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Les Rencontres d’Arles, molto più di un festival di fotografia

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Les Rencontres d’Arles, molto più di un festival di fotografia

Jonas Bendiksen, Moses Hlongwane, otherwise known simply as Jesus, giving a sermon during his wedding to Angel, one of his disciples. In Moses' theology, his wedding day was the start of the End of Days. South Africa, 2016. Courtesy of Jonas Bendiksen/Magnum Photos
Jonas Bendiksen, Moses Hlongwane, otherwise known simply as Jesus, giving a sermon during his wedding to Angel, one of his disciples. In Moses' theology, his wedding day was the start of the End of Days. South Africa, 2016. Courtesy of Jonas Bendiksen/Magnum Photos

Si è conclusa la settimana inaugurale di Les Rencontres d'Arles, il più importante festival europeo dedicato alla fotografia. Dal 2 al 7 luglio, la cittadina della Camargue è stata animata da proiezioni, performance, talk, portfolio review, inaugurazioni di mostre e un pubblico record di 18, 500 visitatori.
Ogni estate i Rencontres, letteralmente incontri, portano ad Arles esperti, professionisti e gli amanti della fotografia da tutto il mondo. Il festival, fondato nel 1970 dal fotografo Lucien Clergue, dallo scrittore Michel Tournier e dallo storico Jean-Maurice Rouquette, è stato per anni un momento d'incontro per addetti ai lavori. Nel 2001 François Hébel, curatore di fotografia nonché direttore della celebre agenzia Manum Photos (1987-2001), subentra alla guida della manifestazione facendolo diventare un evento di richiamo internazionale con un pubblico che passa, sotto i suoi 13 anni di direzione, da 9.000 a 100.000 visitatori. Questo connubio favorevole termina nel 2014 quando Hébel si dimette per protestare contro la svendita di Parc Des Ateliers, l'ex sito industriale che prima accoglieva la maggior parte delle mostre, alla collezionista svizzera Maja Hoffmann per il nuovo maxi progetto da 100 milioni di euro della sua Fondazione Luma.
Con l'arrivo del nuovo direttore Sam Stourdzé, che per dedicarsi alla causa ha lasciato il Musée de L'Elysée di Losanna, il festival ha continuato a crescere intrecciando ancora più saldamente i suoi legami con le istituzioni culturali locali e approdando per la prima volta all'estero, in Cina, con il Jimei per Arles International Photo, del quale a novembre 2017 si è tenuta la terza edizione. Il successo della manifestazione si evince non solo dalla sempre crescente partecipazione di pubblico, nel 2017 i visitatori sono stati 125.000, ma anche dalla sua solidità finanziaria. Con un budget di circa 7. 200 000 euro, il festival sta abbandonando gradualmente il sostegno pubblico, che nel 2018 conta per il 23% sul budget totale, rispetto al 35% del 2017. Nonostante gli sponsor principali siano gli stessi dello scorso anno (Olympus, Luma Foundation, BMW e SNCF), anche la sua contribuzione è passata dal 18% del 2017 al 13% di questa edizione; il restante 54% dei proventi proviene dalla vendita dei biglietti e dal merchandising.

