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Il sostegno alla cultura secondo la Fondazione Cariplo. Intervista a Rebaglio

La Fondazione Cariplo un modo attivo di guardare alla cultura. Da anni è sinonimo di sostegno al territorio lombardo per il benessere economico, sociale e culturale della comunità, affonda le sue radici nella Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, l'istituto di credito e beneficienza fondato nella Milano austriaca il 12 giugno 1823 a sostegno delle fasce più disagiate della popolazione. Così, per come la conosciamo oggi, la Fondazione nasce formalmente nel 1991 a seguito del processo di ristrutturazione del sistema bancario dettato dalla legge “Amato-Carli”, la quale impone che le attività di credito siano separate dalle attività di beneficenza. Tale processo porta alla nascita di molte fondazioni bancarie in tutta Italia tra cui la Fondazione Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, più comunemente chiamata Fondazione Cariplo.
Dal gennaio 1998 la Fondazione ha completato il processo di separazione da Cariplo Spa, avviando l'importante progetto industriale di sviluppo che ha portato alla costituzione di Banca Intesa. Grazie ai proventi derivanti da questa operazione, è tra le prime dieci fondazioni al mondo per patrimonio. In seguito alla fusione Banca Intesa - San Paolo IMI, Fondazione Cariplo è ora tra i principali azionisti di uno dei gruppi bancari più importanti in Europa e, con un budget erogativo di circa 150 milioni di euro l'anno, è il principale ente filantropico italiano.

CARIPLO PER PROVINCIA

Con Andrea Rebaglio, Vice-Direttore dell'Area Arte e Cultura, abbiamo parlato del lavoro della Fondazione, dei suoi progetti e dei suoi prossimi obiettivi.
Come è cambiata l'azione della Fondazione e quella rivolta al settore culturale negli anni?

“L'attività di Fondazione Cariplo, dalla sua nascita, è stata sempre in evoluzione. In qualità di soggetto che agisce in base al principio di sussidiarietà, affiancando cioè le organizzazioni della società civile che operano per il bene pubblico, la Fondazione non è in grado di fare fronte a tutte le sollecitazioni di una comunità ampia e dinamica come quella lombarda. Seppur con un budget importante, per la Fondazione è diventato fondamentale darsi chiare priorità d'intervento e rinnovare periodicamente le proprie strategie in relazione al contesto, mutevole, in cui opera. Per questo motivo nei primi anni 2000 abbiamo avviato l'elaborazione dei “Piani d'Azione” e perfezionato un impianto strategico in continua evoluzione, che da quasi un ventennio orienta l'attività erogativa della Fondazione.

I CONTRIBUTI PER SETTORE

Esemplare in tal senso è il cammino fatto nel settore culturale e, più in particolare, nel campo dei beni culturali: siamo partiti dal restauro conservativo per dedicarci poi a interventi più complessi di valorizzazione del patrimonio storico-architettonico, fino a promuovere progetti di gestione integrata di sistemi culturali. Coronamento dell'attività della Fondazione in questo ambito è il progetto Distretti Culturali che ha senza dubbio rappresentato uno degli impegni maggiori di Fondazione Cariplo, non solo in termini di risorse investite. Attraverso questo programma la Fondazione ha affermato un modello di valorizzazione del patrimonio culturale che considera non solo i singoli beni ma le loro interdipendenze con il contesto paesaggistico, sociale ed economico. Con l'obiettivo di spingere gli attori della cultura a condividere con altri soggetti del territorio un progetto di valorizzazione del patrimonio che assuma una prospettiva di lungo periodo e di area vasta, così da recuperare più risorse e generare sviluppo territoriale.
Il progetto ha condotto, attraverso un lungo percorso di progettazione e accompagnamento, all'avvio di 6 Distretti Culturali (Valle Camonica, Valtellina, Monza e Brianza, Cremona, Oltrepò Mantovano e Regge dei Gonzaga) che hanno realizzato interventi integrati di recupero di beni e avvio di servizi volti a valorizzare le identità culturali delle aree interessate. La Fondazione ha destinato complessivamente all'operazione circa 20 milioni di euro, raccogliendo cofinanziamenti per altri 35 milioni di euro. All'interno del progetto sono stati avviati 46 cantieri di restauro per un investimento di circa 38 milioni di euro, che hanno consentito la collaborazione tra professionalità differenti (architetti, ingegneri, archeologici, geografi, agronomi, ecc.) innalzando sensibilmente innalzato la qualità dei progetti.
Oggi stiamo lavorando con Regione Lombardia, che nel frattempo ha inserito nella nuova Legge regionale i cosiddetti PIC - Piani Integrati per la Cultura, al lancio di una nuova iniziativa che “raccolga il testimone” dei Distretti Culturali e ne riproponga il modello, adeguatamente aggiornato, a tutto il territorio lombardo.
Con quali strumenti opera Cariplo e qual è la peculiarità del vostro intervento?
In questi anni, con la sua azione, Fondazione Cariplo ha consentito la realizzazione di oltre 33 mila progetti con un impegno di circa 3 miliardi di euro dal 1991 a oggi. Come detto, la vastità e l'entità dei problemi spingono la Fondazione a indirizzare le proprie risorse verso iniziative che favoriscano “buone pratiche” da poter replicare. Con particolare riferimento all'Area Arte e Cultura, che si interessa sia del patrimonio archeologico, artistico, architettonico, museale, archivistico e ambientale, sia delle attività artistiche e culturali, dal 1991 Fondazione Cariplo ha deliberato poco più di 1 miliardo di euro.

