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Art Basel, brilla l’arte italiana da Burri e Gnoli a Favaretto e…

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Art Basel, brilla l’arte italiana da Burri e Gnoli a Favaretto e Bonvicini

Si è appena conclusa la 49ª edizione di Art Basel (14 -17 giugno) con 95mila visitatori tra cui direttori e curatori dei più prestigiosi musei internazionali e wealthiest art collectors arrivati a Basilea dall'America, dall'Africa e dal Medio Oriente. Oltre 4.000 gli artisti proposti ad Art Basel e molte le trattative di vendite ufficialmente concluse i cui prezzi di listino partivano dai 12mila euro per una incisione di Scott Lyall, ai 14 milioni di dollari messi sul tavolo da un collezionista europeo per una tela di Joan Mitchell proposta dallaHauser & Wirth (Zurich, London, Somerset, Los Angeles, New York) che, secondo quanto riportato dal Financial Times, sta intermediando per conto della famiglia Panza di Biumo il lascito di circa 100 opere, per lo più di arte americana, grazie ad una “exclusive long-term partnership” siglata con Giuseppina Panza, figlia della coppia di celebri collezionisti.

Negli spazi delle 290 esclusive gallerie provenienti da 35 Paesi disposte sui due piani della sede della fiera, significativa la presenza dei protagonisti dell'arte italiana moderna e contemporanea con proposte talvolta disattese e non scontate: 19 sono state le gallerie italiane partecipanti in questa edizione, divise tra Main section e Feature.

L’arte italiana. Curiosando nei booths delle gallerie specializzate in arte contemporanea, ci siamo talvolta imbattuti in artisti italiani storicizzati solitamente poco presenti sul mercato, che non pensavamo di trovare promossi dalle gallerie straniere, specialmente nella sezione Feature dedicata alle piccole esposizioni curatoriali monografiche o tematiche.

Ecco, infatti, apparire con sorpresa nella stand della galleria ChertLudde di Berlino, nella sezione Feature dedicata alle “exposition “curatée”, due grandi gonfiabili gialli in PVS degli anni '60 di Franco Mazzucchelli (Milano, 1939), artista performativo oggetto di una recente mostra al Museo del 900 di Milano: “Abbiamo presentato due opere pubbliche molto rare di Mazzucchelli che si sono fortunatamente conservate nel tempo, in quanto destinate, come molti altri lavori di Mazzuchelli, a consumarsi nel tempo - spiega Clarissa Tempestini.

Accanto ai due gonfiabili abbiamo presentato una selezione di immagini fotografiche che documentano l'intervento pubblico dell'artista a Volterra, in Piazza dei Priori nel 1973, e in altre città italiane (18.000 €, ciascuna). Mazzucchelli ha riflettuto sulla funzione dell'opera d'arte, il suo rapporto con il fruitore e il destino effimero dell'installazione, ed è rimasto sempre defilato rispetto al mercato. Il suo lavoro, infatti, per la sua specificità non ha mai guardato al collezionismo privato”.

LaGalerie Chantal Crouseldi Parigi ha esposto un grande lavoro di Roberto Cuoghi (Modena, 1973), uno degli artisti del momento, particolarmente originale e imprevedibile che utilizza tecniche e materiali non convenzionali: nello stand spiccava un'opera recente e suggestiva “Ether en flacons” (2016-2018) composta da 10 vetrinette illuminate da neon con all'interno riprodotte con materiali vari carcasse di animali in corso di decomposizione ( 165.000 € ).

La Galleria P420, fondata a Bologna nel 2010 da Fabrizio Padovani e Alessandro Pasotti, specializzata in arte concettuale e minimale, ha dedicato il proprio spazio in fiera a Basilea a Paolo Icaro (Torino, 1936), esponendo una serie di sculture in gesso realizzate tra il 1978 e il 1982 quando l'artista lavorava nel suo studio di Woodbridge, Connecticut, (Usa), dove si era trasferito nel 1971: “Icaro è un maestro storicizzato a lungo trascurato dal mercato, pur essendo i suoi lavori in gesso estremamente contemporanei. Qui a Basilea le sue opere hanno ottenuto molto interesse da parte dei collezionisti, non solo italiani, grazie al fatto che lo stiamo sostenendo molto all'estero nelle fiere a Londra così come anche in Cina e in altri Paesi con prezzi che variano dai 30mila ai 90mila euro” ha raccontato il gallerista. Tre i lavori di Icaro ufficialmente venduti dalla galleria: la scultura in gesso “Cubical Molecular” del 1978 (80.000 €); “In Between, Twelve” del 1978, 90 x 24 x 8 cm (50.000 €), e “Misura Soffio” del 1978, diam. 29 cm. (35.000 €).

Un lavoro di Icaro era esposto anche da Massimo Minini presente ad Art Basel ormai da 42 anni e che per quest'ultima edizione ha scelto di presentato opere di taglio concettuale di Ian Wilson, Giulio Paolini, Sol Le Witt e di altri maestri.

L'artista Lara Favaretto (Treviso, 1973) nota per le sue originali istallazioni, a cui era dedicato nella sezione Unlimited un progetto intitolato “Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)” composto da dieci cubi compressi di coriandoli colorati (venduta per 220.000 €), era rappresentata ad Art Basel da Franco Noero: nello stand del gallerista due spazzole per l'autolavaggio in continua rotazione graffiavano incessantemente le lastre di metallo alle quali erano agganciate tramite delle staffe. Le opere erano entrambe acquistabili per 80mila euro, ciascuna.

Noero ha, inoltre, venduto un lavoro di Jac Leirner “Corpus Delicti (United)”, 1985-2018, in acciaio e nylon del valore di 75.000 dollari, oltre ad un bronzo dipinto di Mario Garcia Torres intitolato “Who Said I Was All Nostalgia and No Fun?”, per 28.000 euro.

