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Il Chianti resta «terra inglese»

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toscana

Il Chianti resta «terra inglese»

  • –di Silvia Pieraccini

Da una parte la bellezza delle colline disseminate di vigneti e oliveti, tra le più conosciute e fotografate al mondo; dall’altra il fascino esclusivo della campagna toscana inondata dal profumo (e dalla visione) del mare, facile da raggiungere e bello da vivere (spiagge sabbiose, pinete, acque limpide). Il Chianti e l’Alta Maremma, intesa come fetta della provincia di Livorno che ha il “cuore” tra Bolgheri e Castagneto Carducci, sul fronte immobiliare hanno in comune la domanda di seconde case d’alta gamma: prevalentemente straniera in Chianti, dove inglesi, tedeschi, svizzeri, belgi e americani sono habituée da 50 anni; a maggioranza italiana in Alta Maremma, dove le grandi famiglie nobiliari si spartiscono il mercato con imprenditori, professionisti, personaggi del cinema, anche se pure qui non mancano tedeschi, svizzeri, norvegesi.

Entrambi i territori, che hanno nella vocazione vinicola un fattore d’attrazione supplementare, stanno vivendo una stagione di rinnovato interesse sul fronte immobiliare. Soprattutto in Chianti, zona più grande (quella “storica” comprende otto comuni a cavallo delle province di Firenze e Siena) e, oggi, caratterizzata da un’offerta più ricca di dieci anni fa e da prezzi appetibili per gli investitori. «È uno dei momenti migliori mai vissuti – spiega Simone Beni, titolare dell’agenzia del Chianti Fiorentino a San Casciano Val di Pesa e presidente fiorentino della Fiaip -, perché sul mercato c’è un buon numero di immobili, i clienti sono tornati ad avere capacità di spesa e gli istituti bancari offrono mutui con buone condizioni. E poi, cosa più importante di tutte, i valori della domanda e dell’offerta si sono riallineati». E si tornano a siglare contratti. La contrazione dei prezzi degli ultimi 5-6 anni, che ha portato a tagli tra il 10 e il 30% (e che dalla seconda parte del 2015, certifica Beni, si è fermata), ha dato nuovo impulso al mercato.

Rispetto alla fase di crisi nera, quando il problema era innanzitutto quello di avere clienti che manifestassero interesse all’acquisto, e poi quello di trovare la casa adatta per tipologia e prezzo, lo scenario è dunque decisamente cambiato. A spingere gli acquisti oggi è, sempre più spesso, la possibilità di mettere a reddito la seconda casa quando non viene utilizzata, attraverso la locazione turistica. Gli stranieri del resto lo fanno da sempre, gli italiani stanno accelerando grazie alle potenzialità del web.

Sul fronte della nazionalità, la domanda di seconde case in Chianti è trainata ancora dagli investitori del Nord Europa, che si affiancano agli italiani, mentre cinesi e provenienti dai Brics sono rimasti casi davvero sporadici. Per tutti le richieste si concentrano su case con giardino di 2.000-3.000 metri quadri, evitano i grandi condomini, prediligono la porzione di casale o, per chi se lo può permettere, il casale intero.

Per un casale indipendente di 400-500 metri con giardino, in discrete condizioni, oggi il prezzo si aggira sui 3.000-3.500 euro al metro quadrato. Una porzione di casale “chiavi in mano”, invece, può arrivare a costare 4.000-4.500 euro al metro quadrato, anche se molto dipende dalla posizione, dalla distanza dalle vie di comunicazione (superstrada Firenze-Siena, ma anche aeroporto di Firenze o Pisa), dai servizi disponibili: uno dei più richiesti oggi è il collegamento Internet, che in Chianti scarseggia («L’adsl c’è nel 20% del territorio» spiega Beni) e a cui si sopperisce col satellite. Meno richiesto dagli stranieri, e più dagli italiani, è l’appartamento caratteristico nel borgo storico: 70 mq, abitabili senza necessità di ristrutturazione, costano sui 3.000 euro al metro.

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