, aprendosi sull'eccentrica scala elicoidale di Borromini, sono restituite al pubblico dopo 70 anni di lunghe trattative. Stiamo lavorando al riallestimento di tutto il museo che sarà terminato per la fine dell'anno, o al più tardi, entro gennaio 2019. Il percorso della mostra in corso è incentrato sul tema del ritratto e sull'identità e permette al pubblico di cogliere quel sottile legame tra opere del passato e opere del presente. Protagonisti dell'esposizione sono però gli spazi, rivelati in modo mirabile dai lavori degli artisti contemporanei”.
In tutto sono 37 le opere esposte di 25 artisti: da Caravaggio a Giulio Paolini, da Raffaello a Richard Serra da Bernini a Yan Pei Ming.
Il giovane Narciso che riflette il proprio volto in uno specchio d'acqua, per lungo tempo attribuito alla mano di Caravaggio, interagisce con l'opera di Paolini “Eco nel vuoto”, appositamente creata dall'artista per la mostra, mentre la Maddalena di Piero di Cosimo si confronta con un lavoro di Monica Bonvicini.

Le Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Roma, Palazzo Barberini e la Galleria Corsini, fanno parte dei musei divenuti autonomi con la riforma avviata dal Mibact nel luglio 2015.

A tre anni dal suo incarico come direttrice qual è il bilancio nella gestione del museo e quali difficoltà ha incontrato nel suo percorso?
“L'incarico si è rivelato per me una grande sfida. Il museo di Palazzo Barberini e le annesse raccolte di Palazzo Corsini, al momento della mia nomina, avevano poca visibilità: erano di fatto poco conosciute e frequentate dal pubblico. Abbiamo raddoppiato il capitolo dedicato alla progettazione degli eventi riuscendo ad attirare il pubblico attraverso un programma espositivo che ha permesso di rendere meno statiche le collezioni e realizzare mostre con opere interne, restituendole ai visitatori sotto una luce inedita.
Il numero di visitatori del circuito museale Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Roma dai 146.933 visitatori del 2016 si è così incrementato del 17% nel 2017 a 172.017. È salito del 59,2% anche il fatturato da biglietteria passato da 437.065 euro netti registrati nel 2016 a 695.865 del 2017.
Per permettere di visitare sia Palazzo Barberini che le collezioni di Palazzo Corsini, si è pensato di portare il costo del biglietto a 12 euro, rendendolo però valido dieci giorni ed incorporando nel costo le mostre temporanee. La maggiore difficoltà che ho riscontrato svolgendo l'incarico di direttore è la fragilità dell'amministrazione”.

Palazzo Barberini riceve una allocazione finanziaria annuale dal ministero di 1.800.000 euro alla quale vanno aggiunti un finanziamento quinquennale di 9.000.000 di euro del fondo CIPE per portare a termine il progetto di ridistribuzione delle collezioni, il restauro della facciata, la modernizzazione delle sale espositive.

Quali sono le risorse a disposizione?

“Soltanto a novembre sappiamo quanto il ministero ci assegnerà per l'anno successivo. Ciò che occorre ai musei è una prospettiva più ampia e meno miope di spesa, che permetta una programmazione economica di almeno tre o quattro anni, in modo da poter pianificare al meglio gli impegni economici. Il nostro museo ha in bilancio 300.000 euro di spese annuali aggiuntive di custodia perché manca il personale, che invece dovrebbe essere assegnato dal Ministero”.

Le collezioni Barberini e Corsini sono costellate di capolavori come ’La Fornarina’ di Raffaello, l'’Ultima cena’ di Valentin de Boulogne, ’Giuditta e Oloferne’ di Caravaggio, l'’Annuciazione’ di Filippo Lippi, il busto di Urbano VIII di Bernini.

Riuscite ad esporre e rendere fruibili al pubblico tutte le opere?
“Attualmente esponiamo solo 1/4 delle opere presenti nelle nostre raccolte. La maggior parte di esse si trovano nei depositi, molti dei quali sono esterni: diversi dipinti della collezione Barberini si trovano collocati in vari uffici di altissima rappresentanza. I depositi sono molto importanti per i musei, permettono talvolta di fare nuove scoperte. Stiamo valutando anche l'ipotesi di realizzare un progetto di scambio con i musei internazionali, ideando una mostra itinerante, in parte formata con le opere in deposito.”

Nel 2017 un importante ritratto di Pompeo Batoni, raffigurante il ’Senatore Abbondio Rezzonico’ (1766), nipote di papa Clemente XIII, è entrato a far parte delle vostre raccolte.

Ritiene che ci vorrebbero più fondi da destinare all'acquisizione di nuovi dipinti?

“Ogni museo ha bisogno di acquisire nuove opere. In Italia si dovrebbe superare quella divisione tra pubblico e privato che all'estero non esiste, instaurando un rapporto tra collezionismo pubblico e privato. Nelle collezioni private italiane sono custoditi importanti dipinti, molti dei quali notificati e non vendibili all'estero, pertanto acquistabili, qualora fossero offerti in vendita, a prezzi accessibili. I musei stranieri comprano un numero limitato delle opere in asta, mentre molte confluiscono nelle loro raccolte attraverso le donazioni”.

Lei ha collaborato con alcuni musei stranieri di grande prestigio come il Met di New York. Cosa ritiene ci sia nella realtà museale italiana che manca ai musei stranieri e cosa invece non è presente nelle nostre istituzioni?
“Va detto che il Mibact ha un personale tecnico di altissima qualità professionale. Ma ciò che ritengo renda unici i musei italiani è il loro rapporto con il territorio, l'integrazione con il tessuto del patrimonio, che è una caratteristica peculiare del nostro Paese. E poi l'abbondanza e la ricchezza delle nostre collezioni, che rimangono ancora un terreno inesplorato e poco conosciuto, tanto da permettere di fare nuove scoperte. Quello che manca, invece, all'Italia rispetto ai musei stranieri è la possibilità da parte dei direttori di musei di scegliere e formare il personale, che, al contrario, viene imposto dall'alto, dal Ministero”.

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