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L’italiana Artelia costruirà la city della nuova Bengasi

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L’italiana Artelia costruirà la city della nuova Bengasi

Si torna a investire in Libia, seppur nel complesso anno che si profila all’orizzonte, contrassegnato dall’ipotesi di elezioni politiche che non è detto possano ridurre l’incertezza che regna nel Paese dalla caduta di Muammar Gheddafi.

La National Oil Corporation (Noc), la compagnia petrolifera del Paese che da sola assicura la parte più consistente del Pil della Libia, ha deciso di investire 600 milioni di dollari (488 milioni di euro) per realizzare a Bengasi un complesso di sette edifici tra cui spicca il proprio headquarter.

A vincere la gara - iniziata nel 2014 - la società Artelia Italia, parte oggi di un gruppo internazionale, che seguirà i lavori dalla fase di progettazione alla consegna e che ha chiamato l’architetto Stefano Boeri a disegnare l’intero complesso.

La mano di Boeri ha così tracciato per il Business district Bengasi, questo il nome del progetto, sette edifici tra cui un iconico palazzo a forma di Diamante, affacciato su uno specchio d’acqua artificiale, che sarà sede della Noc. La Diamond tower sarà una torre di 30mila metri quadrati, alta cento metri, con una facciata larga 85 metri.

Nel quartiere polifunzionale ci saranno anche le nuove sedi della Central Bank of Libya, del ministero del petrolio e del gas, gli uffici della società Brega e delle compagnie petrolifere internazionali, in modo da creare un vero polo per il business petrolifero, oltre a un centro congressi, un hotel da 250 camere e un mall per un totale di di circa 130mila mq di costruito su un lotto di sei ettari. Completerà il progetto una piazza con ristoranti e negozi.

I lavori partiranno nel 2019 per terminare due anni dopo, nel 2021.

L’obiettivo della Noc è quello di realizzare un progetto che possa avere come seconda finalità quella di essere un punto di riferimento per il Paese lacerato, con l’obiettivo di fare da collante per l’intera Nazione. Anche per questo motivo è stata scelta proprio l’area di Bengasi, che si trova ora sotto l’influenza di Haftar.

«Questo contratto rappresenta per noi un ritorno in Libia - dichiara Gabriele Scicolone, amministratore delegato di Artelia Italia - , Paese in cui siamo attivi sin dal 2009 attraverso una branch stabilita dall’allora Intertecno, confluita nel 2017 in Artelia Italia».

La situazione libica resta comunque innegabilmente difficile e complessa, sia da punto di vista istituzionale sia da punto di vista del business che le imprese italiane possono sviluppare.

«Il nostro ruolo è quello di seguire il progetto dalla fase del disegno alla consegna - dice Alberto Romeo, consigliere delegato Artelia Italia e già amministratore delegato di Intertecno -, pertanto assisteremo il cliente anche nella selezione delle imprese che costruiranno l’intero complesso. E dal 2019 in poi faremo la supervisione dei lavori».

Il progetto verrà realizzato con canoni della migliore ingegneria italiana e internazionale e avrà il certificato Leed. «Gli impianti saranno intelligenti e capiranno, per esempio, se un locale sarà occupato e no dai dipendenti in modo da tarare i livelli di condizionamento» dice ancora Romeo.

L’obiettivo è attenersi alle regole che oggi impongono la sostenibilità ambientale, tema particolarmente caro al committente come dicono da Artelia. Pertanto verrà dato risalto alla selezione dei materiali sostenibili (locali a chilometro zer0 e riciclati), all’illuminazione a ridotto consumo e alla gestione intelligente degli immobili. Il progetto punta a contenere il consumo di territorio e massimizzare le aree verdi -senza spreco di acqua -, ma anche sfruttare fonti rinnovabili, tra cui tetti verdi, energia fotovoltaica e solare-termica.

«Il progetto - continua Romeo – è destinato a diventare icona del processo di rinascita della città di Bengasi e di tutta la Libia, dopo anni di grande difficoltà, e un modello di riferimento nell’intera area del Mediterraneo anche per l’attenzione agli aspetti di sostenibilità energetica e ambientale».

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