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Masterpiece chiude con successo l’art week londinese, Canova sugli scudi

Henry Moore Recumbent figure, Piano Nobile at Masterpiece London 2018
Henry Moore Recumbent figure, Piano Nobile at Masterpiece London 2018

A otto anni dal suo debutto sulla scena londinese nel 2010, Masterpiece London (28 giugno - 4 luglio) è giunta quest'anno alla sua 9ª edizione riuscendo ad attrarre 160 tra le più prestigiose gallerie d'arte provenienti dall'Europa, dall'Asia e dagli Stati Uniti, specializzate in diversi segmenti del mercato che hanno offerto ai collezionisti l'opportunità di scegliere manufatti artistici di ogni epoca: oltre 6mila anni di storia dell'arte rappresentati da dipinti antichi e impressionisti, reperti archeologici, libri rari, preziosi gioielli, orologi, opere d'arte moderna e contemporanea, design, arte oceanica e africana e, persino, rare curiosità capaci di sedurre qualsiasi collezionista.

Ospitata nei vasti spazi del Royal Hospital Chelsea, edificio progettato sulle rive del Tamigi dal celebre architetto inglese Christopher Wren, Masterpiece può vantare quest'anno di aver accolto 29 nuove gallerie, alcune di altissimo profilo comeLandau Fine Art, Hammer Gallery, Chan, Hauser & Wirth, Die Galerie, Kallos Gallery, Moussaieff Jewelleryche hanno rafforzato vari settori della fiera, dall'archeologica alla pittura impressionista e moderna, fino ai gioielli.
Un exhibition space sensoriale dedicato a Marina Abramović ha accolto all'entrata 51.000 visitatori ( +16% rispetto alla scorsa edizione), che si sono trovati avvolti da cinque ritratti tridimensionali scolpiti nell'alabastro, illuminati internamente da Led; mentre due istallazioni site specific dell'artista giapponese Chiharu Shiota, composte da una fitta ragnatela di fili rossi, occupavano sia il corridoio che lo stand della Blain|Southern Gallery.
La fiera, per il vasto ventaglio di oggetti artistici offerti scrutinati uno ad uno da un vetting committee (https://www.masterpiecefair.com/media/masterpiece/05/pdfs/Vetting-Committee-List-FINAL-2018.pdf) composto da 150 autorevoli esperti di ogni disciplina, è considerata da alcuni espositori “un piccolo Tefaf”, l' art fair che si tiene ogni anno a Maastricht.

Bilancio. Molte trattative di vendita si sono concluse tra galleristi e collezionisti e curatori museali già nelle prime ore d'apertura. Sono stati oltre 320 i curatori e i direttori delle principali istituzioni museali internazionali a visitare la fiera e fare acquisti, tra cui ilMetropolitan Museum of Art, British Museum, Victoria & Albert Museum, Rijksmuseume il Getty Museum: la galleria Oscar Graf ha venduto ad un museo americano una poltrona “Rossetti” (1901) disegnata da George Logan; mentre il National Museum of Ireland di Dublino ha acquistato un grande ritratto di Sir. John Lavery del 1901, “Her First Communion”.
La galleria londinese NewArtCentre ha venduto diversi lavori in porcellana di Edmund de Waal, uno dei più famosi ceramisti contemporanei al mondo le cui porcellane sono conservate nei principali musei internazionali, tra cui “Vessels from theRosenheimer Collection, 1995-2001 , composto da 59 vasi in porcellana smaltata (600.000 sterline + Vat), acquistato da un collezionista privato che ne ha fatto dono ad un museo americano.
Piano Nobile ha riservato, invece, ad un collezionista britannico il modello in gesso della scultura di Henry Moore “Recumbent Figure” (1938), il cui prototipo in bronzo è conservato alla Tate collection (asking price: 250.000 sterline).

