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“Freespace” da Venezia nel mondo

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“Freespace” da Venezia nel mondo

La 16ª Mostra Internazionale di Architettura di Veneziapropone quest'anno dal 26 maggio al 25 novembre un tema, “Freespace”, che sottolinea la crescente tendenza verso una sorta di nuovo umanesimo collaborativo che sta attraversando in senso trasversale diversi ambiti disciplinari. Quest'attenzione lungimirante per la qualità della vita e per le aspirazioni più ampie delle persone la si ritrova, infatti, da qualche anno anche nell'economia, nella finanza, nelle scienze sociali, nel cinema e nell'arte. A diversi livelli ci si è finalmente accorti che bisogna andare oltre il “minimo indispensabile” in termini funzionali e che il benessere diffuso e la qualità dell'ambiente di vita convengono a tutti, anche in termini di crescita economica e sociale. È una sorta di reazione al puro funzionalismo miope e senza prospettive.
Il tema “Freespace” proposto dalle curatrici, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, architetti di Dublino fondatrici dello studio Grafton Architects, vuole quindi sottolineare le responsabilità dell'architettura non tanto verso un'astratta idea di “società”, quanto verso le singole persone - i cittadini ma anche le categorie deboli e gli emarginati - che usano, vivono e abitano l'architettura e il mondo in generale. Le parole d'ordine del Manifesto che le due curatrici hanno scritto per lanciare il tema sono infatti la generosità, il benessere, la dignità e l'utilità sociale. In sintesi, “Freespace” rappresenta la generosità di spirito e il senso di umanità dell'architettura, la capacità di offrire spazi liberi oltre il minimo richiesto, la sua capacità di rivolgersi ai desideri inespressi. Rappresenta inoltre la valorizzazione dei doni della natura come la luce, l'aria, la forza di gravità, i materiali – le risorse naturali e artificiali, collegando passato, presente e futuro.

Svizzera 240 - House Tour.

Com'era lecito aspettarsi, il vasto e variegato tema “Freespace” è stato affrontato in modi molto diversi: in senso storico-retrospettivo come in diverse “stanze” del Padiglione Centrale (ex-padiglione Italia); in senso poetico come nel Padiglione del Paesi Nordici (Finlandia-Norvegia-Svezia); in termini di “esercizio di stile” come in molti esempi alle Corderie e in senso realistico attraverso interventi già realizzati o con proposte di fattibilità concreta.
Alle Corderie, ad esempio, sono esposti una scuola femminile indiana parzialmente auto-costruita che propone una particolare cura degli spazi esterni e un trattamento del microclima interno con camini di ventilazione naturale (progetto di Case Design); un progetto per rigenerare il Corviale, la megastruttura romana lunga un chilometro e abitata da 7.000 persone, con nuovi spazi pubblici, una piazza e un nuovo sistema di ingressi (diLaura Peretti Architetti); in un altro caso lo studio finlandese Talli Design propone un innovativo concetto di flessibilità domestica per il complesso residenziale “Neo-Loft Tila” nel quartiere di Arabianranta vicino a Helsinki, che si realizza lasciando agli abitanti stessi la possibilità di intervenire con le partizioni interne degli alloggi. Ai Giardini, nel Padiglione Centrale è esposto un progetto per la penisola di Manhattan (HuManhattan di BIG) che prende lo spunto dal tema della difesa del litorale in seguito ai disastri provocati dall'uragano Sandy per proporre un vasto progetto di sviluppo immobiliare con spazi pubblici e nuovi edifici con un investimento pubblico di 350 milioni di dollari. Sempre nel Padiglione Centrale sono esposti diversi progetti che guardano alla storia del Novecento, come i progetti per Venezia - non realizzati – di Louis Kahn (il palazzo dei Congressi all'Arsenale), l'Ospedale di Le Corbusier, Il Masieri Memorial di Frank Lloyd Wright e un Playground di Isamu Noguchi, oltre ad una mostra sulle case milanesi di Luigi Caccia Dominioni, curata da Cino Zucchi.

Case Design. Anne Geenen

Il Padiglione svizzero ai Giardini ha ricevuto il Leone d'Oro per la migliore Partecipazione Nazionale. “Svizzera 240: House Tour” – espositori: Alessandro Bosshard, Li Tavor, Matthew van der Ploeg, Ani Vihervaara – propone una riflessione che si prende gioco degli standard e delle normative sulle misure, e che è stata lodata come decisamente “godibile”, ma soprattutto come un tentativo convincente di “affrontare il tema della scala nello spazio domestico”, peraltro non senza una certa componente di humour.
Infine il Padiglione Italia, intitolato “Arcipelago Italia” e curato da Mario Cucinella, ha interpretato il tema “Freespace” in due sezioni distinte: la prima attraverso la proposta di otto itinerari attraverso zone lontane dalle grandi città, ma dal patrimonio storico di grande valore; ed una sezione dal titolo “Il futuro da costruire” attraverso una serie di progetti coordinati di giovani architetti italiani in collaborazione con diverse università locali. Si tratta di progetti molto lontani dagli eccessi di molte celebrate archi-star internazionali, attenti alle specificità locali dei singoli luoghi e che esprimono un alto grado di fattibilità e una forte speranza per il miglioramento di una parte importante del paese.

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