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Case all’asta, frenata del 31% in 6 mesi

Rapporto sogeea

Case all’asta, frenata del 31% in 6 mesi

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«Il numero delle case all’asta in Italia è diminuito del 31% in sei mesi: le procedure in corso sono infatti 22.969, a fronte delle 33.304 rilevate lo scorso gennaio». Un’inversione di tendenza «di dimensioni inattese che interrompe la crescita registrata nelle due precedenti rilevazioni: +5% nel luglio 2016, +10% a inizio 2017». Lo rivela il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato.

Il calo delle vendite è generalizzato per tutte le fasce di prezzo degli immobili e oscilla tra il -15% di quelli compresi nell'intervallo tra 500.000 e un milione di euro e il -41% di quelli con un valore oltre i 3 milioni di euro, passando per il -33% di quelli fino a 100mila euro, i più numerosi.

A guidare il crollo è stato il Nord , passato da 15.749 a 8.817 procedure (-44%): la quota sul totale rimane preminente ma scende al 38%; consistente anche la riduzione nel Mezzogiorno (4.766 gli immobili attualmente interessati, -34%), mentre più contenuta è stata la flessione delle regioni centrali (-17%). Maggiori sofferenze, invece, permangono nelle Isole: in Sicilia e Sardegna il fenomeno si è addirittura accentuato, seppur in modeste proporzioni (4.503 case all'asta contro le 4.483 di sei mesi fa).

«Il quadro è meno preoccupante rispetto a quello di sei mesi fa – ha spiegato nel suo intervento l’ing. Sandro Simoncini, presidente di Sogeea – anche se il numero delle persone che vive il dramma di una casa posta in vendita forzata rimane consistente. Sulla drastica diminuzione del dato possono avere inciso almeno un paio di fattori: da una parte il recepimento delle agevolazioni fiscali per le compravendite di questo tipo, che hanno fatto in modo che le operazioni con esito positivo siano evidentemente aumentate in numero assoluto e si siano svolte con maggiore rapidità; dall’altra il consolidamento della tendenza da parte degli istituti di credito ad attenuare l'irruenza nei confronti di chi si trova in una situazione di sofferenza finanziaria. Questo è dovuto a considerazioni di tipo strettamente contabile, visto che in media il valore delle abitazioni è nettamente calato rispetto all'anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un'asta non consentirebbe comunque al creditore di rientrare dei capitali erogati».

«Essendo il mercato delle aste la fotografia di una situazione di precarietà venutasi a creare anni addietro – ha continuato Simoncini – non è azzardato ipotizzare che la perdurante stagnazione di medio-lungo periodo possa tornare ad accentuare il fenomeno nel prossimo futuro, condannandoci ancora una volta a numeri più severi. Tra l'altro, non può passare sotto silenzio che realtà storicamente più solide nel panorama economico nazionale viaggino in controtendenza rispetto al dato complessivo»

È sempre la fascia di reddito medio-bassa a pagare il tributo più rilevante alla crisi: il 66% delle case all’asta ha un prezzo inferiore ai 100mila euro, quota che sale addirittura fino all’88% se si prendono in esame anche gli immobili appartenenti alla fascia tra 100mila e 200mila euro. Di contro, considerando il punto di vista di chi è interessato ad acquistare, la presenza sul mercato di tante case offre notevoli opportunità d'investimento.

«Molti istituti bancari – ha consluso Simoncini – mettono a disposizione strumenti finanziari ad hoc per procedere all’acquisto e i meccanismi di vendita all'asta sono trasparenti e tutto sommato semplici: chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari e c’è sempre la possibilità di farsi seguire da un tecnico o da un professionista del settore per avere la sicurezza di non commettere passi falsi».

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