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Ecobonus, 360mila richieste per 3,3 miliardi di investimenti nel 2016

rapporto enea

Ecobonus, 360mila richieste per 3,3 miliardi di investimenti nel 2016

Oltre 360mila richieste per l’Ecobonus – la detrazione fiscale del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare – nel solo 2016, per un totale di oltre 3,3 miliardi di euro di investimenti attivati e un risparmio stimato di poco più di 95 ktep/anno. E se si guarda agli ultimi tre anni si arriva a circa un milione di interventi per 9,5 miliardi di investimenti. Sono i dati relativi resi noti oggi 11 luglio dal sesto Raporto annuale dell’Enea.

Nel periodo 2014-2016, la quota principale pari a 4,36 miliardi di euro ha riguardato «la sostituzione di 1,9 milioni di serramenti», mentre 1,7 miliardi di euro «sono stati destinati ad oltre 52mila interventi sulle pareti orizzontali ed inclinate».

«I risparmi nel triennio– spiega una nota – sono stati di circa 3.300 GWh/anno, poco più di 0,28 Mtep/anno. Nel 2016 in particolare, i risparmi hanno superato i 1.100 GWh/anno, soprattutto per la sostituzione di serramenti (oltre il 41%) e la coibentazione di solai e pareti (oltre il 26%), tipologie di interventi che, insieme alla riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento dell'intero edificio, hanno il miglior rapporto costo/efficacia».

Risultati che confermano quelli riscontrabili fin dall’attivazione degli incentivi, che rischiano a fine anno di essere pesantemente ridimensionati: «Grazie agli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica (detrazione fiscale del 65%) e per il recupero edilizio (detrazione fiscale attualmente del 50%, ma con aliquote diverse dalla prima introduzione nel 1998), sono stati realizzati oltre 14,2 milioni di interventi, che hanno riguardato il 55% delle famiglie italiane in poco meno di 20 anni. Gli investimenti corrispondenti ammontano a 237 miliardi di euro, di cui 205 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e circa 32 miliardi la riqualificazione energetica».

Tra i risultati elencati dal Rapporto, da segnalare anche il risparmio di 3,5 miliardi di euro di importazioni di petrolio e gas grazie ai minori consumi dal 2005 ad oggi; le oltre 15mila diagnosi energetiche eseguite da oltre 7mila aziende, «un successo raggiunto anche grazie all'aumentata consapevolezza nelle imprese sul fatto che investire in efficienza porta benefici economici rilevanti»; i 5,5 milioni di Titoli di Efficienza Energetica riconosciuti dal Gse, «con un incremento del 10% rispetto al 2015, a cui corrispondono risparmi di energia primaria pari a 1,9 Mtep/anno» (erano circa 1,7 nel 2015); un incremento del 300% delle richieste sul meccanismo del Conto Termico da parte della Pa locale, «soprattutto per interventi integrati e in grado di sfruttare la sinergia con altre possibilità di finanziamento, offerte dai fondi strutturali a livello regionale».

«Il nostro Paese, nel suo complesso, presenta un buon livello di efficienza energetica, soprattutto nel settore industriale, mentre per la PA è necessario un vero salto di qualità», ha dichiarato il presidente dell’Enea Federico Testa che, nell’occasione, ha annunciato la creazione di un’apposita task force operativa “PA-Obiettivo efficienza energetica” con il Gse,proprio per supportare la pubblica amministrazione nella realizzazione di interventi di riqualificazione energetica. «I consumi degli immobili della Pa risultano più elevati della media nazionale e ciò rende critico il rispetto della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici nel caso di nuove costruzioni o di riqualificazioni importanti (deep renovation), in vigore dal 2019 per gli edifici pubblici», ha spiegato Testa.

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