Casa24

Creatività e architettura ai tempi della progettazione digitale

edilizia 4.0

Creatività e architettura ai tempi della progettazione digitale

Nuova sede Bnl a Roma firmata da 5+1AA (foto Luc Boegly)
Nuova sede Bnl a Roma firmata da 5+1AA (foto Luc Boegly)

Se con la digitalizzazione e l’industrializzazione, l'edilizia cambia passo, cosa succede per l’architettura? I moderni metodi di costruzione spostano gran parte delle lavorazioni dal cantiere in fabbrica, ma cosa ci guadagna il mondo della progettazione? «L’infrastruttura digitale riesce a evitare la discontinuità nel modo in cui si produce, e permette di immaginare nuovi modelli di efficienza a tutte le scale della produzione, che si tratti di realizzare un elemento artigianale o un’opera di architettura».

Ezio Micelli, presidente del comitato scientifico di Rebuild (in corso a Riva del Garda nei giorni 22 e 23 giugno), spiega questo concetto citando alcune aziende come l’altoatesina Stahlbau Pichler, leader nella progettazione e produzione di facciate in acciaio, che ha dato forma alla creatività di grandi studi italiani e internazionali. Stahlbau Pichler ha appena ultimato ad esempio la nuova manifattura Bulgari a Valenza progettata da Open Project, ha realizzato la sede Spg a Ginevra firmata da Giovanni Vaccarini e ha prodotto le facciate della nuova sede Bnl promossa da Bnp Paribas Real Estate a Roma a due passi dalla stazione Tiburtina, firmata da 5+1AA.

«La ricerca progettuale si focalizza costantemente sul confronto con differenti culture del fare e del sapere, lo sconfinamento è un’azione fondamentale – spiega l’architetto Alfonso Femia, socio dello studio 5+1AA – e l’abbiamo sperimentato nel nostro lavoro recente a Marsiglia per la riconversione dei Docks. Nei nostri progetti vogliamo riaffermare un’architettura che deve essere sostenibile senza che questo diventi il leit motif che tutto giustifica. L’esasperazione e la reiterazione degli stessi input (normativi, tecnologici, etc) – commenta l'architetto genovese – porta ad avere prodotti confezionati, ma è invece in fase di progetto preliminare o di concept che il progetto non deve essere sostituito dal “già codificato”, evitando quindi una pseudo-prefabbricazione del pensiero energetico e funzionale».

Nell'era del Bim il progetto resta centrale, «è visione, realtà, responsabilità, filiera e processo. In un momento attuale quasi di accanimento sui temi energetici – dice Femia – si rischia di passare dall'estremo di edifici energivori a edifici ripetitivi senza anima né corpo».

REbuild 2017 accende un faro sull'edilizia off site e, attraverso storie come quella dell’olandese Renolution spiega che la trasformazione integrata, che lega efficienza e bellezza, è possibile anche sulla piccola scala, proprio grazie alle nuove tecnologie digitali. «Se introduciamo robot e macchine nel processo di costruzione – racconta da Riva del Garda, Vicente Guallart, uno degli architetti internazionali più impegnati nella connessione tra innovazione nell'edilizia e rigenerazione urbana, anima dell'istituto IAAC di Barcellona – possiamo produrre importanti innovazioni come ad esempio delle strutture sofisticate con un design parametrico che usa un sistema computerizzato per tagliare il legno, o costruire con mattoni disposti da robot. Mescolare la sensualità e l'accessibilità dei materiali tradizionali con la sofisticazione delle macchine digitali, è la sfida dell’architettura 4.0».

© Riproduzione riservata