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Gregos: la Biennale a Riga svela gli artisti baltici

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musei e biennali

Gregos: la Biennale a Riga svela gli artisti baltici

Katrīna Neiburga, Pickled long cucumbers, 2017.  Two-channel video, color, sound, 11 min, 44 sec.  Courtesy of the artist
Katrīna Neiburga, Pickled long cucumbers, 2017. Two-channel video, color, sound, 11 min, 44 sec. Courtesy of the artist

Nei primi dieci giorni di giugno in giro per il mondo sono state inaugurate tre Biennali d'arte contemporanea: la seconda Biennale di Yinchuan in Cina («Starting from the Desert. Ecologies on the Edge»), quella di Berlino giunta alla sua decima edizione («We don't need another Hero») e la prima Biennale di Rigain Lettonia («Everything Was Forever, Until It Was No More»). In questi ultimi anni abbiamo assistito alla proliferazione di biennali, fiere d'arte: avevamo bisogno di un nuovo appuntamento? È con questa domanda che ha esordito Katerina Gregos curatrice di RIBOCA che ha lanciato la seguente provocazione: «A nessuno viene in mente di chiedersi perché scrivere un altro libro o produrre un altro film……» .

Katerina Gregos, storica dell'arte, curatrice e scrittrice, direttore artistico di Art Brussels, una delle fiere d'arte più antiche d'Europa, nel corso della sua carriera ha curato il padiglione belga alla 56ª Biennale di Venezia, e in precedenza quello danese alla 54ª Biennale di Venezia, spiega che: «best practice che danno la priorità agli artisti e alla produzione artistica e questa Biennale vuole partire dall'arte locale, per espandersi a livello nazionale e regionale e infine a livello transnazionale» afferma Gregos. «Prima di tutto è importante ricordare - continua Gregos - che non esiste una vera e propria scena artistica baltica, è un errore categorizzare, nell'area ci sono poche gallerie, a Riga la migliore è Galerija-Alma, a questa si aggiungono altre due gallerie private. A Tallinn in Estonia, la più interessante è Temnikova & Kasela Gallery e a Vilnius in Lituania, Galerija Vartai ».
Per la curatrice, la debole infrastruttura artistica è la conseguenza dell'assenza dell'iniziativa privata durante la fase sovietica. «È una situazione complicata, da un lato la regione Baltica è parte della Ue dell'economia capitalistica, dall'altro l'infrastruttura del sistema dell'arte è carente, questo è uno dei motivi che ha spinto RIBOCA a commissionare 49 nuove produzioni artistiche sostenendo economicamente i progetti artistici».