La galleria Mitchell-Innes & Nash (New York), invece, ha consegnato ad un collezionista privato uno specchio dell'artista veneziana Monica Bonvicini (classe 1965) che vive e lavora a Berlino, nota per le sue installazioni scultore di grandi dimensioni in materiali diversi che mettono in discussione l'architettura, il potere, dialogando con gli spazi in cui vengono poste (valore di circa 30.000 euro). Monica Bonvicini ha un corriculum ormai strutturato e consolidato avendo partecipato alle più importanti biennali internazionali, come quella di Berlino (1998; 2003; 2014), Istanbul (2017; 2003) e Venezia (1999; 2001; 2005; 2011; 2015).

Posizionata su un piedistallo all'ingresso dello stand della Galerie Gmurzynskadi Zurigo spiccava una interpretazione ironica di Francesco Vezzoli (1971) della celebre scultura creata nel 1913 dal futurista Umberto Boccioni “Forme uniche nella continuità dello spazio”. Vezzoli ha riproposto l'opera facendo indossare all'uomo in movimento un paio di scarpe con tacco 12: “Unique form of Continuity in Light Heels” presentata al Museo Museiondi Bolzano nel 2016 e al MAXXI di Roma era in vendita per 360.000 euro.

La Galleria Alfonso Articaco (Napoli, Pozzuoli) ha venduto due lavori, uno di Sol LeWitt e uno di Vera Lutter per un valore complessivo di 380.000 dollari; mentre la galleriaA Arte Invernizzi ha studiato per Art Basel un progetto intitolato “Alterazioni percettive” che ha messo in dialogo opere di Gianni Colombo, François Morente, Mario Nigro, Niele Toroni e Günter Umberg. Nella sezione Unlimited Invernizzi ha esposto l'opera di Rodolfo Aricò “Scena di Mantova” (1980), un imponente acrilico su tela di 400 x 600 x 350 cm.

Anche la Galleria Continua (San Gimignano, Beijing, Les Moulins, Havana) ha chiuso diverse trattative sia per opere di maestri italiani che stranieri. Bollino rosso accanto all'acciaio specchiato di Michelangelo Pistoletto “Rottura dello specchio – azione 4” del 2017, comprata in fiera per 550.000 euro; bollini rossi anche per i lavori di Chen Zhen come “Un Village sans frontieres” del 2000 (185.000 €) e di Pascale Marthine Tayou, artista camerunese che sta riscuotendo molto interesse da parte dei collezionisti: “Colorful Stones”, 2018 composta da tanti Pavés colorés (85.000 €).

Gli autori storicizzati. Molto attenzione da parte dei collezionisti europei, americani ed asiatici per le jute a pigmenti colorati di Salvatore Emblema esposte nella “solo exhibition” dedicata ai lavori creati tra il 1973 e il 1979 dalla galleria Fonti di Napoli nella sezione Feature, artista che non ci aspettavamo di trovare a Basilea: “Abbiamo scelto la produzione migliore di Emblema, quella degli anni Settanta” - ha spiegato Luigi Giovinazzo. “Emblema di fatto non ha mai fatto parte di alcuna corrente artistica dell'epoca, pur avvicinandosi il lavoro all'Arte Povera. Ha avuto molta fortuna nel mercato sino agli anni Settanta e Ottanta, entrando in collezioni museali e private, come la raccolta Agnelli; poi un velo d'ombra è calato sull'artista. Ad ogni modo, si sta lavorando alla catalogazione ragionata dei suoi lavori.” Il gallerista dichiara di aver concluso in fiera alcune vendite con collezionisti canadesi, svizzeri e persino indiani, i prezzi delle opere in questione oscillano tra i 25mila e i 60mila euro.

La grande arte italiana del dopoguerra era rappresentata al meglio a Basilea dal rarissimo e stupendo dipinto eseguito nel 1964 da Domenico Gnoli (1933- 1970), “Cravatta”, realizzato con colori acrilici mescolati a sabbia, proposto dalla Galerie Luxembourg & Diana con una richiesta di oltre 10 milioni di euro, accanto a un sacco e a una “Combustione plastica” di Alberto Burri. La galleria sta dedicando all'artista romano morto a soli 36 anni una solo exhibition nella sua sede newyorkese: “Domenico Gnoli. Detail of a detail”. L'opera esposta in fiera appartiene ad un meraviglioso ciclo di dipinti dal vago sapore magrittiano, sfuggente a qualunque tendenza storico-artistica, concepito tra 1965 e il 1969, e composto solo da una sessantina di esemplari. Questi dipinti, realizzati con una straordinaria padronanza tecnico-pittorica, raffigurano oggetti comuni (bottoni, camice, scarpe, cravatte, giacche, vestiti da uomo o da donna, letti, capigliature) ingranditi sino a saturare la superficie della tela, generalmente di medio / grande formato. Per via della loro rarità e bellezza, queste tele hanno quasi sempre segnato un record di aggiudicazione quando sono passate in asta.

La Galleria dello Scudodi Verona ha offerto una selezione di classici dell'arte italiana del Novecento come Leoncillo, Dorazio, Vedova, Marini e Morandi.

Suggestivo anche lo stand monografico di Tornabuoniscandito da otto “Plastiche” di Alberto Burri di vari colori: trasparenti, rosse fuoco e nere, realizzate tra il 1962 e il 1965. L'esposizione, sostenuta da una pubblicazione specialistica curata da Bruno Corà, presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, è stata una delle più apprezzate della fiera. Il listino prezzi delle plastiche esposte partiva da 5 milioni di euro.

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