La fiera tra antichità, rarità e curiosità. Uno degli aspetti che caratterizzano questa cross-collection art fair è la disposizione degli stand voluta da Philip Hewat-Jaboor, chairman di Masterpiece, nonché raffinato collezionista ed art advisor: “La scelta di mescolare le gallerie d'arte tra loro, rompendo la rigida divisione per settori specifici che caratterizza molte fiere di questa tipologia, si è rivelata una buona idea che sta funzionando molto bene, perché porta i collezionisti a sconfinare dalle proprie prefissate aree di interesse finendo talvolta per apprezzare e acquistare oggetti inaspettati” ha raccontato ad ArtEconomy24.
Lungo i corridoi della fiera abbiamo, infatti, trovato gallerie di arte moderna e contemporanea accanto a stand che offrivano oggetti capaci di accendere la curiosità dei collezionisti. Al centro del booth della galleria ArtAncient, ad esempio, spiccava su un piedistallo un oggetto particolare che ha attirato la curiosità di molti visitatori. Ad un primo sguardo l'oggetto poteva essere confuso per una scultura contemporanea di qualche artista che ha sbirciato di nascosto nello studio di Tony Cragg; ma a leggere con attenzione la didascalia si scopriva, invece, che si trattava di una Gogotte, una scultura rara, sì, ma naturale, di ben 30 milioni di anni fa, venduta dopo poche ore durante il vernissage ad un collezionista privato per 90mila sterline: “Le Gogotte sono molto rare da trovare sul mercato. Sono state rinvenute per la prima volta a Fontainebleau, in Francia, e risalgono al periodo dell'Oligocene. Sono sculture antropomorfe formate da cristalli di quarzo e carbonato di calcio” ha raccontato lo staff della galleria londinese specializzata in sculture antiche romane e asiatiche, che ha inoltre veduto ad un collezionista americano la forma di un fulmine congelata nella sabbia del deserto per 70.000 sterline.
Molte altre le rarità sul fronte dell'ArtAncient. Da Rupert Wace Ancient Art era esposta una sedia accompagnata da uno sgabello in legno intagliato rinvenuti in una tomba egizia risalente alla XVIII di-nastia (1400-12 A. C.) accompagnati da un price tag di 160.000 sterline: “E' un pezzo estremamente importante e museale. Esemplari simili di sedia sono conservati oggi al Brooklyn Museum, e due sgabelli analoghi, invece, si trovano al MET di New York e al Museo Egizio di Torino. Quello di Torino, in particolare, è stato scoperto a Tebe all'interno della tomba di Kha, l'architetto che sovrintendeva i lavori durante il regno di Amenophis II, Thutmose IV e Amenophis III” - ha raccontato lo staff della galleria.
Un'altro oggetto museale l'abbiamo trovato nel booth della Galerie Patrick Mestdagh di Bruxelles: si tratta di un rarissimo pugnale azteco per usi rituali risalente al 500-800 d.C. in selce bianca di dimensioni insolitamente grandi (59 cm.) realizzato con un incredibile lavoro di sfaldamento e levigatura manuale davvero eccezionale (12.000 euro).

Il giudizio dei galleristi italiani. Masterpiece è una macchina organizzativa oliata bene, capace di soddisfare le esigenze degli espositori e dei collezionisti, acquistata al 67,5% a dicembre scorso dal gruppo svizzeroMch Group, proprietario di Art Basel e di altri eventi fieristici internazionali dedicati all'arte e al collezionismo. I galleristi italiani si sono dichiarati complessivamente soddisfatti. Mazzoleni (Londra, Torino) ha venduto una tela di Giorgio de Chirico del 1971 “Grande metafisico con squadre” per circa 430.000 euro, e un dipinto di Victor Vasarely, “Bellatrix-Bie”, per 100.000 ero.
Secondo Marco Voena (Robilant+Voena) Masterpiece è l'unica fiera che unisce perfettamente il mondo del lusso e quello dell'arte, a Chelsea nel quartiere più elegante di Londra: “Sono ormai diversi anni che partecipiamo a Masterpiece. Lo riteniamo un evento espositivo che è cresciuto qualitativamente anno dopo anno, frequentato da collezionisti europei, asiatici e del Medio Oriente”. Nello stand della galleria Robilant+Voena erano disposte opere di epoche diverse: sculture di John Chamberlain e serigrafie di Andy Warhol insieme a Vedute del XVIII secolo; ma uno degli pezzi più esclusivi era il “Tavolino di gioje” impreziosito da un superbo piano in commesso di pietre dure disegnato da Giorgio Vasari, realizzato da Bernardino Porfirio da Leccio (ca. 1557-1588) per Francesco I de' Medici. Il tavolo è stato presentato per la prima volta lo scorso marzo al Tefaf di Maastricht con una richiesta che si aggirava intorno ai 10 milioni di euro, in quanto un esemplare paragonabile a questo è appartenuto a Filippo II di Spagna ed oggi conservato al Prado.

