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Il mercato immobiliare europeo cresce, Italia in coda

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Il mercato immobiliare europeo cresce, Italia in coda

La pressione geopolitica creata negli ultimi giorni dalla Corea del Nord è solo una delle variabili e delle sfide che i mercati europei hanno avuto e hanno davanti quest'anno (elezioni politiche, inflazione più elevata e progressivo ritorno alla normalità monetaria). In un contesto che non è difficile definire “ingarbugliato” l'immobiliare resta attrattivo, con un aumento dell'attività nella maggior parte dei Paesi. E' la fotografia scattata da Scenari immobiliari per l'Outlook 2018, che verrà presentato a Santa Margherita Ligure in occasione del 25esimo Forum della società nella ridente cittadina di mare, intitolato quest'anno “La città degli uomini”.

Secondo Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, sono in rialzo le stime di crescita delle nazioni europee nel 2017 e anche le prospettive per il 2018 sono state riviste in positivo, con l'unica eccezione del Regno Unito, vittima delle scelte sulla Brexit. La fuga di investitori privati e istituzionali a favore delle altre piazze europee come Berlino, Monaco, Milano e Bruxelles, ha rallentato la crescita del settore, concretizzandosi anche nella fuga di capitale umano.

Nonostante l'interesse crescente per Milano, però, in Italia i segnali economici positivi non sono tali da garantire una vera ripresa, anche perché il Paese non è riuscito a sfruttare come altri le opportunità derivanti dal Quantitative Easing, dal basso prezzo del petrolio e dai tassi di interesse ai minimi storici. “La crescita è modesta, la pressione fiscale è ancora troppo elevata, la disoccupazione, soprattutto giovanile, è tra le più alte in Europa e il sistema bancario è sempre fragile” recita l'outlook.

Il fatturato immobiliare è aumentato ovunque, fatta eccezione per il Regno Unito, dove il brusco rallentamento dell'attività nel periodo post-Brexit ha comportato una flessione del 14 per cento. Più nel dettaglio i mercati immobiliari stanno facendo meglio dell'economia.

Gli ultimi mesi, tuttavia, hanno registrato un ritorno alla normalità e, nonostante gli elementi di incertezza, il 2017 dovrebbe chiudere con il segno positivo, seppure a un ritmo più lento rispetto alle nazioni concorrenti. Italia e Francia hanno registrato un aumento analogo nel 2016, ma si prevede un'accelerazione nel 2017, modesta in Italia e più consistente in Francia. L'Italia arriverà a un fatturato immobiliare di 118.550 milioni di euro a fine 2017, contro i 114.000 milioni del 2016, mentre la Francia si assesterà a 152.000 milioni, l'Inghilterra a 115.000 milioni, la Germania a 215.000 milioni. In tutto i cinque maggiori Paesi europei (la Spagna registrerà a fine anno un fatturato di 96.0000 milioni) registreranno a fine 2017 un fatturato di 696.550 milioni di euro (in crescita del 6%, del 9% l'anno prossimo). “Il mercato immobiliare assomiglia all'Italia di Ventura che abbiamo visto in campo l'altra sera contro la Spagna” dice Breglia.

La carenza di offerta, soprattutto nelle top location, continuerà a rappresentare il focus degli investitori in cerca di un basso livello di rischio, senza però dare avvio a sviluppi speculativi accentuati. Questa carenza di prodotto nelle piazze più “sicure” comporta cambiamenti di strategia da parte degli investitori. Gli opportunistici, che possono contare su liquidità elevata, concentrano l'attenzione sugli immobili dismessi dai fondi sia nel comparto uffici che nei settori alternativi. Si cercano anche location secondarie con rendimenti elevati, in grado però di innescare un meccanismo virtuoso di ripresa e crescita.

La recessione è ormai alle nostre spalle, ma da Paese a Paese cambia l'intensità della crescita. I maggiori successi riguardano il mercato spagnolo, in forte ripresa nel 2017, con previsioni di prosecuzione del trend nel 2018, anche se il valore assoluto del fatturato rimane inferiore rispetto a Francia e Germania.

Le compravendite residenziali, la fetta più consistente del fatturato immobiliare, sono in crescita nella maggior parte dei Paesi. Il 2017 registra un aumento medio compreso tra il 3% del Regno Unito all'8% della Spagna. Bene l'Italia, che nel 2016 ha segnato l'incremento più elevato dopo un lungo periodo di stagnazione del 14 per cento. “Ma il nostro è ancora un mercato contenuto, abbiamo la meta delle transazioni della Francia a parità di abitanti” dice Breglia.

Osservando l'andamento dei volumi delle transazioni dei cinque grandi Paesi europei si nota che i volumi sono tornati vicini a quelli del 2000, cioè prima del boom. Sembra che tutto sia pronto per l'inizio di un nuovo ciclo positivo del mercato immobiliare.

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