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Emilia-Romagna seconda in Italia per compravendite, prezzi a +1% nel 2018

Si consolida la ripresa, partita nel 2016, del mercato immobiliare emiliano-romagnolo, e l’incremento del +15,7% stimato per quest’anno per le compravendite (corrispondente a circa 59mila unità scambiate contro le 51mila del 2017, ma ancora lontano dalle 72mila unità dei livelli pre-crisi) porta la via Emilia al secondo posto nella classifica italiana per dinamicità, dietro alla Lombardia (+16,7% a 143.500 unità compravendute) ma davanti al Lazio (+14,9%, 69.500 unità). Assai più lento, invece, il recupero delle quotazioni, soprattutto in provincia: dopo un 2017 di prezzi fermi quest’anno si prevede un rialzo del +1% per arrivare a toccare i 6,2 punti di aumento nel 2020, incremento che dovrebbe riportare i listini – così come il numero di scambi – non lontano dai valori del 2007.

Sono alcuni dei dati emersi a Bologna durante la presentazione del Rapporto 2018 sul mercato immobiliare dell'Emilia-Romagna, curato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Casa.it. «L’aspetto più evidente dal lato della domanda - dichiara Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – è la ritrovata fiducia delle famiglie con un aumento della propensione all’acquisto di un’abitazione, soprattutto nelle località di provincia, dove i prezzi sono ancora vantaggiosi rispetto ai capoluoghi». Negli ultimi dieci anni l’Emilia-Romagna ha mantenuto un andamento parallelo all’Italia, superandola nel 2017 con un’impennata delle compravendite del +23%, seguita ora da una crescita più moderata ma prevista costante nel prossimo biennio.

Le indicazioni di Casa.it e il confronto tra province
A rafforzare l'ottimismo sono i dati misurati dal portale Casa.it: «Nello scorso mese di febbraio le richieste degli utenti agli agenti immobiliari sono quasi raddoppiate su base annua, crescendo del +91% – commenta Luisa Crupi, sales manager del gruppo Casa.it – con picchi a Ferrara (+135% di richieste generate), Reggio-Emilia (+125%) e, a seguire Piacenza e Ravenna a pari merito a + 119%». A Bologna la crescita è positiva ma meno vivace rispetto agli altri capoluoghi, evidenziano i numeri di Casa.it, confermando la fotografia di Scenari immobiliari: dopo il +13% del 2016, le compravendite a Bologna sono calate del 2,7% lo scorso anno e si stima torneranno su del +4,7% in questo 2018. Con prezzi in crescita in media dell’1,1% nel capoluogo emiliano e il quartiere di Santo Stefano al primo posto per incremento dei listini: +6,7%. Tra le nove province della via Emilia è Rimini, la zona del semicentro in particolare, quella che quest'anno metterà a segno il rialzo più vivace di prezzi (+2,7%) e che più si avvicina ai livelli pre-crisi, seguita da Parma (+1,6%). La città ducale è la meglio instradata sul sentiero della crescita: dopo l'incremento del 4% delle compravendite nel 2017, quest'anno si attendono variazioni percentuali a doppia cifra.

Il clima del settore resta in chiaro-scuro
«La domanda continua a crescere ma registriamo una discrasia nell’andamento dei prezzi, ancora bassi e in ritardo di 4-5 anni rispetto al recupero delle compravendite, che non ha precedenti nel mercato immobiliare. Una nuova normalità preoccupante – commenta Luca Dondi Dall’Orologio, ad di Nomisma – dovuta anche ai 200 miliardi di Npl che inquinano il mercato italiano e valori medi delle abitazioni che si aggirano sui 2.000-2.500 euro/mq, che è il benchmark con cui si devono misurare le imprese di costruzioni quando si investe in riqualificazioni innovative, perché è evidente il rischio di lavorare senza margini». La rigenerazione resta per altro l’unica strada percorribile per il territorio, alla luce della nuova legge urbanistica regionale a consumo zero del suolo, sottolinea Stefano Betti, che esorta amministrazioni e imprese edili a stringere una sorta di patto per spingere il recupero edilizio da Piacenza a Rimini, dove oggi insistono 50mila case nuove e invendute, sulle 400mila in Italia.

«In questa regione si fa poca innovazione in edilizia – rimarca Breglia di Scenari Immobiliari – il mercato del nuovo delle imprese vale un 10% del totale contro una media italiana del 15%; un dato legato forse al forte peso che ha avuto la cooperazione nello sviluppo intensivo delle costruzioni, ma è un mondo che appartiene al passato. Serve una scossa, perché come non possono più girare per strada le auto Euro 1 o Euro 2, così non si devono più avere lungo i marciapiedi edifici vecchi e inquinanti».

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