Gli artisti. Tra i 104 artisti selezionati di cui 10 collettivi, quelli della regione baltica sono ben rappresentati con una pratica artistica che abbraccia le installazioni, il video e la fotografia. La maggior parte di loro non lavora in modo sistematico con una galleria e le esposizioni sono avvenute presso musei statali. Tra i video presenti nelle varie sedi della Biennale molto interessante quello di Katrina Neiburga (classe 1978) «Pickled Long Cucumbers», 2017. L'artista vive e lavora Riga e ha rappresentato la Lettonia in diverse manifestazioni di arte contemporanea tra cui, nel 2015, alla Biennale di Venezia. In questo video in modo poetico, ma allo stesso tempo ironico si domanda come sia possibile vivere in uno stato naturale, liberi dalle preoccupazioni e dall'alienazione della vita quotidiana. Insieme all'artista e compagno Andris Eglitis(1981) ha realizzato l'installazione «The Nest (Ligzda)», 2018 situata nel parco nei pressi dell'ex Facoltà di Biologia dell'Università della Lettonia, una delle sedi della Biennale. Concepita come un pezzo accidentalmente conservato o una natura innaturalmente costruita in un luogo insolito «The Nest (Ligzda)» è realizzato con materiale facilmente reperibili in città, ma all'interno del nido c'è una palude, una zona umida senza fondo: intima, pericolosa, mistica, piena di oggetti fatiscenti e sassi. Immagini in movimento per Ieva Balode(classe 1987) un'artista che lavora con le immagini analogiche e nella sua pratica è interessata all'identità umana, che esplora attraverso il linguaggio e la filosofia di un'immagine - sia ferma che in movimento. Trae ispirazione da testi, materiali d'archivio e dalla natura, Balode viva e lavora a Riga si è laureata alla Latvian Academy of Art e ha esposto prevalentemente in Lettonia. Alla Biennale espone il film sperimentale «Sisyphus Condition», 2018 che presenta un uomo che vive su una remota isola rocciosa, apparentemente senza scopo.
Da Tallinn (Estonia) Karel Koplimets, con il suo background nella fotografia, nella sua pratica artistica ha affrontato argomenti come criminalità, crimini e meccanismi di paura e paranoia. Nei suoi ultimi progetti, analizza i cambiamenti della geopolitica e dell'economia all'indomani del crollo dell'Unione Sovietica. Il confine tra Finlandia ed Estonia è espressione di questi cambiamenti. I finlandesi possono recarsi a Tallinn, una forma di turismo di massa a basso costo, mentre allo stesso tempo gli estoni, seguendo la stessa rotta al contrario, si trasferiscono a Helsinki come migranti economici.
Nel lavoro «Case n. 11. TALSINKI» (2016/18) l'artista presenta il tema dei “pendolari” e il fatto che i finlandesi trasportano grandi quantità di liquori a basso costo e altre merci. Diverse fonti stimano che sono circa 15.000 migranti a breve termine che lavorano in Finlandia; stime non ufficiali sostengono che siano circa 60.000. Altre statistiche affermano che i finlandesi effettuano ogni anno 2,5 milioni di viaggi in Estonia e l'80% dei viaggiatori acquista bevande alcoliche a prezzi più bassi.
Dalla Polonia il collettivo Sputnik Photos, fondato nel 2006 da fotografi documentaristi provenienti da Bielorussia, Polonia e Slovacchia, uniti dalla comune esperienza di vita nell'Europa centrale e orientale nel periodo post-trasformazione, è presente con due progetti che documentano le trasformazioni nell'Europa orientale negli ultimi dieci anni, esaminando l'impatto che l'occupazione sovietica ha avuto sulla regione. Dopo aver conseguito importanti riconoscimenti internazionali – come il World Press Photo e Pictures of the Year International – hanno organizzato diverse mostre in tutto il mondo e pubblicato 8 libri fotografici. I loro progetti sono stati presentati in festival di fotografia, gallerie e riviste di tutto il mondo. Per la Biennale il collettivo ha creato un'installazione site-specific utilizzando una selezione del lavoro «The Lost Territories Archive» che contiene diverse migliaia di fotografie scattate tra il 2008 e il 2016 nelle ex repubbliche sovietiche. Le fotografie sono nascoste o si palesano ai visitatori dalle carte da parati strappate, come se fossero lì da molto tempo, celate sotto gli strati di storia contenuti nell'edificio dove sono esposti, la Residence Kristaps Morbergs. Inizialmente, le foto possono sembrare astratte, ma da un'osservazione più ravvicinata si possono discernere indizi indiretti a siti e spazi sintomatici del cambiamenti.
Unico italiano invitato a RIBOCA Danilo Correale (vive e lavora tra New York e Napoli, è tra gli artisti della galleria Raucci Santamaria e le sue opere presentato un range di prezzo compreso tra 4mila e 25mila) presente in quattro sedi della manifestazione con opere realizzate con diversi media come spesso accade nella sua ricerca artistica: un dipinto della serie «A spectacular Miscalculation of Global Asymmetry» che si riferisce alla critica rappresentazione dei dati delle statistiche, e sullo stesso tema l'installazione «Fivehundredfortyeight», 2015 nella quale l'artista riflette sulla nostra società basata sui dati e su come questi dati sono anche diventati un mezzo per creare delle tendenze.
Non mancano i nomi noti come Nedko Solakovche ha realizzato l'opera «Driving Through the Past, with the Present Ahead, and the Future Behind my Back», 2018 che raccoglie diversi disegni, oggetti e memorabili creati e collezionati nel corso del lungo viaggio da Sofia a Riga nel maggio di quest'anno (l'artista non prende l'areo dal 2008 per viaggiare in Europa). Altri nomi noti Tobias Zielony (Lia RummaMilano, Napoli, KOW, Berlino) con la serie «Maskirovka» del 2017 e «Golden» del 2018, Jonas Mekas, il cineasta lituano con l'installazione video «Lithuania e Collapse of the USSR», 2008, nella quale una serie di notiziari registrati da Mekas su videocamera, dalla sua stessa televisione negli Stati Uniti nel 1991, riportano la cronaca della lotta per l'indipendenza Lituana.
L'artista sudafricano James Beckett (galleria T293) con l'opera «Palace Ruin» 2016, un'installazione all'aperto ispirata al Paleis voor Volksvlijt (Palazzo della Diligenza popolare), il Crystal Palace in Olanda, bruciato nel 1929 e la scultura fumante richiama il momento immediatamente dopo l'incendio. La scultura funge anche da podio, ospitando altri artisti e performance musicali.
Tra le nuove commissioni quella dell'artista britannico Michael Landy intitolata «Open for Business» (2018). L'artista ha rimodellato un tradizionale chiosco sovietico - bancarelle lungo la strada che vendevano cartoline, biglietti dell'autobus, libri, riviste e giornali con propaganda comunista - dipingendolo con i colori dell'Union Jack, isolandolo in un cortile a significare l'isolamento del Regno Unito in seguito alla Brexit.

I luoghi di RIBOCA. La biennale si svolge in otto diverse sedi: l'ex Facoltà di Biologia dell'Università della Lettonia, Residence Kristaps Morbergs, due magazzini e una barca nella penisola industriale di ‘Andrejsala', nell'ex fabbrica tessile di Bolshevichka, Art Centre Zuzeum, una ex fabbrica di sughero trasformata in un centro d'arte contemporanea; Sporta2 square e Kanepes Kulturas Center. Infine, nella stazione ferroviaria modernista sovietica, Dubulti, situata nella località balneare di Jurmala, sulla costa del Mar Baltico, a soli 20 minuti di auto da Riga.

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