Limitatamente al 2017, l'Area Arte e Cultura ha sostenuto 548 progetti per oltre 41 milioni di euro, di cui circa 30 milioni attraverso strumenti erogativi strutturati: bandi o programmi specifici.
Tra le iniziative di maggior successo degli ultimi anni, meritano particolare attenzione IC–innovazioneCulturale, il programma che offre alle start-up innovative un finanziamento a fondo perduto fino a 100.000 euro e che a oggi ha lanciato 38 nuove imprese; e Funder35, promosso con altre 17 Fondazioni bancarie italiane per rendere più solide le migliori imprese culturali giovanili, che in 6 anni ha selezionato quasi 300 organizzazioni di tutto il Paese. Entrambi gli interventi si caratterizzano per affiancare a un bando, funzionale alla selezione delle iniziative da finanziare, il sostegno delle imprese culturali con attività di formazione e accompagnamento specifici, nell'intento di creare percorsi che rendano gli operatori progressivamente più competenti in campo manageriale e capaci di adottare modelli organizzativi e gestionali orientati alla sostenibilità.
Ad esempio, per le imprese selezionate da iC sono previste circa 360 ore di mentoring e un budget dedicato per condurre i primi test di validazione sul mercato del prodotto o servizio di innovazione culturale; mentre per Funder35 l'accompagnamento dura per tutto il triennio di attività dei progetti e fornisce un orientamento e un'assistenza ad ampio spettro: gestionale, fiscale, amministrativa, raccolta fondi, ecc. Seppur estremamente impegnative per lo staff della Fondazione, queste attività sono uno strumento di consapevolezza preziosa che integrano il contributo economico e che, senza adeguati servizi e strumenti di accompagnamento, rischia talvolta di risultare poco efficace.
Sempre nell'ambito di Funder35, ABI – Associazione Bancaria Italiana e ACRI – Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio, hanno sottoscritto un protocollo triennale per sensibilizzare gli istituti bancari e favorire l'accesso al credito delle imprese culturali. Il protocollo rappresenta un primo importante passo del mondo del credito nei confronti dell'impresa culturale; gli operatori della cultura, a loro volta, sono chiamati a gestire e rappresentare nel modo più affidabile possibile le proprie attività. E anche qui interviene la Fondazione con le proprie iniziative di formazione e supporto: su quasi 150 imprese selezionate negli ultimi 3 anni, ben 60 infatti hanno beneficiato di servizi bancari agevolati presso le banche aderenti al protocollo.
Dal suo punto di vista come è cambiato il settore culturale negli anni?
La mia sensazione è che, paradossalmente, in un momento storico di progressiva contrazione delle risorse a disposizione, specie quelle pubbliche, sia finalmente in atto una sorta di presa di coscienza collettiva dell'importanza del settore, una sempre più diffusa consapevolezza del ruolo della cultura non solo per il suo valore intrinseco, ma anche e soprattutto per il suo essere condizione necessaria, e spesso sufficiente, di sviluppo sociale ed economico dei territori.
Non a caso Lacittàintorno, il programma intersettoriale di rigenerazione urbana di Fondazione Cariplo volto a favorire il benessere e la qualità della vita nelle aree urbane periferiche attraverso l'attivazione delle comunità, è affidato all'Area Arte e Cultura della Fondazione.
Quali sono le direzioni e i prossimi progetti della Fondazione?
In generale la Fondazione sta cercando di estendere sempre più la platea dei propri interlocutori, andando a intercettare la maggior parte delle organizzazioni che operano sul territorio nei quattro settori di intervento: ambiente, arte e cultura, ricerca scientifica e servizi alla persona.
In particolare, in campo culturale la Fondazione si propone come interlocutore di riferimento per tutti i soggetti giovani ed emergenti, “portatori sani” di innovazione culturale. Continueremo comunque a insistere su alcune tematiche che consideriamo fondamentali: la sostenibilità delle attività, l'approccio di sistema, la formazione e il coinvolgimento del pubblico.

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