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Rating certificati e «mutui verdi» fanno crescere il mercato dell’efficienza energetica

Nuovi strumenti di rating, mutui “verdi” e possibile accoppiata con gli interventi anti sismici. In Italia e in Europa stanno avanzando alcune iniziative che mescolano l’ambito istituzionale e quello privato, pronte a dare nuova linfa agli interventi di efficienza energetica. Un mercato che, nel 2015, ha dato vita in Italia a un giro d’affari di 5,63 miliardi.

Sul primo fronte, nell'ambito della strategia Ue “Horizon 2020”, sta procedendo TrustEPC South, progetto finalizzato alla creazione di un tool che, quando sarà commercializzato, non prima del 2018, offrirà al mercato una certificazione capace di esprimere la profittabilità e il margine di rischio degli investimenti in efficientamento. Basato sulla metodologia “Green rating™ di Bureau Veritas, sarà una sorta di Iso 9001 del risparmio energetico, per ora riservata al terziario (grande distribuzione, uffici, hotel) e per progetti basati sul contratto Epc (Energy performance contract), quello dove un fornitore, di solito una Esco, opera e finanzia gli interventi a fronte di un corrispettivo del cliente correlato ai risparmi ottenuti. «Ci muoviamo in due direzioni – spiega Stefano Corti, direttore generale di LifeGate, partner per l'Italia del progetto insieme ad AmbienteItalia e Officinae Verdi –. Stiamo selezionando degli interventi già pianificati in ambito privato in cui testare la metodologia di valutazione. In seguito, con in mano queste case history, partiremo con una serie di incontri in cui presentare la soluzione agli attori interessati, a partire da Esco e mondo del credito».
Banche, fondi, ed enti finanziatori pubblici, sono infatti in cima alla lista dei soggetti che, sulla scorta di questo rating, dovrebbe allargare le maglie del credito. «Vorremmo evitare quanto accaduto, anni fa, con il boom dei lavori riguardanti il fotovoltaico, nei quali in effetti si notava scarsa conoscenza tecnica all'interno del mondo finanziario e di conseguenza poca flessibilità nelle erogazioni», dice ancora il d.g.

L’adozione di sistemi omogenei di valutazione viene accolta positivamente dal mercato, a partire proprio dalle Energy service company. «Oggi, in effetti, gli istituti valutano la concessione del credito con strumenti tradizionali – ammette Roberto Olivieri, presidente dell’associazione di categoria AssoESCo e fondatore di Tera Energy –. «Quando la Esco presenta una buona solidità propria e la società cliente risulta affidabile ed affermata, ci sono pochi problemi. Ma nel segmento della piccola impresa e nel caso di lavori di piccolo taglio, sotto il milione di euro, si fatica ancora a trovare le porte aperte. Quindi, ben vengano moderni strumenti di analisi». Assoesco, dal canto suo, ha sottoscritto un protocollo di collaborazione con l’Ance per favorire gli interventi su un altro versante. «Puntiamo a selezionare alcune case history in cui dimostriamo la convenienza ad abbinare interventi di efficienza energetica a quelli di adeguamento sismico. I risparmi ottenuti sul fronte energia, infatti, nel lungo periodo possono ripagare in tutto o in parte quelli sulle strutture grazie ai risparmi ottenuti. Mostrando questi risultati agli Enti locali speriamo di coinvolgere nel mercato edifici oggi sostanzialmente esclusi, ossia il terziario pubblico composto da uffici e scuole», aggiunge Olivieri.

Sempre in Europa, infine, sta procedendo un’iniziativa rivolta invece al segmento consumer, all’interno dell’Ecbc (European Covered Bond Council), gruppo di lavoro che fa parte dell’European Mortgage Federation, sorta di Abi europea che racchiude tutti i più grandi istituti attivi nel settore mutui. «Il nostro obiettivo finale è che le banche strutturino prodotti che chiamiamo mutui green, all’interno dell’offerta rivolta alle famiglie. Cioè finanziamenti ipotecari concessi a condizioni vantaggiose, quando l’importo serva a finanziare lavori di efficienza che alzano la classe energetica, contestuali o slegati dall’acquisto dell’abitazione», spiega il segretario generale dell’Ecbc, Luca Bertalot. Tra le prime ipotesi in campo, c’è quella di ipotizzare piani di ammortamento in cui, una volta raggiunti gli obiettivi di risparmio previsti, il tasso di interesse si abbassi automaticamente. «Siamo ai primi incontri, mancano mesi prima che queste idee si traducano in realtà. Ma vogliamo dimostrare alle banche che conviene anche a loro, poiché l'abitazione su cui è iscritta l'ipoteca acquista valore, con un conseguente beneficio per l'istituto a a livello di attivi di bilancio», aggiunge Bertalot.

Nell’Unione europea oggi gli edifici sono responsabili per il 40% del consumo di energia e per il 36% dell’emissione di CO2 nell’aria. Secondo l'Ue, per raggiungere gli obiettivi comunitari di riduzione del 20% dei gas serra rispetto al 1990, occorrerebbero 100 miliardi di investimenti privati nei prossimi 4 anni.

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