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L’edilizia che verrà: non solo efficienza, ma più…

al made expo

L’edilizia che verrà: non solo efficienza, ma più comfort e co-living

Fino a poco tempo fa, “l’hashtag” era “#risparmio energetico”. Tagliare i consumi della bolletta elettrica e termica è stato per anni il focus a cui si è rivolta l’intera industria delle costruzioni, soprattutto quella inerente il settore residenziale e terziario. Con soluzioni sempre più innovative, da applicare sia per il nuovo che in caso di ristrutturazioni.

Oggi non basta più. Gli edifici efficienti sono una realtà in crescita in Italia, ma lo standard a cui puntare è più elevato: parla non solo di #efficienza, ma anche di #comfort, #benessere (termico, acustico e visivo), #salubrità dell’aria indoor, in altre parole di #biofilia, una perfetta integrazione fra una casa e i suoi abitanti. Inoltre, la richiesta di nuovi servizi in casa e di una nuova socialità sta cambiando il concetto stesso dell’edificio: pensato sempre di meno come un insieme di unità separate fra di loro e sempre di più come un luogo in cui vivere insieme a una comunità e condividere lo spazio.

Sono questi due fra i temi “forti” che saranno affrontati in questi giorni a Milano, in occasione del Made Expo, biennale del progetto e delle costruzioni, che ha aperto ieri mattina i battenti nel polo espositivo di Fiera Milano e che prosegue fino a sabato. Suddivisa in quattro sezioni tematiche (rispettivamente dedicate alle costruzioni e materiali, all’involucro e ai serramenti, agli interni e finiture e ai software per tecnologie e servizi), la manifestazione è un punto di incontro per il settore. Dalla rigenerazione urbana al risparmio energetico, dalle prestazioni dei materiali alla prevenzione antisismica, dalle tecnologie del legno ai nuovi software e al bim per progettare la casa.

Il tema del comfort e della ricollocazione degli spazi abitativi è già stato protagonista dei focus tematici sviluppati dall’Osservatorio Made, piattaforma permanente di dibattito e informazione. «I sistemi costruttivi disponibili oggi sul mercato ci offrono enormi possibilità per quanto riguarda risparmio energetico e l’attenzione all’ambiente. Non sempre, però, questi due argomenti vanno a braccetto con quella che è la percezione degli abitanti dentro un appartamento o in un ufficio - commenta Leopoldo Busa, progettista di Bio-safe, realtà che opera per la prevenzione dell’inquinamento nei luoghi di vita e lavoro -. Paradossalmente, si commette l’errore di prestare troppa attenzione al benessere termo-igrometrico di un ambiente indoor senza considerare altri parametri, che influiscono sulle sensazioni di chi vive uno spazio». La mancanza di un corretto ricambio d'aria così come la presenza di polveri e muffe o di inquinanti (sostanze che possono essere rilasciate anche da elementi costruttivi, rivestimenti e arredi) sono fra le cause che minano il benessere e procurano anche malesseri. Allo stesso modo, un’illuminazione sbagliata degli ambienti, la presenza di rumori che arrivano dall'esterno o dagli alloggi vicini o un disequilibrio nella predisposizione degli impianti di riscaldamento e raffreddamento fanno sì che, anche in presenza di tecnologie che puntano tutte le proprie carte sulla riduzione degli sprechi, non si riesca a raggiungere il comfort desiderato. «Elementi immateriali come la termoregolazione interna e la predominanza di luce naturale – spiegano i tecnici dell’Osservatorio – contribuiscono tanto quanto quelli fisici e materiali alla vivibilità di edifici e abitazioni e alcune tecnologie costruttive rappresentano l’esatto punto di incontro di queste due dimensioni». Tutto, pero, passa e può essere risolto grazie a una buona progettazione.

Il tema del benessere ambientale si incrocia, inoltre, con quello della composizione dello spazio. In un’epoca di sharing economy anche la casa divide i suoi spazi e mette in condivisione i servizi che, fino a ieri, si cercavano nel quartiere. Il concetto di co-working sta evolvendo in co-living e i palazzi nuovi o ristrutturati vengono pensati come spazi multifunzionali. «Il riuso delle aree edificate, unita a esperienze di cohousing, diventa anche l’unica risposta possibile alla scelta di non consumare nuovo suolo – spiega Leopoldo Freyre, presidente della Fondazione Riuso per la rigenerazione urbana e progettista di Coventidue, il nuovo progetto di abitazioni in cohousing che a breve partirà in pieno centro a Milano –. Negli spazi comuni si possono creare ambienti utilizzabili come asili, piscine, spazi per feste e accoglienza degli ospiti, aree per gestire acquisti solidali, circoli ricreativi per anziani, palestre, sale per mangiare insieme e per condividere interessi, lavanderie. Il tutto passa da una progettazione sempre più partecipata, in cui il committente dell’architetto non è l’impresa, ma l’abitante finale».

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