Per Matteo Lampertico e Luca Gracis della M&L Fine Art “Masterpiece è una art fair che nel tempo è riuscita ad avvicinare alcune grandi gallerie internazionali, ma allo stesso tempo è un po' dispersiva in quanto si rivolge a tutti i settori del collezionismo e, quindi, ha un pubblico non sempre specialistico. Abbiamo selezionato per il nostro stand alcuni dipinti importanti del primo Novecento affiancandoli a opere del secondo dopoguerra di Piero Manzoni, Lucio Fontana ed Enrico Castellani. C'è stato molto interesse da parte dei collezionisti per la “Composizione metafisica” di Giorgio de Chirico del 1916 (380.000 euro), mentre una bella gouache di Wassily Kandinsky del 1924 appartenuta in passato alla Galerie Beyeler di Basilea (asking price: 450.000 euro), è stata acquistata da un collezionista privato”.
Paolo Antonacci, gallerista specializzato in dipinti e acquerelli dal XVIII al primo XX secolo, ritiene Masterpiece un piccolo Tefaf, senza però quella di rigidità “museale” nella suddivisione delle gallerie per settori tematici che caratterizza la fiera di Maastricht: “Penso che sia la disposizione degli stand a rendere interessante questa art fair. Svolgendosi durante l'art week londinese, nel bel mezzo della aste di arte moderna, contemporanea e di Old Masters, la fiera attira i collezionisti che si trovano nella City appositamente per fare acquisti ” ha commentato il gallerista.

Canova in asta. E proprio ieri 4 luglio Sotheby’s ha battuto nell’asta Treasures a Londra il nuovo record d'asta per Antonio Canova (1757-1821): la battaglia ai telefoni si è accesa per il “Bust of Peace” da tempo perduto ha portato il valore, dalla stima di 2 milioni di sterline, a 5.303.500 sterline (6.019.458 euro) - superando il precedente record d'asta dello scultore neoclassico di 3,9 milioni sterline fissato da 'Busto di Murat', nel novembre 2017. I marmi di Canova sono eccezionalmente rari sul mercato e il lavoro aggiudicato ieri era rimasto presso il proprietario sin dalla sua concezione nel 1814  

“Siamo lieti di aver raggiunto il record d'asta mondiale per Canova, con il suo magistrale “Busto della pace”! - ha dichiarato Christopher Mason, direttore del Dipartimento di scultura e opere d'arte europee di Sotheby's. “A lungo perduto, il busto di Canova è una delle scoperte più interessanti degli ultimi decenni. Il busto conserva bellissime ciocche di capelli, sormontate da una tiara neoclassica ed è stato giustamente incoronato con un prezzo record”. Scolpito per il suo primo mecenate inglese e amico intimo John Campbell, Lord Cawdor, il busto appartiene alla celebre serie di teste ideali di Canova (Teste Ideale), un piccolo gruppo di opere di età matura dedicate ad amici e patroni. Passata attraverso cinque generazioni della famiglia Cawdor dopo la morte di John Campbell nel 1821, la scultura fu dimenticata. Nel 1962, quando il contenuto della casa di famiglia dello Stackpole Court nel Pembrokeshire fu venduto all'asta, “Bust of Peace” fu semplicemente descritto nel catalogo come “un busto di marmo bianco di una donna che indossava un diadema”. Dopo una lunga ricerca del proprietario, che ha acquisito la scultura come opera non attribuita, il marmo è stato identificato come il “Busto della pace” perduto, mai visto in pubblico da oltre 200 anni da quando era per la prima volta stato esposto nell'estate del 1817 nella mostra della Royal Academy.

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