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Così la casa diventa antisismica: guida agli interventi più…

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Così la casa diventa antisismica: guida agli interventi più efficiaci

Una casa antisismica realizzata recentemente da Weineberger a Montelupo Fiorentino
Una casa antisismica realizzata recentemente da Weineberger a Montelupo Fiorentino

Mettere in sicurezza le case dal rischio sismico è possibile. Salvando non solo le vite umane, ma anche evitando gravi danneggiamenti alle strutture. Con interventi relativamente poco invasivi, soprattutto se si ha già intenzione di eseguire una ristrutturazione: dall’inserimento di catene per migliorare il collegamento fra pareti, tetti e coperture al rinforzo delle fondamenta, anche con pali di consolidamento, che aiutino l’appoggio del fabbricato; dalla stabilizzazione della muratura con iniezioni di miscele specifiche all’applicazione di fibre innovative per consolidare le volte. O con opere molto profonde, eseguite a fronte di ristrutturazioni complete e – in particolare nel caso di edifici in cemento armato – che prevedono ad esempio l’inserimento di molle o di gomme a livello delle fondamenta,così da creare un cuscinetto che attenua l’impatto dell’onda d’urto del sisma.

GLI INTERVENTI ESSENZIALI
Ristrutturazioni antisismiche: gli interventi più diffusi

Storia dell’edificio e diagnosi
Il primo passo per valutare quando occorre intervenire è ricostruire la storia dell’edificio: mettendo a confronto l’anno di costruzione con il territorio in cui è ubicato, è possibile capire se vigevano norme vincolanti in materia antisismica. Allo stesso modo, la presenza di tetti cosiddetti “spingenti” (cioè che scaricano il peso sui muri portanti) o di forme architettoniche irregolari – caratterizzate magari da restringimenti nelle parti superiori dell’edificio o con aperture interne o esterne eseguite in epoche successive alla realizzazione o in modo disordinato – può essere sintomo di fragilità da verificare. «Quando in un muro appare un’apertura, dopo un terremoto o dove non era mai esistita prima, è bene non sottovalutarla – spiega Adalgisa Donatelli, ricercatore in restauro dell’architettura presso l’Università Sapienza di Roma –. Tanto più se si tratta di un fabbricato storico, che alle spalle ha una storia complessa e che, nel corso della sua esistenza, ha subito rimaneggiamenti e modifiche, ritenute necessarie per ragioni funzionali, ma che magari si sono rivelate incongrue alle sue caratteristiche strutturali e possono aver finito per svincolare elementi in origine agganciati».

Scegliere bene a chi affidarsi è fondamentale: la figura di riferimento è, in genere, un ingegnere strutturista, con esperienza nella progettazione antisismica affiancato da un esperto in restauro architettonico, se la casa è d’epoca. «Il paragone più immediato è quello medico – nota Paolo Morandi, ingegnere membro del gruppo di ricerca del professor Guido Magenes, ordinario di tecnica delle costruzioni all’Università di Pavia –. Nessuno si rivolgerebbe a un ortopedico se teme di avere un problema di cuore». A seconda dell’età della casa così come del materiale con cui è realizzata può cambiare il tipo di opere da eseguire. Se le case in legno richiedono attenzione soprattutto nel dimensionamento e nelle fondamenta, per il cemento la verifica della qualità del calcestruzzo è imprescindibile.

Gli interventi strutturali
Individuato il problema, le soluzioni ci sono. A seconda dei casi, gli interventi possono essere più o meno invasivi (e costosi): un conto è un miglioramento sismico, altro un adeguamento profondo, che porta le performance di un fabbricato esistente al pari di quello di una struttura nuova e che può incidere anche fra il 35 o 50% sui costi dell’intervento. Consultando i capitolati predisposti per la ricostruzione dell’Aquila, per il miglioramento invece si va da poche centinaia di euro al mq per l’inserimento di vincoli e collegamenti a cifre che superano il migliaio di euro nel caso di rinforzi e rifacimenti di muri e pareti. Per un condominio, si tratta di lavori che impattano così come cambiare un tetto o rifare una facciata.

«Uno degli interventi più diffusi ed efficaci – prosegue Donatelli – è inserire connessioni per vincolare bene tutti gli elementi costruttivi, in corrispondenza di solai e coperture, di muri portanti e tramezzi. La casa, a fronte di una scossa, deve comportarsi il più possibile come una scatola ben assemblata». I collegamenti ovviamente funzionano se i muri si presentano in buono stato di coesione e se solai e coperture sono ben realizzate, con un peso adeguato ai carichi. Alcune scelte possono poi incidere in modo positivo, come applicare coperture di legno, materiale leggero e utilizzato nella tradizione. «Si possono poi migliorare le proprietà meccaniche della muratura - prosegue Morandi –. I sistemi sono tanti, come l’inserimento di intonaci armati (non necessariamente armature metalliche, ma anche in fibra di materiale composito) o la stilatura dei giunti di malta, riempiti con altre malte cementizie o a base di calce, per aumentarne la resistenza». Altre volte, per collegare gli strati di cui può essere composta una parete in muratura, è possibile introdurre barre in acciaio o in fibra. Fondamentale è la compatibilità, cioè che il materiale scelto si sposi bene con quello d’origine.

Tecnologie all’avanguardia
A far scuola, nel mondo, è il Giappone. Un Paese dove il rischio sismico ha imposto, da tempo, lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia. «Al punto – spiega Lorena Alessio, ricercatrice del Politecnico di Torino e docente alla Hosei University – che non è infrequente vedere costruzioni in legno, in genere di alto valore architettonico, che vengono spostate per permettere il consolidamento delle fondamenta, anche con l’inserimento di molle o di supporti di gomma, e poi ricollocate nella posizione originaria». Anche in Italia, la ricerca comunque avanza. Con proposte innovative. L’ultima è quella che arriva dal da un gruppo di ricerca del dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e dei materiali dell’Università di Bologna, in collaborazione con ricercatori del California Institute of Technology e del Politecnico di Zurigo. Il team ha studiato una “metabarriera” sotterranea, costituita da materiali in grado di assorbire le vibrazioni. La struttura, posizionata nel terreno antistante a un’abitazione o un’infrastruttura, in caso di terremoto riesce ad attrarre, ridirezionare e assorbire l’energia delle onde sismiche di superficie: frequenze che possono, al contrario, distruggere un fabbricato.

Un team di ricerca dell’Università di Pavia, insieme all’Andil e all’impresa Ruredil, ha invece ottenuto da poco il brevetto europeo per una soluzione che si inserisce nel più ampio progetto europeo Insysme e che punta alla messa in sicurezza delle murature non strutturali della casa, come le tamponature o i tramezzi. In pratica, vengono inseriti fra i pannelli del muro giunti di scorrimento in materiale polimerico: inserzioni che servono a smorzare l’azione sismica della tamponatura. Inoltre, è previsto l’inserimento di una speciale malta deformabile fra i telai di cemento armato portanti e i pannelli della muratura che aumenta in caso di scossa la dissipazione dell’energia.

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