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Pop Art inglese: arrivata prima, ma seconda sul mercato

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Pop Art inglese: arrivata prima, ma seconda sul mercato

Con la Pop Art americana giunta a quotazioni milionarie, i collezionisti d’arte più accorti osservano il movimento, ampiamente diffuso prima in Gran Bretagna e poi in altre aree come Francia, Belgio e Italia. In Gran Bretagna i precursori sono stati Eduardo Paolozzi e Richard Hamilton, poi seguiti da artisti come David Hockney, Allen Jones, Derek Boshier, Peter Phillips, R.B. Kitaj (americano, in Gran Bretagna dal dopoguerra), Patrick Caulfield, Pauline Boty (unica protagonista femminile scomparsa prematuramente nel ’66) Peter Blake, Richard Smith e Joe Tilson. Già negli anni ’60 la loro originalità fu subito riconosciuta dal mercato. «Fecero parte della Swinging London – ha raccontato James Holland-Hibbert, fondatore della galleria inglese Hazlitt Holland-Hibbert, che lo scorso giugno nell’ultima edizione di Art Basel ha dedicato tutto il suo stand al movimento vendendo diverse opere –, e furono promossi da gallerie giovani e alla moda come Robert Fraser (la fotografia del suo arresto per droga con Mick Jagger nel 1967 divenne una famosa opera di Hamilton, ndr) e John Kasmin (organizzò la prima personale di Hockney). Altre gallerie di riferimento furono Arthur Tooth & Sons, Marlborough, The Rowan Gallery e la Hanover Gallery, mentre tra i musei la Whitechapel Gallery ospitò diverse mostre chiave». Successo che si è protratto fino a oggi sia al di qua che al di là dell’Atlantico (tra il pop britannico e quello americano ci fu un proficuo dialogo), ma senza quel boom che c’è stato per Warhol & company, per cui i prezzi sono più contenuti, a parte i picchi come Hockney. «I più forti sul mercato sono Hockney (fino a 22 milioni di sterline), Gerald Laing (fino a 1,6 milioni), 
Allen Jones (fino a 2 milioni) – continua il gallerista Holland-Hibbert –, mentre quelli che hanno ancora margine di crescita sono Hamilton (fino a 1 milione di sterline), 
Richard Smith (fino a 250mila), 
Peter Blake (fino a 500mila) e 
Joe Tilson (fino a 250mila). Sono ancora sottovalutati rispetto agli americani, ma di recente ci sono stati alcuni record e l’interesse è in crescita».

La stessa tendenza, infatti, è stata riscontrata all’asta. «Negli ultimi cinque anni abbiamo visto aumentare la richiesta da Francia, Spagna, Italia, America» ha dichiarato Will Porter, Senior Director e Deputy Head del dipartimento Modern British Art di Christie’s. «La crescita si spiega attraverso il confronto con gli americani, ma anche a seguito di mostre rilevanti a Bilbao nel 2006, da Christie’s a Londra nel 2013 («When Britain Went Pop»), a Wolfsburg nel 2016 («This Was Tomorrow - Pop art in Great Britain»), alla Tate Britain nel 2014 (retrospettiva di Hamilton) e alla Whitechapel Gallery nel 2017 (retrospettiva di Paolozzi, poi trasferita alla Berlinische Galerie di Berlino all’inizio di quest’anno)». I prezzi lo dimostrano: l’anno scorso a novembre Christie’s ha segnato il record per Pauline Boty, pari a 632.750 sterline per «Bum». Nella stessa occasione ha rivenduto a 704.750 sterline un’opera di Peter Blake, «Little Lady Luck», che era stata venduta nel 2000 a 88.450 sterline.

L’interesse è presente anche in Italia, dove la Pop Art inglese già negli anni ’60 ha avuto galleristi e collezionisti attenti. Tra questi, Carla Pellegrini della Galleria Milano, Giorgio Marconi e Beatrice Monti della Galleria dell’Ariete, che hanno organizzato mostre di questi artisti già nel ’67. «La nostra mostra ebbe grande successo – ha ricordato Carla Pellegrini, – abbiamo venduto vari quadri ad Achille Cavellini (artista e collezionista), che con il suo fare bresciano commentò: ”questi sono cavalli vincenti, i milanesi non se ne sono accorti?”. Il sindaco di allora fece addirittura una grande festa in Comune in loro onore». I prezzi erano sui 190-300.000 lire per Boshier, 550-650.000 lire per Donaldson, 850.000 lire Tilson, 200-280.000 lire per le edizioni di Hockney e 130.000 lire per quelle di Allen Jones. Quindi in alcune collezioni private italiane che allora furono più audaci questi artisti ci sono, chi ora ce li ha può venderli con profitto alle aste internazionali.

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