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Rotterdam, il museo Boijmans Van Beuningen renderà accessibili tutta…

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Musei e biennali

Rotterdam, il museo Boijmans Van Beuningen renderà accessibili tutta la collezione

Nel dibattito mediatico sulla capacità dei direttori di museo di mostrare la ricchezza delle collezioni, mai nessuno si era spinto così avanti da annunciare l'accesso alla collezione nella sua interezza. Ma quando Sjarel Ex ha assunto la direzione del museo Boijmans Van Beuningen nel 2004, il problema aveva assunto connotazioni meno culturali, e più pratiche e bisognava affrontarlo subito. “A Rotterdam le inondazioni sono frequenti e puntualmente mettono a rischio la parte di collezione conservata in magazzino, che non possiamo mostrare nel museo per questioni di spazio” racconta il direttore e aggiunge: “la prima grave inondazione è del 1999, quindi appena arrivato mi sono consultato con il comune di Rotterdam, che allora controllava il museo al 100%”.

La collezione in questione conta 145mila opere d'arte e oggetti acquistati o donati dal 1849 a oggi, di cui solo 3mila trovano spazio nel museo. Si tratta di una collezione enciclopedica, che attraversa arte e design e include capolavori come «La Torre di Babele» (1563) di Pieter Bruegel il Vecchio, opere di Hieronymus Bosch e capolavori del Surrealismo di Salvador Dalì e Magritte, fino ad arrivare ai giorni nostri, con i lavori di Rineke Dijkstra, Atelier Van Lieshout, Superflex, Ugo Rondinone, Maurizio Cattelan – attualmente visibile - e del famoso designer Richard Hutten.

Le opzioni. Durante la consultazione Sjarel Ex presenta due possibili soluzioni: “la prima era un nuovo magazzino nella periferia industriale della città, mentre la seconda contemplava l'idea di uno spazio in pieno centro, eccezionalmente accessibile al pubblico come una seconda sede dal museo e situato a poche decine di metri di distanza” continua il direttore. La differenza di costo è 15 milioni di euro – che poi salirà a 20 nel passaggio dal progetto alla sua realizzazione. Il comune di Rotterdam accetta con riserva: il progetto si farà a condizione che il direttore trovi un socio privato che doni la quota mancante. Il socio arriva un anno dopo, nel 2006, complice il sistema fiscale olandese che garantisce piena detraibilità alle donazioni per “istituti di interesse pubblico”, uno status che appartiene anche al museo Boijmans Van Beuningen. Una fortuna, perché: “nel 2015 c'è stata una doppia inondazione, per cui i pompieri, pensando a un errore, sono arrivati con estremo ritardo e ho dovuto sacrificare i libri per salvare i dipinti” confessa Sjarel Ex. A questo punto si tratta di resistere ancora qualche anno, il progetto è in costruzione come si evince dalla webcam al link.

La struttura. Il nuovo spazio del Boijmans ha un nome, si chiamerà Depot, avrà la forma di un enorme vaso di 15mila metri quadrati e sarà ricoperto da oltre 300 lastre specchianti, ad offrire molteplici occasioni per selfie con lo skyline di Rotterdam. “Attualmente è ancora uno scheletro di legno e cemento, ma quando sarà finito nel 2021 sarà un monumento iconico per la città” spiega il direttore, che a conclusione lavori ha previsto un periodo di otto mesi per trasferire la collezione e organizzare l'allestimento delle opere d'arte del Boijmans, più altre 10mila provenienti dal comune di Rotterdam e da collezionisti privati. Lo spazio interno è diviso in sei piani e ciascuno ospita delle gallerie, la più grande misura mille metri quadri. “Circa il 50% della superficie di Depot sarà accessibile da visitatori non accompagnati, il resto sarà visibile attraverso dei vetri speciali – usiamo lo stesso fornitore degli Apple Store in Olanda” racconta il direttore. Chi vorrà vedere tutto, potrà invece farlo tramite visite guidate. “Abbiamo calcolato che ogni ora potremo guidare fino a tre gruppi di 12 visitatori più il curatore nelle sale climatizzate, senza che ciò provochi alcun danno alle opere conservate nelle sale, in un certo senso sarà come visitare una libreria del XVIII secolo, ma con rastrelliere, scaffali e cassetti” spiega il direttore.

Le economie. Nonostante l'impresa di rendere visibile un'intera collezione museale sia già di per sé un evento eccezionale che potrebbe creare numerosi seguaci tra le istituzioni italiane e internazionali, vi è un altro elemento di avanguardia nel progetto Depot, e riguarda la sua gestione economica. “Abbiamo dedicato 1.900 metri quadrati ai collezionisti privati, e il 40% di questo spazio è già affittato” ammette il direttore, e aggiunge: “Il 35% della collezione del museo proviene da donazioni di privati, un fatto che ci ha suggerito l'idea di offrire servizi di deposito e conservazione, tipicamente messi a disposizione da banche e porti franchi internazionali. Di solito il costo di uno spazio in un caveau è circa 200 euro al metro quadro, il Boijmans invece ne chiederà 400, ma offrirà accessibilità, visibilità dell'opera per il pubblico del museo, e servizi aggiuntivi come la costruzione di casse, la movimentazione e la gestione delle spese di assicurazione, che per collezioni di un certo rilievo richiedono l'impiego di figure professionali – registrar e personale tecnico. L'obiettivo è rafforzare ancora di più il rapporto con i collezionisti privati, e da ora in poi anche con i collezionisti corporate, visto che abbiamo appena siglato un accordo con la compagnia telefonica olandese KPN” chiarisce il direttore.

Il futuro. L'idea di un comodato al museo che sia più interessante e inclusivo per il collezionista rende più probabile una donazione, dunque in un certo senso il museo aumenta la sua capacità di attrazione e crescita nel futuro. Ma quali rischi deve affrontare un museo che ambisce a costruire una seconda struttura al costo di 72 milioni di euro? “Naturalmente il Boijmans non poteva assumersi la responsabilità unica di un simile progetto di sviluppo urbano, per questo Depot è attualmente gestito da una fondazione mista che possiede il futuro edificio e si fa carico di tutti i rischi derivanti dall'attività di costruzione, con tre membri nominati dal comune e due dai donatori privati che devono accordarsi all'unanimità per decisioni riguardanti attività di tipo straordinario” afferma il direttore Sjarel Ex. Adesso si tratta di essere pazienti e aspettare l'apertura di Depot, che ambisce a portare i visitatori del Boijmans da 314mila a oltre 400 mila, per un giro economico di 6 milioni di euro all'anno garantito da affitti, biglietti staccati e contributo pubblico. Intanto nella sede principale del museo ha inaugurato una dissacrante mostra dei Gelitin curata dall'italiano Francesco Stocchi, il primo curatore non olandese del Boijmans assunto da Sjarel Ex nel 2011. Il prossimo appuntamento per Depot, invece, è a settembre, con la campagna di raccolta fondi per i 200 alberi – betulle nella fattispecie - che saranno piantati sul tetto intorno a un suggestivo bar caffetteria. “Abbiamo già raccolto 12 milioni di euro in tre anni con il crowdfunding e ci auguriamo di poter ottenere tutti i fondi necessari per questo parco naturale sospeso nel centro di Rotterdam!” conclude il direttore.

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