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Dossier Ferruccio Laviani in equilibrio tra i grandi maestri e il barocco

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Dossier | N. 40 articoliIl design al Salone e al Fuorisalone: la settimana d'oro di Milano

Ferruccio Laviani in equilibrio tra i grandi maestri e il barocco

Ferruccio Laviani  è tra le altre cose  art director di Kartell
Ferruccio Laviani è tra le altre cose art director di Kartell

«Il lavoro va sempre visto all’interno di un percorso». Ferruccio Laviani lo ha fatto con un allestimento ironico e teatrale al Metropol di viale Piave durante la Milano Design Week. In scena il racconto di una collaborazione, quella con Emmemobili, per cui ha disegnato oltre 90 pezzi fuori dal coro. Un sodalizio lungo come quello con Kartell di cui è anche art director e con Dolce & Gabbana, per cui ha curato anche l’allestimento per l’Alta Moda Donna ai Laboratori Ansaldo Teatro alla Scala, a Milano.

Da quasi trent’anni art director di Kartell. Qual è stato il percorso dell'azienda in questi decenni?
Quando Claudio Luti ha rilevato l’azienda il catalogo era molto ridotto. Nel 1991, il primo stand al Salone aveva solo otto prodotti nuovi. Di conseguenza, l'evoluzione si è concentrata sul prodotto, anche con una rinnovata percezione della plastica, in gran parte merito del lavoro fatto da Philippe Starck. Dalla plastica lucida a cui eravamo abituati negli anni Settanta e Ottanta si è passati a una texture ammorbidita e a una palette di colori molto più borghese.

Allo stesso tempo Luti ha rivisto completamente la distribuzione, con una visione che veniva dal mondo della moda, partendo dal flagship store e con 400 negozi monomarca intorno al mondo di cui 13 diretti dell'azienda.

Che cosa ha imparato dalle collaborazioni con la moda, in particolare con Dolce & Gabbana?
Lavorando con Domenico e Stefano e sul loro marchio, cercando di capirne il dna barocco, ho approfondito una storia che conoscevo ma non mi apparteneva è che mi ha portato per un periodo a lavorare su progetti come la Bourgie, a prestare un'attenzione al classico per me nuova e che ha dato vita ai progetti per Emmemobili.

Il punto di equilibrio tra la lezione dei maestri e il barocco?
Ho avuto la fortuna di essere partito molto presto, molto giovane con una generazione più grande di me, da Castiglioni a Sottsass a De Lucchi e tutti mi hanno influenzato.

Naturalmente c'è stato un bilanciamento di gusti fra questi maestri. Da una parte c'erano Sottsass e Mendini con il gruppo Memphis, più estremi, dall’altra Castiglioni e Magistretti, con una visione opposta. Io credo di essere il risultato di tutti questi incontri messi insieme con in più il mio carattere e le mie esperienze. I miei oggetti sono a volte anche uno il contrario dell'altro. C'è la Bourgie barocca e c'è la Taj, che è una semplice virgola di plastica.

Al Fuorisalone è presente con una retrospettiva del lavoro con Emmemobili. Un bilancio di questi 25 anni di collaborazione?
Guardando i progetti fatti per Emmemobili in tutti questi anni si leggono le influenze che ha avuto il mio lavoro: dal minimalismo anni Novanta al periodo glamour della Gucci di Tom Ford, dal neo-barocco di Dolce e Gabbana al ritorno a Memphis con il colore.

Quello che mi piace di questo allestimento, che non volevo fosse un'autocelebrazione (per questo ho sdrammatizzato con un titolo, Peep O-Rama, e un background in stile vintage burlesque) è che consente a chi lo vede di dare una rilettura al mio lavoro e a quello dell'azienda in prospettiva.

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