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David Zwirner assume una influencer come direttrice delle vendite online

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mercato dell’arte

David Zwirner assume una influencer come direttrice delle vendite online

Elena Soboleva
Elena Soboleva

Il mondo dell'arte si divide tra chi crede che internet sia il futuro del mercato e chi insiste che per comprare un'opera d'arte bisogna vederla di persona. Eppure i risultati delle case d'aste, che sono quelle che finora hanno sfruttato di più il canale online, dimostrano che il web contribuisce in modo significativo ad accrescere il fatturato (96 milioni di dollari per Christie's solo nei primi sei mesi dell'anno, per fare un esempio) e, soprattutto, aiuta ad ampliare notevolmente la base di clienti, che davanti al pc sono meno intimoriti rispetto all'idea di entrare in galleria o di alzare la paletta in sala d'aste. Anche Instagram è oramai uno strumento usato da tutti (il famoso dealer di New York Brett Gorvyè riuscito a vendere attraverso questo canale addirittura un Basquiat da 24 milioni di dollari), così come è normale acquistare via mail sulla base del jpeg, soprattutto quando il collezionista conosce già l'artista.

Nonostante ciò, quando si parla di presenza online, i galleristi si dimostrano ancora piuttosto conservatori: i contenuti sui siti delle gallerie sono ridotti al minimo ed è categoricamente escluso l'e-commerce, che anzi rischia di togliere quell'aura di esclusività.

Adesso, però, alcuni grossi player del mercato primario stanno infrangendo questo tabù, creando delle vetrine online aperte a tutti. Tra questi David Zwirner che da gennaio dell'anno scorso ha creato sul suo sito una sezione di vendita, chiamata elegantemente “viewing room”, con opere legate alle mostre fisiche della galleria. Al momento c'è - probabilmente non a caso - una mostra di giovanissimi artisti cinesi collegati all'ultima mostra a Hong Kong, dove Zwirner ha da poco aperto una sede. Per accedere è sufficiente lasciare la propria mail, un bene prezioso per l'indirizzario di collezionisti della galleria: si apre, così, una galleria di immagini, descrizioni e prezzi di opere di artisti come Li Qing (classe 1981), che affronta il rapporto tra verità e rappresentazione in una società controllata dalla censura (36-46.000 dollari), Wang Yi (classe 1991), che ripropone le tempistiche e la metodologia della tradizione in opere geometriche astratte (700-7.000 dollari) e Wang Rui (classe 1989), che nei suoi video esplora il tema dell'identità, dell'emozione e del desiderio ai tempi di internet (2.500-3.000 $).

L'esperimento di Zwirner sembra funzionare, tanto che a partire dal 1° agosto ha assunto Elena Soboleva come direttrice delle vendite online: una influencer che sul suo profilo Instagram da 14.500 follower si definisce “curatrice, innovatrice, cresciuta su internet”. Alle spalle ha un'esperienza come specialista d'arte contemporanea e capo dei progetti speciali di Artsy, un altro player del mercato dell'arte online che si afferma sempre più come leader. La sua funzione non è solo legata alle vendite, ma anche alla comunicazione digitale. Infatti, sia le case d'aste che le gallerie hanno registrato un aumento dei clienti giunti attraverso i social media e i contenuti editoriali. Da Christie's, per esempio, l'investimento sui contenuti ha portato il 23% di visitatori in più sul sito nel primo semestre dell'anno, ma pure Art Basel ha potenziato il suo team editoriale incrementando notevolmente i contenuti.

Proprio in occasione della fiera svizzera anche Gagosian ha sperimentato il formato della vetrina online, sebbene temporaneamente, ma considerato il successo - The Art Newspaper riporta la vendita di un dipinto di Albert Oehlen per 950.000 euro - sembra che l'esperimento verrà ripertuto durante la settimana di Frieze a ottobre.

Un altro strumento sempre più frequente tra le grandi gallerie è il podcast, che viene usato per raggiungere anche un pubblico non specializzato. Lo sta sperimentando Zwirner con un canale affidato a suo figlio Lucas e lo hanno provato anche altre gallerie come Sean Kelly, Lisson e Postmasters Gallery. Internet, forse, non potrà mai sostituire il contatto diretto con l'opera d'arte, ma certamente è uno strumento utile che le gallerie, in tempi difficili, dovrebbero imparare a sfruttare meglio a loro favore.

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