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Ad Accumoli edificio antisismico nato dalla sinergia tra Torino e Tokyo

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Ad Accumoli edificio antisismico nato dalla sinergia tra Torino e Tokyo

  • – di redazione Casa24

È il primo edificio italiano in legno compensato autoportante: completamente antisismico, si monta come un puzzle, è riciclabile ed è lo sviluppo di un sistema costruttivo giapponese. Si chiama Accupoli, ospiterà un centro aggregativo per accogliere eventi e incontri per la collettività di Accumoli, uno dei centri del reatino maggiormente colpito dal sisma del 2016. L’opera sarà realizzata grazie al contributo della Compagnia di San Paolo e di Acri e con il supporto di Aniem Piemonte.

Il nuovo edificio sarà realizzato in circa due mesi: dopo la posa delle fondazioni ad agosto, è partito ufficialmente oggi 22 settembre il cantiere per il montaggio della struttura.

Accupoli è una «risposta concreta all’emergenza da parte di Help 6.5, acronimo di Housing in Emergency for Life and People – si legge in una nota – l’associazione fondata a luglio 2017 dall’architetto torinese Lorena Alessio, ricercatrice al Politecnico di Torino, e da un pool di studenti ed ex studenti dell’ateneo stesso». Il progetto si sta concretizzando «grazie a una gara di solidarietà che vale circa 300mila euro: oltre al contributo della Compagnia di San Paolo e di Acri (l’associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria) è sostenuto dall’associazione di costruttori Aniem Piemonte, Associazione Nazionale Imprese Edili e Manifatturiere, da aziende piemontesi e non (fra cui Betonwood, Ormea Franco, Dott. Gallina, Gallo Legnami, Idrocentro, Unimetal, Finder, Daikin) e da un team composto da ingegneri strutturisti, termoidraulici ed elettrici, che hanno deciso di mettere in campo le proprie competenze con parcelle simboliche e tendere una mano alla popolazione del piccolo municipio del Centro Italia».

La nascita di Accupoli si inserisce nella collaborazione fra il Politecnico di Torino e il Kobayashi Lab di Tokyo ed è lo sviluppo concreto di un modulo sperimentale nato sulla falsariga del sistema costruttivo Veneer House, messo a punto dal professor Hiroto Kobayashi dopo il terremoto del Tohoku del 2011, che provocò uno tsunami e il disastro di Fukushima. La collaborazione si è sviluppata attraverso la tesi di laurea seguita da Lorena Alessio e sviluppata da Carola Novara, architetto ed ex studentessa del Politecnico di Torino, vicepresidente di Help 6.5.

Il nuovo spazio si compone di due corpi affiancati longitudinalmente, il primo composto da un modulo costruttivo più ampio e completamente aperto adatto alla funzione di aggregazione. Il secondo, più piccolo, ospita i servizi di accoglienza e cucina. «La forma – spiega la nota – è quella tipica della casa nell’immaginario comune. L’idea è quella di un edificio in continuo dialogo con ciò che gli sta intorno. Uno spazio polifunzionale flessibile, in grado di rispondere alle necessità di una comunità in ripresa da uno stato di emergenza. L'idea di leggerezza, semplicità e calore trasmessa dal legno è ciò che caratterizza il concept di progetto».

Accupoli è costituito «da una serie di elementi autoportanti prefabbricati in legno compensato, antisismici e trattati per avere un’elevata resistenza al fuoco e agli agenti atmosferici e durare nel tempo. L’ossatura lignea dei portali sorregge un guscio di policarbonato semitrasparente ad alte prestazioni, che filtra l’illuminazione naturale durante il giorno. Di notte l’ambiente si trasforma in una lanterna, che illumina l’ambiente esterno della nuova piazza cittadina. Gli elementi della struttura sono stati tagliati in una falegnameria del Piemonte, con macchinari a controllo numerico, e saranno ora assemblati a mano con la partecipazione attiva degli stessi studenti. Grazie alla facilità di montaggio, la struttura potrà essere assemblata e disassemblata con facilità. Potrà essere riciclata o riutilizzata se non più necessaria».

«Fin dal principio c’è stata la volontà di realizzare un elemento di buona qualità architettonica, pur dovendo adattarsi all’economicità del progetto. Gli allestimenti interni sono stati lasciati in legno a vista. Tutti gli elementi estetici e di finitura hanno anche un ruolo strutturale o funzionale, così da ridurre al minimo ilnumero di componenti e la complessità del manufatto. Il tutto, sommato anche a uno studio mirato a produrre il minor numero di scarti possibile, giova al costo totale dell’opera», sottolinea l'architetto Lorena Alessio.

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