Back to the Future. Il tema di quest'anno, come anticipa il titolo “Back to the future”, è l'indagine dei fenomeni socio-politici del presente e del passato visti attraverso gli occhi della camera. Secondo il direttore Sam Stourdzé: “la macchina fotografica è un mezzo privilegiato per registrare i cambiamenti che avvengono intorno a noi e che ci ricordano che il mondo è in continua mutazione, a volte proprio davanti ai nostri occhi”. Le 30 esposizioni visitabili fino al 23 settembre, a cui hanno partecipato 49 curatori e 151 artisti, sono raggruppate in quattro grandi aree tematiche. La più imponente è senza dubbio la sezione dal titolo America great Again” che, a 60 anni dalla pubblicazione di “The Americans” di Robert Frank una delle produzioni fotografiche più importanti mai realizzate, ripropone un percorso dei cambiamenti sociologici avvenuti in Usa attraverso gli occhi di cinque fotografi diversi per età e ricerche ma accomunati dal fatto di non essere americani di origine: Robert Frank (1924, svizzera), Laura Henno (1976, Francia), Raymond Depardon (1942, Francia), Paul Graham (1964, Inghilterra) e Taysir Batniji (1966, Palestina). La sezione “Run, Comrade, The Old World is Behind You” ripercorre a cinquant'anni di distanza dalle rivoluzioni del '68 le rivolte, i cambiamenti e le utopie che segnarono un'epoca: “1968, What a story! Barricades, Expression, Repression”, curata da Bernadette Caille sulle rivolte studentesche parigine. “The Train, RFK's last journey” una mostra sull'ultimo viaggio del presidente Robert Kennedy interpretata da Paul Fusco, Rein Jelle Terpstra e Philippe Parreno; inoltre gli scatti per lo più inediti di “Paradise! From Fos-sur-Mer to La Grande Motte: between dreams and concrete” e l'installazione video di Christoph Draeger e Heidrun Holzfeind “The Auroville Project”.
Le altre due sezioni raccontano, invece, di un mondo più contemporaneo;“The world as it is” comprende il progetto documentario sulla vita della capitale della Repubblica Cecena “Grozny, nine cities; “A pillar of smoke” è una collettiva sulla condizione contemporanea della Turchia e “Bliss of Conformity” il fenomeno sociale dei matrimoni combinati in Cina. Intorno al tema dell'uomo del futuro si sviluppa anche “Augmented Reality” con il progetto sull'innovazione tecnologica “H+” dello svizzero Matthieu Gasfou, “Midnight at the Crossroads” di Cristina de Middel e Bruno Morais sulla spiritualità africana, “The Last Testament” di Jonas Bendiksen e, infine, “They Hobbyist. Looking for Passion”, un'esposizione collettiva unica nel suo genere che si sofferma sul rapporto tra fotografia e la cultura dell'hobby.
Il programma espositivo non finisce però qui. Durante Les Rencontres, le principali istituzioni culturali della città si popolano di mostre inedite: alla Manuel Rivera Ortiz Foundationc'è “Hope, a collaborative perspective”, una collettiva che esplora la fotografia come elemento di condivisione. Mentre la Fondazione Luma, ancora in fase di costruzione, ospita l'installazione “Pixel Forest” di Pipilotti Rist e la retrospettiva “Gilbert & George: the Great exhibition, 1971 - 2016” a cura di Hans Ulrich Obrist e Daniel Birnbaum. Tra le grandi novità introdotte quest'anno, il programma espositivo è stato esteso al di fuori della cittadina stessa di Arles: Nîmes ospita “What is different di Wolfgang Tillmans e “Portraits of spaces” di Candida Höfer, Avignone “Anatomies of Power” di Christian Lutz e a Marsiglia è possibile visitare “Froma Calais” di Bruno Serralongue, “Koropa” di Laura Henno e una collettiva dal titolo “Say Cheese! A History of French Dining and Photography”.

Premi. Con la conclusione della settimana d'inaugurazione del festival, sono stati anche svelati i nomi dei vincitori dei principali awards, per la maggior parte dedicati ai giovanissimi e ormai diventati sinonimo di scoperta di nuovi talenti artistici. Il premio più prestigioso, dal valore di 25.000 euro, è il Prix Découverte (Discovery Award) che quest'anno è stato assegnato alla performance fotografica “La défense, la regard qui s'assaye” di Paulien Oltheten (1982). L'artista olandese supportata dalla galleria parigina Les Filles du Calvaireè stata presentata sul mercato con un prezzo d'ingresso intorno ai 2.000 euro. Il Prix de la Photo Madame Figaro-Arles, il riconscimento che da due anni premia i migliori progetti delle donne fotografe, quest'anno è stato consegnato a Wiktoria Wojciechowska per “Sparks”, un collage dorato realizzato su una foto scattata dal cellulare di un soldato ucraino durante la guerra nella regione del Donbass (2014). L'opera, presentata dalla galleria di Nantes Confluence con un prezzo al pubblico di 5.000 euro, in questa edizione di Arles 2018 ha vinto anche il Public's Choice Award.
Per l'editoria fotografica, il Prix du Livre d'Auterur (Contemporary Book Award) e il Prix du Livre Historique (Historical Book Award), due premi dal valore di 8.000 euro, sono stati vinti rispettivamente da Laurence Aëgerter con “Photographic Treatment”, una serie di cinque libri con 30 dittici fotografici in bianco e nero acquistabili anche online al prezzo di 15 euro l'uno o 60 euro per l'intera serie, e da Julius Neubronner con “The Pigeon Photographer”. Il progetto, presentato dalla galleria italiana Rorhof (Bolzano) in vendita online al prezzo di 35 euro, intende far riscoprire l'archivio fotografico di Neubrenner, che nel 1907 ha brevettato una camera da utilizzare sugli spostamenti dei piccioni per sperimentare la tecnica della aerofotogrammetria. Sempre nell'ambito dell'editoria, dal 2015 Fondazione Luma supporta con un contributo di 25.000 euro il Dummy Book Award, che quest'anno è stato assegnato a Marina Gadonneix per la pubblicazione di Phénoménes”, la serie che documenta le sperimentazioni nei laboratori scientifici.
AncheVR Arles Festival, la sezione dedicata alla realtà aumentata e introdotta nel 2016 grazie al supporto BNP Paribas, ha un proprio premio specifico dal valore di 10.000 euro, che quest'anno è stato conferito allo studio inglese Marshmallow Laser Feast per “Treehugger: wawona”, un progetto commissionato nel 2017 da Cinekid Foundation, STRP, Southbank Centre and Migrations.

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